
Bari e provincia, le pensioni superano gli occupati: oltre 10mila assegni in più
L’analisi della CGIA sui dati 2025 registra nel Barese 467.524 pensioni e 457.468 lavoratori. La Puglia presenta il divario più ampio d’Italia: 263.020 trattamenti in più rispetto agli occupati
Nel territorio della Città metropolitana di Bari, di cui fa parte Acquaviva delle Fonti, il numero delle pensioni supera quello degli occupati. Nel 2025 si contano 467.524 trattamenti pensionistici a fronte di 457.468 lavoratori, con una differenza di 10.056 assegni in più. È quanto emerge dall’analisi dell’Ufficio studi della CGIA, elaborata su dati INPS e ISTAT.
Il dato riguarda l’intero territorio metropolitano e non il solo capoluogo. Lo studio non riporta valori specifici per Acquaviva delle Fonti. Occorre inoltre distinguere il numero delle pensioni da quello dei pensionati: il confronto considera i trattamenti erogati, che possono essere più di uno per ciascun beneficiario, e comprende anche prestazioni assistenziali e di invalidità.
Il Barese si colloca all’82° posto fra le 102 province e città metropolitane esaminate, ordinate in base al saldo tra occupati e pensioni. Pur presentando uno squilibrio, registra il divario più contenuto tra i territori pugliesi.
A livello regionale, infatti, la situazione è più marcata. La Puglia conta 1.563.334 pensioni e 1.300.314 occupati: una differenza di 263.020, la più ampia in valore assoluto tra tutte le regioni italiane. In ogni territorio pugliese analizzato gli assegni superano i lavoratori.
Dopo Bari, il divario sale a 24.545 a Brindisi, 25.863 nella provincia di Barletta-Andria-Trani e 29.859 a Foggia. Le distanze maggiori si registrano a Lecce, con 85.508 pensioni in più rispetto agli occupati, e a Taranto, con 87.189. Questi ultimi due territori figurano rispettivamente al terzultimo e al penultimo posto della graduatoria nazionale, davanti soltanto a Reggio Calabria.
Secondo la CGIA, nel Mezzogiorno il peso dei trattamenti assistenziali e di invalidità contribuisce in misura rilevante al risultato. Il quadro risente anche della denatalità, dell’invecchiamento della popolazione, dei bassi livelli occupazionali e della diffusione del lavoro irregolare.
Il confronto nazionale mostra un rapporto ormai vicino a una pensione per ogni occupato: nel 2025, a fronte di circa 24,1 milioni di lavoratori, risultano quasi 23,2 milioni di trattamenti pensionistici.
A rendere più delicato lo scenario è il ricambio generazionale. Per il periodo 2025-2029, lo studio indica in Italia una domanda di sostituzione dei lavoratori in uscita pari a circa tre milioni di persone. In Puglia la previsione è di 153.500 unità, delle quali 73mila nel lavoro dipendente privato, pari al 47,6% del totale regionale.
Per le piccole e microimprese, avverte la CGIA, la difficoltà non consiste soltanto nel sostituire chi lascia il lavoro, ma anche nel reperire competenze adeguate. La carenza di personale può limitare la capacità produttiva e rendere più fragile l’organizzazione aziendale, soprattutto nelle attività tecniche e manifatturiere.
Un ulteriore indicatore riguarda l’età dei dipendenti privati: nel 2024, in Puglia, gli ultracinquantenni rappresentavano il 30,6% del totale, una quota inferiore alla media nazionale del 32,7%, ma comunque significativa per le prospettive di ricambio.
Per attenuare gli effetti delle uscite dal mercato del lavoro, la CGIA indica come priorità l’aumento dell’occupazione femminile e giovanile. Una sfida che riguarda anche il territorio barese, dove il rapporto tra lavoro, andamento demografico e prestazioni previdenziali richiama l’attenzione sulle opportunità occupazionali delle nuove generazioni.





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