Dieci anni di Bottega del Cuore: da un’idea dei giovani a presidio di legalità e solidarietà

Don Mimmo Natale ripercorre i dieci anni della Bottega del Cuore di Acquaviva delle Fonti: un progetto nato dall’entusiasmo dei giovani e cresciuto attorno al commercio equo e solidale, al consumo responsabile, alla legalità e alla valorizzazione di un bene confiscato. Un’esperienza che ora guarda al futuro e alla capacità della comunità di continuare il…

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Dieci anni di attività, ma una storia cominciata ancora prima, dall’intuizione e dall’entusiasmo di un gruppo di giovani. È il percorso della Bottega del Cuore, raccontato da don Mimmo Natale nel corso di un’intervista negli studi di TeleMajg.

L’occasione è stata il decennale celebrato lo scorso 6 luglio, una ricorrenza che ha permesso di ripercorrere le tappe di un progetto che nel tempo ha coinvolto giovani, volontari, famiglie, istituzioni, scuole, associazioni e realtà ecclesiali.

«È stata un’idea che non ho avuto io in solitaria, ma è venuta proprio dai nostri giovani», ha ricordato don Mimmo, spiegando come tutto ebbe origine da un semplice banchetto di prodotti del commercio equo e solidale allestito durante il mese missionario. I ragazzi decisero di proseguire l’esperienza e nacque così un piccolo spazio permanente nel campanile della chiesa di Santa Maria Maggiore.

Il passaggio decisivo arrivò successivamente con il trasferimento in un bene confiscato alla criminalità e restituito alla comunità. Da quel momento la Bottega del Cuore ha assunto anche un forte significato simbolico: un luogo un tempo legato a logiche illegali trasformato in uno spazio dedicato alla solidarietà, all’educazione e alla promozione della legalità.

La Bottega, infatti, non è stata pensata semplicemente come un punto vendita. Accanto ai prodotti del commercio equo e solidale sono state promosse esperienze legate alle produzioni locali, al contrasto dello sfruttamento e del caporalato e alla valorizzazione del territorio. Centrale anche l’attività culturale svolta attraverso incontri e iniziative con le scuole, le istituzioni, le parrocchie e il mondo associativo.

Uno dei messaggi emersi dall’intervista riguarda proprio il ruolo del consumatore. Secondo don Mimmo, nelle scelte quotidiane non dovrebbe contare esclusivamente il prezzo di un prodotto, ma anche ciò che si trova dietro la sua produzione: le condizioni dei lavoratori, il rispetto dell’ambiente, la provenienza e la distribuzione della ricchezza.

Un percorso che si intreccia inevitabilmente con il tema della legalità. La collaborazione con Libera e le iniziative realizzate nel corso degli anni hanno contribuito a fare della Bottega un luogo di sensibilizzazione contro le logiche mafiose e contro quelle scorciatoie economiche e sociali che possono trovare terreno fertile soprattutto dove si indeboliscono cultura, partecipazione e senso della comunità.

Durante l’intervista don Mimmo ha richiamato anche l’importanza di mantenere alta l’attenzione nei piccoli centri, sottolineando il valore dei «presìdi di legalità» e della formazione quotidiana al rispetto delle regole.

Il progetto si è progressivamente inserito in una rete più ampia. Tra le esperienze ricordate figurano il rapporto con il Biodistretto agroecologico della Murgia e del Bradano e quello con il Progetto Policoro, nato nell’ambito della Chiesa italiana per affrontare i temi del lavoro, delle opportunità per i giovani e dello sviluppo del Mezzogiorno.

Il decennale ha rappresentato così non soltanto un momento celebrativo, ma anche l’occasione per interrogarsi sul futuro.

Don Mimmo Natale, chiamato ora a un nuovo incarico a Molfetta, ha sottolineato la volontà di consegnare questa esperienza a chi continuerà il percorso della comunità parrocchiale, ricordando che la Bottega è stata costruita grazie al volontariato e all’impegno di tante persone.

Ed è probabilmente proprio questa la sfida dei prossimi anni: fare in modo che un progetto nato dall’iniziativa di alcuni giovani continui a camminare indipendentemente dalle persone che lo hanno avviato.

Perché i dieci anni della Bottega del Cuore raccontano soprattutto questo: un piccolo progetto può diventare patrimonio di un’intera comunità quando solidarietà, legalità, responsabilità e partecipazione riescono a trasformarsi in gesti concreti.

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