
Settembre, il vero Capodanno degli italiani
Altro che primo gennaio. Per molti italiani l’anno nuovo comincia davvero a settembre: si torna al lavoro, riaprono le scuole, si fanno programmi, si promettono diete e palestra e si riprendono in mano tutti quei progetti lasciati in sospeso prima dell’estate
Il calendario dice che l’anno comincia il primo gennaio. La vita quotidiana, però, racconta spesso qualcosa di diverso.
È settembre il mese delle ripartenze, quello in cui, terminate le ferie e lasciate alle spalle le giornate più lunghe dell’estate, ricominciano progressivamente ritmi, impegni e abitudini.
A gennaio ci scambiamo gli auguri e facciamo buoni propositi. A settembre, invece, quei propositi proviamo davvero a metterli in pratica.
“Da settembre mi iscrivo in palestra”. “A settembre comincio la dieta”. “Ne riparliamo dopo le ferie”. “A settembre sistemo quella cosa che rimando da mesi”.
Quante volte abbiamo pronunciato almeno una di queste frasi?
Settembre è diventato quasi inconsapevolmente uno spartiacque dell’anno.
Riparte il lavoro a pieno ritmo, si prepara il ritorno a scuola, ricominciano corsi e attività sportive, si riempiono nuovamente le agende e tornano gli appuntamenti accantonati durante l’estate.
Anche le città cambiano volto. Le strade tornano più trafficate, gli uffici riprendono la normale attività e le giornate ricominciano ad avere orari più definiti.
È una sorta di ritorno collettivo alla normalità.
Ma c’è anche qualcosa di psicologico. Dopo la pausa estiva abbiamo spesso la sensazione di poter ricominciare da capo.
Compriamo un’agenda nuova, mettiamo ordine sulla scrivania, decidiamo di organizzare meglio il nostro tempo. Qualcuno promette di mangiare meglio, qualcuno di camminare di più, qualcun altro di dedicare finalmente tempo a ciò che ha sempre rimandato.
Esattamente quello che facciamo a Capodanno, ma senza spumante e fuochi d’artificio.
C’è però una differenza.
Il primo gennaio arriva nel cuore delle feste. Siamo ancora tra pranzi, cene, visite ai parenti e giornate in cui persino ricordarsi che giorno della settimana sia può diventare complicato.
Settembre arriva invece dopo una pausa.
E forse proprio per questo ci mette maggiormente davanti alla realtà: l’anno non è finito e abbiamo ancora quattro mesi per fare quello che avevamo programmato.
È il momento in cui torniamo a guardare l’agenda e scopriamo inevitabilmente che qualche obiettivo fissato a gennaio è rimasto esattamente dove lo avevamo lasciato.
Ed ecco allora una seconda possibilità.
Non serve aspettare un altro 31 dicembre.
Naturalmente c’è un rito che accomuna gennaio e settembre: l’entusiasmo iniziale.
Le palestre si ripopolano, le scarpe da ginnastica tornano fuori dagli armadi, si comprano quaderni, calendari e agende, si programmano corsi e attività.
Poi arriva ottobre.
Ed è lì che si scopre quali buoni propositi erano veri e quali appartenevano soltanto all’euforia della ripartenza.
Ma forse non importa nemmeno troppo.
Perché settembre conserva comunque una caratteristica particolare: ci ricorda che per ricominciare non è necessario aspettare che cambi l’anno sul calendario.
Niente conto alla rovescia, niente lenticchie portafortuna e nessun brindisi a mezzanotte.
Il Capodanno di settembre è molto più semplice.
Suona una sveglia che durante le ferie avevamo quasi dimenticato, ricompare il traffico del mattino, i bambini preparano gli zaini e sulle scrivanie tornano documenti e appuntamenti.
Forse è proprio questo il fascino di settembre.
Non promette miracoli e non cancella ciò che è accaduto nei mesi precedenti. Ci concede semplicemente l’impressione – e qualche volta l’opportunità – di poter ripartire.
E allora, se a gennaio avevamo fatto una lista di buoni propositi ormai dimenticata, potrebbe essere il momento di recuperarla.
In fondo mancano ancora quasi quattro mesi alla fine dell’anno.
Abbastanza per realizzarne almeno uno.
Buon “Capodanno” di settembre.





Nessun commento ancora. Scrivi il primo!