
Monopattini, troppe regole ignorate: la sicurezza dipende anche da noi
Ad Acquaviva delle Fonti sono ancora numerosi i monopattini elettrici che circolano senza contrassegno identificativo e senza rispettare le regole della strada. Contromano e transiti in piazze frequentate dai pedoni sono comportamenti che possono creare pericoli: servono maggiore informazione, prudenza e rispetto delle norme
I monopattini elettrici sono ormai entrati stabilmente nella mobilità quotidiana, soprattutto tra i più giovani. Sono pratici, veloci e rappresentano una valida alternativa all’automobile per gli spostamenti brevi. Ma proprio la loro crescente diffusione rende necessario un maggiore rispetto delle regole, nell’interesse di chi li utilizza e di tutti gli altri utenti della strada.
Anche ad Acquaviva delle Fonti, però, è ancora frequente vedere monopattini elettrici circolare senza il contrassegno identificativo previsto dalla normativa, nonostante siano ormai operative le nuove disposizioni che disciplinano anche gli obblighi assicurativi.
Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto gli adempimenti formali.
In diverse zone della città capita di osservare monopattini che percorrono strade contromano, attraversano spazi e piazze frequentati dai pedoni o procedono in maniera poco prudente in prossimità delle persone.
Comportamenti che possono sembrare di poco conto, ma che possono trasformarsi in un pericolo sia per chi guida il monopattino sia per pedoni, automobilisti, ciclisti e, soprattutto, anziani e bambini.
Non si tratta di mettere in discussione l’utilizzo dei monopattini elettrici. Al contrario: proprio perché rappresentano ormai una componente della mobilità urbana, è necessario imparare a utilizzarli rispettando le regole e gli spazi degli altri.
Ed è proprio su questo punto che occorre fare una riflessione più ampia. Non possiamo pensare che il rispetto delle regole dipenda esclusivamente dalla presenza di una pattuglia o di un agente. È necessario che cresca il senso civico di ciascuno.
Le Forze dell’Ordine e la Polizia Locale hanno certamente il compito di vigilare, prevenire e sanzionare i comportamenti scorretti, ma non è materialmente possibile avere un tutore dell’ordine pubblico in ogni strada, in ogni piazza e ad ogni angolo della città.
Una comunità civile non può funzionare soltanto attraverso controlli e sanzioni. Deve poter contare innanzitutto sulla responsabilità individuale e sul rispetto spontaneo delle regole, anche quando nessuno ci sta osservando.
Sarebbe quindi utile accompagnare l’applicazione delle nuove disposizioni con una maggiore attività di informazione e sensibilizzazione, soprattutto nei confronti dei più giovani, affiancata ai necessari controlli sul territorio.
Perché targa e assicurazione non esauriscono il problema: avere un monopattino in regola non autorizza a percorrere una strada contromano, a sfrecciare tra i pedoni o a mettere a rischio chi passeggia tranquillamente in una piazza.
E questo principio, naturalmente, non riguarda soltanto i monopattini. Vale per chi parcheggia davanti a uno scivolo per disabili, sulle strisce pedonali, davanti a un passo carrabile, così come per tutti quei piccoli e grandi comportamenti quotidiani attraverso i quali si misura il senso civico di una comunità.
Non possiamo invocare un vigile ogni volta che qualcuno decide di non rispettare una regola. I controlli sono indispensabili e le violazioni devono essere sanzionate, ma prima ancora deve crescere la consapevolezza che la città è uno spazio condiviso e che la sicurezza e i diritti degli altri dipendono anche dai nostri comportamenti.
La mobilità sostenibile è certamente un’opportunità per le nostre città. Ma perché lo sia davvero deve andare di pari passo con un principio molto semplice: muoversi liberamente significa anche rispettare la sicurezza, gli spazi e i diritti degli altri.
Perché una città più sicura e più vivibile non si costruisce mettendo un agente ad ogni angolo: si costruisce, prima di tutto, con più senso civico.





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