Riscopriamo le nostre radici: il ritorno di Martino Mastrorocco dalla campagna di Russia

Grazie alle ricerche di Martino Mastrorocco e al libretto pubblicato nel 2015 da Nunzio Mastrorocco, riemerge la storia del caporale maggiore Martino Mastrorocco, unico acquavivese sopravvissuto alla tragica campagna di Russia sul Don durante la Seconda guerra mondiale

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Riscopriamo le nostre radici, grazie alle ricerche di Martino Mastrorocco e ad un libretto di Nunzio Mastrorocco riguardanti il bollettino del Ministero di Guerra del 1946 in cui sono iscritti i primi reduci della campagna di Russia: cenni storici del nonno Martino, il primo ed unico acquavivese a rientrare dalla disastrosa campagna di Russia sul Don. Nunzio nel 2015 aveva già pubblicato un libretto riferito al foglio matricolare del nonno.

Nella storiografia italiana la seconda battaglia difensiva del Don fu l’insieme dei combattimenti sostenuti dall’8ª Armata sul fronte orientale della seconda guerra mondiale dall’11 dicembre 1942 al 31 gennaio 1943. La battaglia si concluse, dopo fasi drammatiche e sanguinose, con la ritirata e la disfatta dell’armata italiana con perdite elevatissime in morti e dispersi.

Martino scrive: “Era il 10 maggio di 80 anni fa quando, sul Notiziario Prigionieri (il bollettino di informazioni su prigionieri, internati, profughi e reduci), veniva pubblicato il primo elenco dei reduci dalla Russia. Il bollettino, pubblicato ogni dieci giorni e curato dall’Alto Commissariato per i prigionieri di guerra (organismo poi soppresso e confluito nel Ministero dell’Assistenza Post-Bellica), aveva lo scopo di “essere una voce destinata a confortare le famiglie di quanti sono da tempo lontani per le dure conseguenze della guerra […], un ponte ideale che risolve uno stato di preoccupazione e di incertezza e lo traduce in attesa fiduciosa”.

Così si legge nel primo numero, datato 30 settembre 1944, nell’editoriale firmato da Giuseppe Spataro, esponente cattolico della Resistenza, delegato della Democrazia Cristiana presso la Giunta Militare del Comitato di Liberazione Nazionale e, nel dopoguerra, più volte ministro.
Come detto, il numero 59, anno III, uscito nella prima decade di maggio del 1946, riportava un primo elenco di reduci della campagna italiana di Russia, iniziata cinque anni prima con il Corpo di Spedizione Italiano in Russia (CSIR): circa 60.000 uomini inviati a sostegno dell’Operazione Barbarossa, intrapresa dalla Germania nazista e proseguita successivamente con i 200.000 uomini dell’Armata Italiana in Russia (ARMIR).

Tra gli oltre 1.500 nomi che compongono quell’elenco compare un solo acquavivese: il caporale maggiore Martino Mastrorocco, mio nonno paterno.
Già soldato nella Seconda guerra italo-etiope, partì per il fronte russo nel settembre del 1942 con il 109º Battaglione Mitraglieri Autocarrato. Fu dichiarato disperso nella sanguinosa battaglia di Arbuzovka, combattuta tra il 21 e il 25 dicembre 1942, in quella che venne ricordata come la “Valle della Morte”.

Nel luglio del 1943 fu ufficialmente dichiarato irreperibile, ma per tre lunghi anni visse nei campi di prigionia sovietici, sopravvivendo alle estreme condizioni climatiche che decimarono circa l’80% dei prigionieri italiani.

La sua vicenda militare è raccontata dettagliatamente da mio fratello Nunzio Mastrorocco in un opuscolo pubblicato nel 2015, nel quale è riportato anche il ricordo del suo ritorno ad Acquaviva delle Fonti, testimoniato dalla sorella Isabella.

La famiglia, infatti, al momento della pubblicazione di quell’elenco, aveva già riabbracciato Martino, rientrato in città nel gennaio del 1946, suscitando grande commozione e gioia.
Di lui, del quale porto orgogliosamente il nome, conservo il ricordo di un nonno sempre affettuoso, ma spesso taciturno, e il rammarico di averlo perso troppo presto per poter ascoltare dalla sua voce le tragiche memorie di quegli anni”.

In una intervista rilasciata al direttore della emittente televisiva TeleMajg i dettagli e la commozione di una ricerca emozionante ed appassionata.

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