
Emanuele Petrelli
Il falò di San Giuseppe: il ricordo di Emanuele Petrelli, custode di una tradizione
In occasione della festa di San Giuseppe, Acquaviva delle Fonti ricorda Emanuele Petrelli, che per anni ha mantenuto viva la tradizione del grande falò, realizzato con devozione
Il 19 marzo, giorno dedicato a San Giuseppe e alla Festa del Papà, ad Acquaviva delle Fonti non è mai stato solo una ricorrenza religiosa. Per anni, è stato soprattutto un momento di comunità, tradizione e perché no, anche calore umano, grazie all’impegno instancabile del compianto Emanuele Petrelli.
Emanuele è stato l’anima di un’antica usanza: il grande falò in onore del Santo. Una tradizione profondamente radicata nella cultura locale, che lui ha custodito e portato avanti con dedizione assoluta, fino a diventarne custode.

Sin da ragazzo, Emanuele aveva respirato il valore di questi falò. Un tempo, infatti, in diversi quartieri di Acquaviva si accendevano fuochi in onore di San Giuseppe. Col passare degli anni, però, quella tradizione si era affievolita, fino a sopravvivere esclusivamente grazie a lui.
Negli ultimi anni, il falò veniva realizzato nella zona ex 167, oggi diventata quartiere San Giuseppe.
Dietro quel grande spettacolo di fuoco non c’era improvvisazione, ma un lavoro lungo e faticoso. Emanuele iniziava almeno un mese e mezzo prima, raccogliendo e accatastando legna con pazienza e determinazione.
Il pomeriggio del 19 marzo era una scena ormai familiare: lui, per le vie del paese, con la “cima cima”, chiedeva agli acquavivesi piccoli oggetti da appendere, segni di devozione che arricchivano l’apice falò.
La sera dell’accensione, attorno a quel fuoco si ritrovavano famiglie, bambini, anziani. Il falò diventava simbolo di unione, calore e condivisione. Non era solo uno spettacolo: era un rito collettivo.
Molti ricordano come, negli ultimi anni, la partecipazione fosse cresciuta sempre di più. “È una giornata bellissima”, dicevano in tanti. E quel fuoco, acceso da una sola persona, riusciva a radunare un intero paese.
Ciò che colpiva maggiormente era proprio questo: Emanuele faceva tutto da solo. Dalla raccolta della legna all’organizzazione, fino alla realizzazione finale. Un gesto semplice che parlava di fede, amore per le tradizioni e attaccamento alla propria terra.
Ad allietare le serate c’era anche la bassa musica e lo spettacolo pirotecnico, sempre a cura di Emanuele. In molte edizioni era presente anche l’artista di strada Piripiccio, accompagnato dalla piccola banda U’ sciaraball.
Oggi, con la sua scomparsa, resta il ricordo di un uomo che ha saputo trasformare una tradizione in un simbolo di identità collettiva.
Il suo esempio è un invito a non lasciare che queste tradizioni si spengano.
Viva San Giuseppe!!! Auguri a tutti i papà!!!






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