“L’Almanacco” di Maria Antonietta Favia racconta Acquaviva delle Fonti

Un libro nato dalla memoria e dall’amore per le radici: raccoglie proverbi, racconti e tradizioni per custodire il dialetto e tramandarlo alle nuove generazioni. Un’opera artigianale che diventa ponte tra passato e futuro

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Un Paese dove tutti si conoscono, dove le storie si intrecciano come in una famiglia allargata. È da questa immagine che nasce L’Almanacco dedicato ad Acquaviva delle Fonti, un libro che raccoglie proverbi, modi di dire, monologhi, poesie e frammenti di memoria collettiva. Un’opera “fatta in casa”, come la definisce la sua autrice Maria Antonietta Favia: genuina, semplice, costruita con pazienza e amore per le proprie radici.

La scintilla da cui è nato questo lavoro risale a circa cinque anni fa, durante la preparazione di una commedia con l’associazione culturale teatrale “Fili d’Argento. All’interno della rappresentazione di Alice nel Paese delle Meraviglie, adattata dall’autrice, compariva una filastrocca che alcuni ricordavano e altri no. Da lì la prima intuizione: mettere nero su bianco quei frammenti di memoria orale.

Il progetto ha preso forma concreta durante il lockdown. In quei mesi difficili, segnati dalla solitudine e dall’isolamento, Maria Antonietta si sentiva ogni sera con due amici a lei molto cari: Margherita Maselli e Pasquale Colafemmina. Tra una chiacchierata e l’altra riaffioravano proverbi, espressioni dialettali, modi di dire. Lei annotava tutto. Parola dopo parola, il quaderno si riempiva.

L’Almanacco nasce con un obiettivo preciso: non dimenticare il nostro patrimonio orale. Infatti molti termini dialettali, molte espressioni spontanee della nostra tradizione orale rischiano di scomparire. E non perché siano sconosciuti, ma perché non vengono più usati.

L’Almanacco di Maria Antonietta Favia vuole essere un ponte tra generazioni: uno strumento che un giorno, magari tra cento anni, potrà essere consultato da una scolaresca alla ricerca delle radici linguistiche del territorio.
All’interno non ci sono solo proverbi. Ci sono monologhi, poesie, racconti, giochi di una volta, memorie di antichi mestieri. È un viaggio nella cultura popolare.

Il vernacolo, il nostro dialetto va difeso. «Perché oggi – racconta Maria Antonietta – capita spesso di sentire genitori rimproverare i figli quando pronunciano parole in dialetto. Eppure il dialetto non è ignoranza, non è qualcosa di cui vergognarsi. È identità, indica le nostre radici. Tradurre è stato uno dei lavori più complessi: trovare il giusto equilibrio tra significato e resa linguistica non è semplice».
Il dialetto pugliese, risultato di contaminazioni linguistiche stratificate nel tempo, è ricchezza culturale. Va compreso, valorizzato, insegnato. L’autrice auspica addirittura un’“ora di dialetto” nelle scuole, come momento di conservazione del passato.

L’Almanacco di Maria Antonietta Favia è quindi come dice l’autrice stessa “un viaggio tra il dialetto e le tradizioni di Acquaviva delle Fonti alla scoperta di modi, proverbi e brevi storie di vita quotidiana che raccontano la storia e la cultura di un popolo che viveva a stretto contatto con la terra e con la natura. È un omaggio alla saggezza e alla filosofia di una comunità che ha saputo preservare la propria identità e la propria tradizione”.

L’Almanacco è stato pubblicato da L’incontro edizioni di Acquaviva delle Fonti. Le copie sono realizzate a mano. Una scelta accolta con entusiasmo dall’autrice, che ha preferito la lentezza e l’artigianalità al digitale, in coerenza con il tema delle tradizioni, che porta avanti anche la casa editrice.

La copertina è disegnata da lei: il sole che illumina il paese, il cuore simbolo d’amore, la Cassarmonica, il Pallone, il Mascherone, il traino, la Cattedrale, il verde della speranza. Un collage di ricordi d’infanzia e simboli identitari. Sul retro, invece di una fotografia, una poesia dedicata alla Madonna.

Il lavoro di Maria Antonietta non è quindi solo un elenco di proverbi, racconti in dialetto a cui segue puntale la traduzione in italiano, ma è un invito al dialogo, al confronto tra generazioni, al recupero delle radici in una società sempre più veloce e cronometrata.
Un libro che nasce dalla memoria e guarda lontano, con la speranza che finisca soprattutto nelle mani dei bambini. Non come materia di studio, ma come racconto vivo di una comunità che non vuole perdere la propria identità.

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