Giuseppe Petrelli e la fiamma olimpica: orgoglio per Acquaviva delle Fonti

Il nostro concittadino protagonista della staffetta olimpica di Milano Cortina 2026: il racconto di Giuseppe Petrelli, scelto come tedoforo, tra emozione, valori olimpici e un’esperienza che unisce l’Italia

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Tutti abbiamo nella mente le immagini della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 dello scorso venerdì 6 febbraio. La fiamma olimpica illuminerà i cieli di Milano e Cortina fino alla conclusione dei giochi invernali il prossimo 22 febbraio.

La fiaccola olimpica per i Giochi di Milano Cortina 2026 è partita da Olimpia, in Grecia lo scorso novembre, giungendo nella capitale italiana il 4 dicembre. Proprio da Roma è iniziato il suo lungo viaggio il 6 dicembre, passando in tutte le province italiane fino alla cerimonia di apertura dei Giochi a Milano.

Anche un nostro concittadino, Giuseppe Petrelli, ha avuto l’onore di stringere tra le mani la fiaccola olimpica di Milano Cortina 2026. Motivo di forte vanto oltre che di orgoglio per tutta Acquaviva delle Fonti. Giuseppe è stato scelto come tedoforo, portando con sé anche la nostra Acquaviva.

Giuseppe è tra i giovani acquavivesi che hanno lasciato la città per proseguire gli studi lontano da casa. Nel 2003 si è trasferito a Siena e, nel 2007, è approdato a Milano, dove, subito dopo l’università, ha iniziato a lavorare nel mondo della Pubblicità e del Marketing. Un percorso che considera una fortuna: un settore scelto fin dall’inizio della carriera universitaria e che ancora oggi gli permette di affrontare quotidianamente nuove sfide nel mondo della comunicazione.

Giuseppe Petrelli si è reso da subito disponibile a condividere con i nostri lettori la sua esperienza e per questo lo ringraziamo anticipatamente.

Cosa è necessario fare per essere scelti come tedofori?
Per essere tedofori occorre sottoporre la propria candidatura attraverso un processo di selezione gestito dal comitato Olimpico. In questa fase è necessario dimostrare come il candidato si rispecchi nei valori olimpici come rispetto, inclusione ed impegno.

Quando hai saputo che saresti stato scelto como tedoforo, qual è stata la tua prima reazione?
All’inizio ero incredulo perché onestamente la si crede una cosa fuori dalla propria portata, ma subito dopo è subentrata una forte emozione per la grande opportunità di vivere una simile esperienza.

Ti sei dovuto preparare prima dell’evento che ti ha visto come tedoforo? Se sì, come?
Dopo tutta una serie di verifiche che il comitato olimpico conduce per validare la candidatura, si ricevono semplicemente delle linee guida su come gestire quella giornata e vivere al meglio l’esperienza assieme al resto dei 10.000 tedofori che hanno portando la fiamma olimpica lungo tutta l’Italia.

Ci descrivi come si è svolta la giornata che ti ha visto coinvolto?
Dietro la giornata di un tedoforo c’è un’incredibile macchina organizzativa che gestisce ogni singolo aspetto, con una grandissima sincronizzazione dei tempi di tutti i partecipanti e le istituzioni coinvolte.
Nel mio caso, per la tappa di Lucca, mi è stato assegnato un meeting point dove assieme ai tedofori che partecipano alla staffetta di quel giorno si procede alla vestizione ed un momento di briefing in cui gli organizzatori spiegano alcuni dettagli. In quei momenti comincia a cristallizzarsi la sensazione che si è parte di qualcosa davvero grande ed intenso per tipologia di emozioni che genera.
Una volta che tutti sono pronti il gruppo viene smistato su dei pulmini che portano ogni persona in prossimità del suo pezzo di staffetta, dove attende l’arrivo del tedoforo precedente per accendere la sua torcia portare avanti la Fiamma verso il traguardo finale.

Cosa ha rappresentato per te portare la fiaccola olimpica?
Portare la fiamma olimpica significa essere un piccolo tassello di una storia ben più grande di noi che arriva da molto lontano. Trovare le parole per descrivere la sensazione provata è molto difficile, ma mentre stavo vivendo l’esperienza mi soffermavo più volte sul sorriso e sguardo incuriosito delle persone accorse a celebrare quel momento. L’energia che generavano si avvertiva nell’aria, consapevoli di essere tutti assieme testimoni di qualcosa di speciale.

Cosa hai provato nel momento in cui hai stretto la fiaccola tra le mani?
Non nego di aver avuto per qualche istante la paura di sbagliare qualcosa nel cerimoniale, ma una volta che la mia torcia si è accesa ho cominciato a camminare con tutto il seguito della carovana, godendomi ogni singolo istante ed essendo estremamente grato per quello che stavo vivendo. Sapere che in quel momento rappresentavo dei valori che vanno oltre qualsiasi tema di razza, paese, politica, etc. Dei valori universali capaci di unire e restituire emozioni nella maniera più autentica che esista.

Hai un momento speciale o una storia legata a questa esperienza?
Un momento speciale che ha restituito ancora una volta la grandezza di quel momento è stato alla fine della staffetta, quando l’ultimo tedoforo porta la fiamma dalla sua torcia ad una lanterna che serve a tenerla viva durante gli spostamenti e che viene custodita dai corpi sportivi delle nostre Forze dell’Ordine.

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