Emergenza idrica in Puglia, più acqua negli invasi ma le riserve restano sotto il 30%

Coldiretti Puglia lancia l’allarme: nonostante il miglioramento rispetto al 2025, la disponibilità idrica resta insufficiente. Servono nuovi invasi, reti più efficienti e tariffe sostenibili per le imprese agricole
Negli invasi della Capitanata c’è più acqua rispetto allo scorso anno, ma la situazione idrica resta critica. A lanciare l’allarme è Coldiretti Puglia, che chiede alla Regione una strategia pluriennale per aumentare la capacità di accumulo, ammodernare le infrastrutture e garantire una distribuzione efficiente della risorsa, senza gravare ulteriormente sui bilanci delle aziende agricole.
Secondo i dati dell’Osservatorio ANBI delle risorse idriche, aggiornati al 6 ottobre 2026, i quattro invasi artificiali della provincia di Foggia contengono complessivamente 98,12 milioni di metri cubi d’acqua, contro i 53,49 milioni registrati nello stesso periodo del 2025. Un incremento di 44,63 milioni di metri cubi che, tuttavia, non consente di considerare superata l’emergenza.
La capacità autorizzata complessiva degli invasi è infatti di 331,9 milioni di metri cubi: le riserve attuali rappresentano quindi appena il 29,6% del volume disponibile autorizzato.
Nel dettaglio, la diga di Occhito dispone di 87,40 milioni di metri cubi, rispetto ai 47,64 milioni dello scorso anno. Seguono l’invaso di Capaccio con 6,74 milioni, Capacciotti con 3,04 milioni e Osento con appena 0,94 milioni di metri cubi.
Coldiretti Puglia denuncia il peso crescente delle tariffe irrigue sui bilanci delle imprese agricole, già alle prese con l’aumento dei costi di produzione e l’incertezza dei redditi.
Per l’organizzazione agricola non è accettabile che inefficienze infrastrutturali, perdite nelle reti e conguagli inattesi ricadano sulle aziende. Da qui la richiesta di tariffe trasparenti, sostenibili e regole certe, affinché la disponibilità d’acqua si traduca in una reale possibilità di irrigare le colture.
A rendere ancora più complesso il quadro è l’evoluzione delle condizioni climatiche. Durante l’estate, secondo i dati richiamati da Coldiretti, oltre 4,7 milioni di cittadini italiani sono stati esposti a condizioni di siccità severa o estrema. Considerando gli ultimi sei mesi, il numero supera i 10,5 milioni.
Tra primavera ed estate, inoltre, il 41% delle aree agricole destinate a colture irrigue ha subìto condizioni di siccità severa o estrema, secondo l’indice SPI del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Un fenomeno che si accompagna alla crescente preoccupazione della popolazione: l’81% dei cittadini dichiara di temere gli effetti del cambiamento climatico, con un incremento di cinque punti percentuali rispetto al periodo precedente l’estate, secondo i dati riportati dall’organizzazione.
L’alternanza tra lunghi periodi di scarsità idrica e precipitazioni intense rende sempre più urgente la realizzazione di infrastrutture capaci di raccogliere e conservare l’acqua piovana.
Le piogge abbondanti, concentrate in poche ore, non rappresentano infatti una soluzione alla siccità se manca la capacità di immagazzinare la risorsa e distribuirla nei periodi di maggiore necessità.
Per Coldiretti Puglia la gestione delle risorse idriche deve diventare una priorità permanente delle politiche regionali, superando la logica degli interventi legati esclusivamente alle emergenze stagionali.
L’organizzazione chiede investimenti per nuovi invasi, il recupero dell’efficienza delle reti esistenti, il potenziamento delle infrastrutture e una revisione dell’organizzazione dei servizi irrigui.
L’obiettivo è assicurare continuità alle produzioni agricole, tutelare il reddito delle imprese e salvaguardare l’occupazione in un settore strategico per l’economia pugliese.
Il messaggio è chiaro: avere più acqua rispetto al 2025 non significa aver risolto la crisi. Senza una programmazione di lungo periodo e costi accessibili, anche una maggiore disponibilità idrica rischia di non tradursi in benefici concreti per l’agricoltura e per il territorio.





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