
Fisco, il 95,7% delle tasse delle famiglie viene prelevato senza un pagamento diretto
Secondo l’Ufficio studi della CGIA, una famiglia tipo di lavoratori dipendenti versa nel 2026 circa 20.592 euro tra imposte e contributi. Ben 19.706 euro vengono trattenuti alla fonte o sono incorporati nei prezzi di beni e servizi. Solo 887 euro, il 4,3%, vengono pagati direttamente. L’Italia resta inoltre tra i Paesi dell’Unione europea con la…
Tasse e contributi pesano per oltre 20mila euro all’anno su una famiglia italiana tipo, ma nella stragrande maggioranza dei casi il contribuente non effettua materialmente il pagamento. È quanto emerge da un’elaborazione dell’Ufficio studi della CGIA, che mette in evidenza come il 95,7% del prelievo complessivo avvenga attraverso trattenute alla fonte oppure mediante imposte già comprese nei prezzi pagati quotidianamente.
L’analisi prende come riferimento una famiglia composta da due lavoratori dipendenti con un figlio a carico. Nel corso dell’anno il carico complessivo stimato raggiunge 20.592 euro.
La parte più consistente, 13.030 euro, pari al 63,3%, è costituita dalle somme trattenute direttamente alla fonte: Irpef, contributi previdenziali e addizionali Irpef.
A queste si aggiungono 6.676 euro di imposte cosiddette “nascoste”, equivalenti al 32,4% del totale. Rientrano in questa categoria l’Iva sugli acquisti, le accise, il contributo al Servizio sanitario nazionale e l’imposta compresi nell’Rc auto, il canone Rai e altri prelievi indiretti.
Complessivamente, dunque, 19.706 euro, il 95,7% del carico fiscale, vengono prelevati senza che la famiglia debba effettuare direttamente un versamento. Restano appena 887 euro, pari al 4,3%, pagati consapevolmente attraverso voci come bollo auto e Tari.
Secondo la CGIA, il sistema del sostituto d’imposta determina anche una sostanziale differenza nella percezione del peso fiscale tra lavoratori dipendenti e autonomi.
Per il dipendente buona parte delle imposte viene sottratta prima ancora che lo stipendio arrivi sul conto corrente. L’autonomo, invece, deve effettuare materialmente i versamenti e percepisce quindi in maniera più immediata l’entità del prelievo.
A rendere ulteriormente complesso il quadro per le partite Iva interviene il sistema degli acconti Irpef, che affianca al saldo dell’anno precedente gli anticipi relativi all’anno in corso.
La CGIA richiama anche il tema dell’evasione, sottolineando come non possa essere ricondotto esclusivamente al lavoro autonomo. L’Irpef, pur rappresentando la principale imposta per gettito, costituisce infatti circa il 30% delle entrate fiscali complessive.
Il restante gettito proviene da numerose altre forme di imposizione e il fenomeno dell’evasione interessa una platea molto più ampia, che comprende anche società, grandi imprese, lavoro nero e altre categorie di contribuenti.
Nel 2025, secondo i dati riportati dalla CGIA, l’Agenzia delle Entrate e l’Agenzia delle Entrate-Riscossione hanno recuperato 36,2 miliardi di euro dalla lotta all’evasione, segnando un record.
Tra il 2022 e il 2025 il recupero sarebbe aumentato di quasi il 44%, grazie anche a strumenti come compliance fiscale, split payment, fatturazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi.
I contribuenti Irpef italiani sono complessivamente 42,8 milioni. La componente più numerosa è costituita dai 24,1 milioni di lavoratori dipendenti, seguiti da 14,5 milioni di pensionati e 1,6 milioni di lavoratori autonomi. Altri 1,6 milioni dichiarano differenti tipologie di reddito.
A livello territoriale, Roma guida la classifica con circa 3 milioni di contribuenti, davanti a Milano, con quasi 2,5 milioni, e Napoli, con 1,6 milioni.
Il confronto europeo conferma infine l’elevato peso del fisco italiano. Nel 2025 la pressione fiscale viene indicata al 43,1% del Pil, contro una media dell’Unione europea del 40,7%.
L’Italia risulta quinta nell’UE, dietro Francia (46,1%), Danimarca (45,5%), Belgio (44,2%) e Austria (44,1%). La Germania si attesta al 41,8%, mentre la Spagna è al 38,1%.
Un divario che riporta al centro del dibattito non soltanto quanto si paga, ma anche come si paga: per milioni di famiglie italiane la grandissima parte del prelievo fiscale avviene infatti prima ancora che il denaro entri materialmente nella loro disponibilità.





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