
Giovani laureati, altro che fuga: in Italia il saldo è positivo. Ma la Puglia perde 2.581 giovani qualificati
Tra il 2019 e il 2024 l’Italia ha perso circa 78 mila giovani laureati italiani trasferitisi all’estero, ma nello stesso periodo ha guadagnato quasi 88 mila laureati stranieri. Il saldo nazionale è quindi positivo per 9.593 unità. Il quadro cambia radicalmente nel Mezzogiorno: la Puglia registra un saldo negativo di 2.581 giovani laureati, tra i…
Tra il 2019 e il 2024 poco più di 78 mila italiani tra i 25 e i 34 anni laureati hanno lasciato il Paese, considerando il saldo tra partenze e rientri.
Nello stesso periodo, tuttavia, il saldo dei giovani laureati stranieri trasferitisi in Italia è stato positivo per quasi 88 mila unità.
Il risultato finale cambia quindi sensibilmente la fotografia del fenomeno: nel quinquennio considerato l’Italia presenta un saldo positivo di 9.593 giovani laureati.
Tra i laureati stranieri che scelgono il nostro Paese, il 17,8% proviene dal Sud America, il 27,6% dall’Europa e oltre un terzo dall’Asia.
Un altro dato aiuta a dimensionare il fenomeno. Nel 2024 il saldo migratorio verso l’estero dei laureati italiani tra 25 e 34 anni è stato negativo per 20.711 persone.
Al 1° gennaio 2025, però, gli italiani laureati appartenenti alla stessa fascia di età erano oltre 1,8 milioni.
I giovani laureati trasferitisi all’estero rappresentano quindi circa l’1,1% del totale dei laureati italiani tra 25 e 34 anni.
Rapportando il dato all’intera popolazione italiana della stessa fascia d’età, oltre 5,2 milioni di persone al netto degli stranieri, l’incidenza scende allo 0,4%.
Ciò non significa che il problema dell’emigrazione qualificata non esista. I numeri mostrano anzi una crescita delle partenze: le cancellazioni anagrafiche verso l’estero dei giovani laureati italiani sono passate dalle 16.615 del 2019 alle 25.552 del 2024, con un incremento del 53,8%.
Significa, però, che per valutare correttamente il fenomeno occorre considerare contemporaneamente chi lascia l’Italia e chi, possedendo un’elevata qualificazione, decide di arrivarvi.
La media nazionale nasconde infatti differenze territoriali molto profonde.
Il Nord-Ovest presenta nel periodo 2019-2024 un saldo complessivo positivo di 12.817 giovani laureati, con la Lombardia che da sola raggiunge +9.076.
Positivo anche il Centro, con +5.849, grazie soprattutto al Lazio (+3.286) e alla Toscana (+2.667).
Il Nord-Est chiude complessivamente a +2.346, mentre l’Emilia-Romagna raggiunge +3.531.
Completamente diverso è lo scenario del Mezzogiorno, dove gli arrivi di laureati stranieri non riescono a compensare la perdita di giovani italiani qualificati.
Il saldo complessivo del Sud e delle Isole è infatti negativo per 11.419 laureati.
Ed è proprio il dato pugliese a meritare particolare attenzione.
Tra il 2019 e il 2024 la Puglia registra un saldo complessivo negativo di 2.581 giovani laureati tra i 25 e i 34 anni.
Si tratta di uno dei risultati più pesanti del Mezzogiorno, preceduto dalla Campania, che registra -3.762, e dalla Sicilia, con -2.994.
In Puglia, dunque, l’arrivo dall’estero di giovani con un elevato livello di istruzione non è sufficiente a compensare la perdita dei laureati che lasciano il territorio.
Ed è probabilmente questo il dato sul quale dovrebbe concentrarsi maggiormente il dibattito: il problema non riguarda allo stesso modo l’intero Paese, ma presenta una forte dimensione territoriale.
Se a livello nazionale l’Italia riesce complessivamente ad attrarre più giovani laureati di quanti ne perda, la Puglia e il Mezzogiorno continuano invece a registrare un impoverimento del proprio capitale umano qualificato.
La questione, quindi, non è soltanto chiedersi quanti “cervelli” fuggano dall’Italia. Occorre capire soprattutto da quali territori partono, dove arrivano quelli provenienti dall’estero e perché una parte del Paese riesce ad attrarli mentre il Mezzogiorno continua a perderli.





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