Elettrodomestico rotto? Ripararlo diventa un diritto: cosa cambia per i consumatori

Le nuove regole europee puntano a rendere più semplice e conveniente riparare elettrodomestici e dispositivi invece di sostituirli. Più disponibilità di ricambi, maggiori obblighi per i produttori e un anno in più di garanzia in alcuni casi per chi sceglie la riparazione

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Lavatrice, frigorifero, televisore o aspirapolvere smettono di funzionare e la risposta è spesso la stessa: «Non conviene ripararlo, meglio comprarne uno nuovo». Una situazione conosciuta da moltissime famiglie, che le nuove norme europee sul cosiddetto “diritto alla riparazione” puntano a cambiare.

L’obiettivo è semplice: allungare la vita dei prodotti, ridurre i rifiuti e soprattutto consentire al consumatore di scegliere realmente tra sostituzione e riparazione.

La Direttiva europea 2024/1799 introduce infatti nuove regole che rafforzano il diritto dei cittadini a ottenere la riparazione di determinati prodotti e impongono maggiori obblighi ai produttori.

Uno dei problemi più frequenti è rappresentato dalla difficoltà di trovare pezzi di ricambio o dal loro costo, talvolta così elevato da rendere economicamente poco conveniente la riparazione. Le nuove disposizioni puntano proprio a superare questo ostacolo.

Per le categorie di prodotti interessate dalla normativa, i produttori dovranno rendere possibile la riparazione secondo le condizioni previste dalla disciplina europea e garantire l’accesso ai pezzi di ricambio. Non dovrebbe quindi essere più così semplice liquidare il consumatore con il classico: «Il pezzo non si trova più».

La normativa riguarda inizialmente alcune categorie di beni per le quali l’Unione europea ha già previsto specifici requisiti di riparabilità. Tra queste figurano, a seconda della disciplina applicabile, prodotti di uso quotidiano come lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi, aspirapolvere, televisori e altri apparecchi elettronici, oltre agli smartphone.

L’elenco potrà inoltre essere ampliato con l’introduzione di nuovi requisiti europei di riparabilità.

Una delle novità più interessanti riguarda proprio il periodo successivo alla normale garanzia legale. Per i prodotti interessati, il produttore dovrà offrire la possibilità di riparazione anche quando il bene non è più coperto dalla garanzia, naturalmente dietro pagamento di un prezzo che dovrà essere ragionevole.

Questo non significa che ogni riparazione diventerà gratuita. Significa però che il consumatore dovrà avere una concreta possibilità di far riparare il prodotto invece di essere costretto a sostituirlo.

C’è poi un’altra importante novità. Quando un prodotto presenta un difetto durante il periodo di garanzia e il consumatore sceglie la riparazione anziché la sostituzione, la durata della responsabilità del venditore viene prolungata di 12 mesi. Una misura pensata proprio per rendere la riparazione più conveniente e rassicurante per il consumatore.

La normativa interviene anche su un altro problema molto sentito. I produttori non potranno utilizzare determinate pratiche contrattuali, tecniche o legate al software per impedire ingiustificatamente la riparazione dei prodotti.

L’obiettivo europeo è favorire anche un mercato della riparazione più concorrenziale, nel quale il cittadino possa confrontare soluzioni e prezzi.

Dietro la nuova normativa c’è certamente una finalità ambientale: ridurre la quantità di apparecchiature ancora riparabili che ogni anno finiscono tra i rifiuti. Ma per le famiglie c’è soprattutto una questione economica.

Un elettrodomestico che può continuare a funzionare per diversi anni grazie alla sostituzione di un componente non dovrebbe necessariamente essere buttato soltanto perché acquistare un apparecchio nuovo è diventata la soluzione più semplice proposta al consumatore.

Ed è proprio qui che il diritto alla riparazione potrebbe produrre gli effetti più interessanti.

È però importante evitare equivoci. La direttiva europea deve essere recepita e resa concretamente operativa attraverso la normativa nazionale e diversi obblighi sono collegati alle specifiche categorie di prodotti disciplinate dalle norme europee.

Non significa quindi che qualsiasi oggetto rotto debba essere obbligatoriamente riparato, gratuitamente e senza condizioni.

La direzione intrapresa dall’Europa, però, è ormai chiara: riparare deve tornare a essere una vera alternativa al buttare e ricomprare.

E forse è anche un cambiamento culturale. Per anni ci siamo abituati a sostituire apparecchi che, fino a qualche decennio fa, sarebbero stati semplicemente portati dal tecnico.

Ora l’Europa prova a invertire la tendenza.

La vera domanda sarà capire se, oltre alle nuove norme, diminuiranno davvero anche i costi delle riparazioni. Perché un diritto alla riparazione sarà realmente utile soltanto se riparare tornerà anche ad essere economicamente conveniente.

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