
Italia verso il 2030: meno giovani, più pensionati. Allarme sul ricambio generazionale nel mondo del lavoro
Nei prossimi cinque anni quasi tre milioni di lavoratori lasceranno il mercato del lavoro per pensionamento. La crisi demografica riduce il numero dei giovani disponibili, mentre cresce la preoccupazione per il futuro delle imprese, del sistema pensionistico e della sanità. In Puglia la popolazione giovanile continua a diminuire
Chi lavorerà in Italia nel 2030? È questa la domanda che l’Ufficio Studi della CGIA pone al centro di un’analisi che fotografa gli effetti della crisi demografica sul mercato del lavoro italiano.
Negli ultimi dieci anni il numero dei giovani tra i 15 e i 34 anni è diminuito di quasi 550 mila unità, mentre tra il 2025 e il 2029 quasi tre milioni di lavoratori lasceranno il proprio impiego per raggiunti limiti di età o di contribuzione. Si tratta in gran parte della generazione dei baby boomer, destinata a uscire progressivamente dal mercato del lavoro.
Secondo lo studio, il ricambio generazionale rischia di non essere sufficiente. Le imprese, soprattutto quelle di piccole dimensioni, incontrano già oggi enormi difficoltà nel reperire personale qualificato, una situazione destinata ad aggravarsi nei prossimi anni.
Tra i lavoratori che andranno in pensione figurano oltre 1,6 milioni di dipendenti del settore privato, 768 mila dipendenti pubblici e circa 665 mila lavoratori autonomi.
Sul tema dell’immigrazione, la CGIA evidenzia come non possa rappresentare da sola la soluzione strutturale al problema. Potrà offrire un contributo soltanto se accompagnata da percorsi di formazione professionale e linguistica nei Paesi di origine e da adeguate politiche di integrazione e inserimento lavorativo.
L’invecchiamento della popolazione pone inoltre interrogativi sulla sostenibilità futura del sistema previdenziale. Le stime di Istat e Ministero dell’Economia prevedono un aumento temporaneo della spesa pensionistica fino a circa il 17% del PIL intorno al 2040, per poi ridursi gradualmente nei decenni successivi. Resta però il problema delle pensioni future dei giovani, spesso caratterizzate da carriere discontinue e retribuzioni più basse.
Non meno delicata appare la situazione della sanità. Oggi gli over 65 rappresentano circa un quarto della popolazione italiana ma assorbono quasi il 60% della spesa sanitaria nazionale. Entro il 2050 questa fascia di popolazione potrebbe arrivare a rappresentare circa il 35% degli italiani, con un inevitabile aumento dei costi sanitari e assistenziali.
Anche se il rapporto evidenzia soprattutto le situazioni più critiche della Calabria, della Sardegna e della Basilicata, la Puglia continua a risentire della progressiva diminuzione della popolazione giovanile, fenomeno comune a gran parte del Mezzogiorno.
La regione vive da anni una doppia difficoltà: da un lato il calo delle nascite, dall’altro la migrazione di molti giovani verso il Centro-Nord o l’estero alla ricerca di opportunità lavorative migliori. Una tendenza che rischia di creare problemi crescenti alle imprese pugliesi nella ricerca di personale qualificato e di accentuare ulteriormente lo squilibrio demografico.
Lo scenario delineato dallo studio conferma comunque come la questione demografica sia destinata a diventare una delle principali sfide economiche e sociali dell’Italia nei prossimi anni, con effetti diretti sul lavoro, sul welfare e sulla competitività dell’intero sistema produttivo.





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