Decreto Lavoro, Confartigianato Puglia: buone misure ma decisiva sarà l’attuazione

Apprezzate le novità su contratti, occupazione e incentivi, ma le microimprese chiedono strumenti semplici e una fase attuativa rapida per rendere efficaci gli interventi

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Il Decreto Lavoro approvato dal Consiglio dei Ministri introduce interventi significativi su salario, occupazione, rinnovo contrattuale, conciliazione vita-lavoro, sicurezza e contrasto al caporalato digitale, con risorse complessive pari a circa 934 milioni di euro. Secondo Confartigianato Puglia, il provvedimento contiene elementi positivi, ma la sua reale efficacia dipenderà dalla capacità di tradurli in misure concrete e accessibili.


Il presidente Michele Dituri sottolinea come la tutela del lavoro passi dal rafforzamento delle imprese sane, dalla valorizzazione dei contratti rappresentativi e dalla creazione di condizioni sostenibili per favorire le assunzioni a tempo indeterminato. In questo contesto, il collegamento tra salari e contratti firmati dalle organizzazioni più rappresentative viene considerato un passo importante per contrastare dumping, lavoro povero e concorrenza sleale, evitando però nuove rigidità che possano limitare l’autonomia delle parti sociali.

I dati dell’Ufficio Studi di Confartigianato evidenziano che negli ultimi quattro anni il lavoro dipendente stabile in Italia è cresciuto dell’11,2%, con oltre 1,6 milioni di occupati permanenti in più. L’occupazione complessiva è aumentata del 6,9%, con un andamento particolarmente positivo nel Mezzogiorno.

In Puglia, tra il 2021 e il 2025, l’occupazione è cresciuta del 7,8%, ma resta inferiore agli standard europei: il tasso di occupazione si attesta al 55,2%, contro il 67,6% italiano e il 76,1% dell’Unione europea. Inoltre, nel 2025 si registra un lieve calo dello 0,3%, segnale di un possibile rallentamento.

Per Confartigianato Puglia, gli incentivi destinati a giovani, donne, ZES e stabilizzazioni rappresentano una leva importante per il Sud, soprattutto in un contesto segnato da alti costi energetici e crescente competizione globale. Tuttavia, il vero nodo resta operativo: le microimprese necessitano di strumenti semplici, chiari e programmabili, evitando misure difficili da applicare nella pratica.

L’associazione ribadisce anche il valore della rappresentanza e della bilateralità nel settore artigiano, dove la contrattazione include non solo il salario, ma anche welfare, formazione e sicurezza. Un modello che coniuga competitività e tutela del lavoro, ma che necessita di essere ulteriormente rafforzato.

La richiesta al Governo è chiara: una fase attuativa rapida, trasparente e costruita con il coinvolgimento delle parti sociali. Solo così, conclude Dituri, sarà possibile creare condizioni favorevoli all’occupazione stabile e allo sviluppo economico.

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