Maternità e abbandono: un incontro al Miulli per riflettere tra storie, diritti e identità

Un evento aperto al pubblico affronta i temi dell’abbandono e dell’adozione attraverso il docufilm “Fratelli di culla”, tra testimonianze, analisi sociali e riflessioni sul cambiamento del ruolo della maternità nella società italiana

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Maternità, abbandono e adozione saranno i temi al centro dell’incontro in programma lunedì 20 aprile alle ore 17.00 nella Sala Convegni dell’Ospedale “F. Miulli” di Acquaviva delle Fonti. L’iniziativa, promossa dall’Unità Operativa Complessa di Neonatologia dell’Ente Miulli, diretta dal dott. Giuseppe Latorre, è rivolta sia ai cittadini sia agli operatori sanitari, con l’obiettivo di stimolare un confronto aperto su questioni complesse e delicate. L’ingresso è gratuito fino a esaurimento posti. Per informazioni è possibile contattare il numero 080 3054950.

Fulcro dell’evento sarà la proiezione del docufilm “Fratelli di culla”, diretto da Alessandro Piva. L’introduzione sarà affidata al dott. Latorre, seguita dagli interventi del regista, di Marianna Rutili – tra le protagoniste del film – dello psicologo Vincenzo Romano e dell’assistente sociale Giuseppe Capozzo. L’incontro nasce dall’esigenza concreta di affrontare una realtà ancora presente nei reparti di maternità: quella delle madri che scelgono, o sono costrette, ad abbandonare i propri figli. Attraverso il linguaggio del documentario, si intende entrare nel vissuto di queste esperienze, esplorandone le implicazioni psicologiche, sociali e culturali, insieme ai percorsi legati all’adozione.

Il film si concentra inoltre sugli istituti per l’infanzia abbandonata, raccontando il momento spesso traumatico della scoperta delle proprie origini adottive, che può avvenire in modo casuale o tardivo, e il conseguente bisogno di ricostruire la propria identità. Grazie a testimonianze dirette, immagini d’archivio e fotografie, il documentario ripercorre una pagina significativa della storia italiana: quella dei brefotrofi, che dal secondo dopoguerra fino agli anni ’90 hanno accolto migliaia di bambini, figli di donne sole o di famiglie in difficoltà.

La narrazione si sviluppa su due livelli: da un lato il percorso individuale di ricerca delle proprie radici, spesso ostacolato da limiti normativi e burocratici – come la cosiddetta “legge dei cent’anni” e le difficoltà di accesso agli archivi – dall’altro l’evoluzione sociale che ha trasformato il concetto di maternità e il ruolo della donna. La progressiva chiusura degli istituti e la diffusione dell’affidamento familiare segnano infatti il passaggio verso un modello più attento ai diritti dei minori. Ne emerge così un quadro articolato, in cui la storia dell’accoglienza infantile si intreccia con quella dell’emancipazione femminile, offrendo uno spaccato recente ma ancora poco conosciuto della società italiana.

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