
Lavoro domestico
Lavoro domestico, essenziale ma poco riconosciuto: il paradosso della reputazione sociale
Un’indagine Censis per Assindatcolf rivela che, nonostante oltre l’80% degli italiani lo consideri importante e quasi il 90% ne riconosca il valore per la società, il lavoro domestico resta poco stimato e poco attrattivo. Pesano percezioni di scarsa tutela, lavoro nero diffuso e limitate prospettive di crescita
Nonostante il ruolo essenziale che ricopre nella quotidianità delle famiglie, il lavoro domestico continua a essere penalizzato da una debole considerazione sociale. Un’indagine del Censis, realizzata su un campione rappresentativo per conto di Assindatcolf, evidenzia come il 72% degli italiani lo percepisca come poco o per nulla valorizzato, e oltre la metà (54,4%) non lo sceglierebbe per i propri figli. Al tempo stesso, però, il riconoscimento della sua importanza è molto alto: per l’80,1% si tratta di un’attività rilevante e per l’89,4% contribuisce in modo significativo al benessere collettivo. Questi dati emergono dal primo Paper del Rapporto 2026 Family (Net) Work, intitolato «La social reputation nel lavoro domestico. Dalla percezione sociale alla situazione contrattuale».
Solo il 28% degli italiani ritiene che chi svolge questo lavoro goda di una buona stima sociale, mentre la grande maggioranza (72%) lo considera scarsamente riconosciuto. A influenzare questa percezione contribuisce anche l’idea diffusa che si tratti più di una scelta obbligata che di una vera vocazione: il 52,3% pensa che venga svolto per mancanza di alternative, contro il 17,2% che lo interpreta come una scelta libera e il 22,8% che lo vede come una soluzione temporanea.
Pesa inoltre la convinzione di una tutela insufficiente: per il 57,3% il settore non è adeguatamente protetto dallo Stato, mentre solo una minoranza lo ritiene sufficientemente garantito. L’ampia diffusione del lavoro irregolare incide negativamente sulla reputazione: il 78,8% degli italiani ritiene che abbia un impatto significativo. Quanto alle responsabilità del lavoro nero, quasi la metà (49,5%) le attribuisce sia alle famiglie sia ai lavoratori, mentre il 40% le imputa soprattutto alle famiglie.
Più della metà degli italiani (54,4%) non desidererebbe che i propri figli intraprendessero questa professione; il 15,1% si dichiara indifferente, mentre il 30,5% la valuterebbe positivamente. Tra questi ultimi prevale il riconoscimento della dignità del lavoro (59,6%) e della sua funzione di cura e assistenza (33,4%). Vengono apprezzati anche gli aspetti relazionali, la stabilità e la varietà delle attività. Al contrario, chi esprime un giudizio negativo sottolinea soprattutto la limitata crescita professionale (43,8%), la bassa retribuzione (42%) e la fatica richiesta (25,2%), oltre a una percezione ridotta di prestigio sociale. Per migliorare l’immagine del settore, gli italiani indicano come prioritarie misure per incentivare la regolarizzazione dei contratti (47,6%) e l’aumento degli stipendi (45,5%).
Nel complesso, l’80,1% degli italiani considera il lavoro domestico importante, ma tra questi il 67,1% ritiene che sia poco valorizzato e solo il 13% che riceva il giusto rispetto. Per il 12,2% è un lavoro come gli altri, mentre appena il 6,7% lo giudica superfluo. Ancora più netto è il riconoscimento del suo contributo al benessere della società: quasi nove italiani su dieci (89,4%) ne sottolineano l’impatto positivo.
Come osserva Andrea Zini, presidente di Assindatcolf, si tratta di un evidente paradosso: un lavoro ritenuto indispensabile, ma ancora poco considerato. Negli ultimi dieci anni, inoltre, la sua reputazione è rimasta sostanzialmente stabile secondo oltre la metà degli italiani, con miglioramenti percepiti solo da una minoranza. In un contesto segnato da un forte calo demografico, conclude Zini, diventa fondamentale investire per valorizzare un settore che non può essere considerato di secondo piano.





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