Cardinale Zuppi: fermare la guerra, costruire la pace con dialogo e responsabilità

In occasione della Giornata di preghiera e digiuno della CEI, il Cardinale Zuppi ha ricordato che la guerra è sempre una sconfitta per tutti, colpisce civili innocenti e lascia cicatrici profonde. Solo diplomazia, dialogo e comprensione delle cause dei conflitti possono fermare la spirale di violenza

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Il Cardinale Matteo Zuppi, in occasione della Giornata di preghiera e digiuno promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana lo scorso 13 marzo, ha sottolineato come la guerra sia sempre una sconfitta per tutti, anche per chi apparentemente “vince”, perché distrugge vite, relazioni e risorse e lascia cicatrici profonde nell’umanità e nell’ambiente. Ha ricordato che la violenza segue una logica propria e incontrollabile e che la storia dimostra come solo la diplomazia, il dialogo e la comprensione delle cause profonde dei conflitti possano fermare la spirale di morte e costruire una pace duratura.

Zuppi ha richiamato l’esempio dei conflitti internazionali, come in Ucraina e in Libano, dove la mancata applicazione di accordi precedenti ha alimentato nuove tensioni, e ha evidenziato come la guerra colpisca spesso innocenti, trasformando civili in “danni collaterali” o addirittura in “obiettivi”, con la tecnologia che amplifica queste tragedie. La guerra non è uno strumento della politica: uccide fratelli e contaminando le comunità con odio, rancore e divisioni.

Per questo, ha sottolineato l’importanza della preghiera e del digiuno, strumenti per educare i cuori alla pace, ridurre le parole che feriscono e creare spazio all’ascolto dell’altro. La pace va coltivata attivamente nella vita quotidiana e nelle comunità, attraverso gesti concreti di riconciliazione, ascolto e dialogo. Zuppi ha citato figure religiose e riferimenti biblici che mostrano come la pace si costruisca con azioni concrete: come il rabbino Shimon Gamliel che media tra chi si odia, o Sant’Agostino che valorizza chi “uccide la guerra con le parole” invece che con la spada.

Infine, l’omelia ha richiamato tutti a superare nazionalismi, tribalismi e totalitarismi, puntando a una visione comune dell’umanità in cui le religioni e la spiritualità possano ispirare la costruzione di ponti, tavoli di dialogo e accordi duraturi. La pace, ha concluso Zuppi, richiede impegno personale e collettivo: essere operatori di pace significa iniziare da sé stessi per contribuire a un mondo più giusto, fraterno e solidale.

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