8 marzo, in Puglia il lavoro resta in salita per le donne: stipendi più bassi e meno accesso ai ruoli di vertice

Il Rapporto 2024 sul divario retributivo di genere evidenzia disparità ancora profonde nel mondo del lavoro pugliese. La denuncia della Cisl Puglia in occasione della Giornata Internazionale della Donna

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Ancora differenze, ancora disparità. In Puglia il divario tra uomini e donne nel mondo del lavoro resta una realtà strutturale. A evidenziarlo è il Rapporto 2024 sul divario retributivo di genere, elaborato sulla base dei dati dell’INPS, che fotografa una situazione in cui le lavoratrici continuano a guadagnare meno dei colleghi uomini e ad avere minori possibilità di accesso ai ruoli di vertice.

A richiamare l’attenzione sul tema, in occasione della Giornata Internazionale della Donna dell’8 marzo, è Valentina Donno della segreteria della Cisl Puglia. «I dati mostrano differenze strutturali che riguardano il Mezzogiorno e in particolare la nostra regione – spiega –. Anche quando uomini e donne partono dallo stesso punto, gli uomini sono pagati di più e raggiungono con maggiore frequenza ruoli apicali, indipendentemente dal livello di competenze».

Lo studio prende in esame le retribuzioni medie lorde giornaliere di lavoratrici e lavoratori a tempo pieno. Nel settore privato, secondo i dati analizzati, un uomo percepisce mediamente circa 102,6 euro al giorno, contro i 91,9 euro di una donna, con un gender pay gap del 10,5%. Il divario diventa ancora più marcato tra i dirigenti, dove raggiunge il 27,2%, e tende ad aumentare con l’età e con l’avanzamento di carriera.
La forbice risulta ancora più ampia nel settore pubblico. Se nella scuola si registra una sostanziale parità – anche perché si tratta di un comparto con un’altissima presenza femminile – la situazione peggiora in altri ambiti. Nel Servizio sanitario il divario retributivo arriva al 14,6%, nelle università al 12,5% e nelle forze armate e di polizia al 12,3%. Anche qui la distanza cresce con il progredire della carriera.


Un dato particolarmente significativo riguarda l’andamento negli ultimi dieci anni: secondo quanto evidenziato dalla Cisl, la Puglia è la regione che ha registrato un peggioramento del divario nel settore pubblico. Il gender pay gap è infatti passato dal 17,5% del 2014 al 20,7% del 2024.


Alla disparità salariale si aggiungono altri elementi che continuano a incidere sulla condizione delle donne nel lavoro. «Le donne sono numericamente più degli uomini, ma lavorano la metà e guadagnano meno – sottolinea Donno –. Su di loro pesa ancora in modo significativo il cosiddetto lavoro di cura, che per retaggi culturali e stereotipi sociali resta prevalentemente a carico femminile». A questo si sommano fenomeni come il part time involontario, l’abbandono del lavoro dopo la maternità e, in alcuni casi, molestie o violenze nei luoghi di lavoro.
Secondo la Cisl Puglia, una società realmente evoluta non può relegare le donne a un ruolo marginale. «Crescita economica e coesione sociale – osserva Donno – passano anche attraverso una maggiore partecipazione femminile nei contesti decisionali delle imprese e attraverso politiche che favoriscano una migliore conciliazione tra vita, lavoro e formazione».


Negli ultimi anni la Regione Puglia ha avviato diverse iniziative per promuovere la parità di genere, dall’empowerment femminile in ambito educativo al contrasto della violenza, fino al rafforzamento dei servizi di welfare. Tuttavia, secondo il sindacato, molti obiettivi restano ancora da raggiungere.


Ridurre il divario di genere, sottolinea la Cisl, non è soltanto una questione di equità. Significa anche investire sul futuro della regione: valorizzare il lavoro femminile può rafforzare la qualità dello sviluppo, aumentare la partecipazione al mercato del lavoro e liberare energie sociali ed economiche che oggi restano ancora troppo spesso sottoutilizzate.

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