Giornata internazionale dell’educazione: “Investire nei giovani significa investire nella società”

Un’occasione per sottolineare il valore dell’istruzione come diritto umano e fattore di benessere sociale

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Si celebra oggi la Giornata internazionale dell’educazione, istituita dalle Nazioni Unite per sottolineare il ruolo fondamentale dell’educazione come diritto umano e strumento di costruzione di società inclusive e democratiche. In tempi segnati da crescente complessità sociale, parlare di educazione significa parlare anche di salute mentale e benessere collettivo.

Secondo Jacques Delors, nel celebre rapporto “Nell’educazione un tesoro”, l’educazione non è solo un mezzo di sviluppo personale, ma un vero e proprio atto di responsabilità verso le nuove generazioni, capace di influire sulla qualità della convivenza umana.
I quattro pilastri dell’educazione – imparare a vivere insieme, imparare a conoscere, imparare a fare, imparare a essere – restano oggi più che mai una guida essenziale, spiega all’agenzia Dire Francesca Mastrantonio, psicologa, psicoterapeuta e presidente dell’associazione Iiris-Istituto Integrato di Ricerca e Intervento Strategico. “Ma osservando la realtà quotidiana delle nostre comunità, emerge con chiarezza quanto questi riferimenti siano messi alla prova”, aggiunge.

Secondo l’esperta, i segnali provenienti dal mondo giovanile, spesso intercettati dai servizi di salute mentale, raccontano di difficoltà nelle relazioni, aumento della paura verso la diversità, comportamenti impulsivi e una fragilità nella consapevolezza di sé e del futuro.
“Il disagio delle nuove generazioni – sottolinea Mastrantonio – non è solo responsabilità individuale. È anche il risultato di un vuoto educativo: come adulti, istituzioni e comunità, abbiamo fornito strumenti insufficienti per affrontare una realtà complessa e rapida. Ripartire dai quattro pilastri dell’educazione significa promuovere competenze emotive, relazionali e comunicative, lavorando in una prospettiva di prevenzione primaria”.

In questo contesto, educare alla gentilezza e alla comunicazione rispettosa diventa una priorità non solo etica, ma anche sociale e psicologica. “La gentilezza è una competenza relazionale che favorisce rispetto, ascolto e accoglienza, riducendo conflitti, isolamento e sofferenza psicologica”, evidenzia Mastrantonio.

La scuola resta il primo presidio educativo: è qui che le giovani generazioni fanno esperienza di relazioni e convivenza. Tuttavia, conclude l’esperta, “non può essere lasciata sola. Serve un’alleanza educativa che coinvolga famiglie, comunità, psicologia e pedagogia, per sostenere in modo integrato il benessere dei giovani”.

Promuovere gentilezza e comunicazione rispettosa, anche in contesti clinici ed educativi, significa offrire ai giovani strumenti per orientarsi e costruire legami positivi. “Non è una soluzione unica a un disagio complesso – conclude Mastrantonio – ma può essere un primo passo fondamentale: anche piccoli cambiamenti possono generare trasformazioni profonde, come insegna l’effetto farfalla”.

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