
Flash Mob Special Olympics
3 dicembre Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità. Lasciamo i fari accesi sempre
In occasione di questa ricorrenza abbiamo intervistato Ketti Lorusso direttrice Special Olympics Puglia
Il 3 dicembre ricorre la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, un appuntamento annuale che invita la comunità a riflettere sulla condizione delle persone con disabilità, sui loro diritti e sul ruolo fondamentale dell’inclusione nella società.
Abbiamo voluto porre delle domande a Ketti Lorusso, direttrice Special Olympics Puglia, una donna da sempre impegnata nel sociale.
Secondo lei com’è percepita la disabilità?
La disabilità non esiste, esistono persone con disabilità spesso percepite come soggetti a cui manca qualcosa, quindi un concetto del tutto errato ed inopportuno che ancora è radicato nella nostra società che pur si dice culturalmente avanzata. Le persone con disabilità sono persone come le altre , con i propri limiti ed i propri punti di forza.
Il divario tra barriere fisiche e culturali come è mutato?
E’ mutato nel senso che l’eliminazione delle barriere fisiche risponde alla attuazione di legge e messe a norma, le barriere mentali richiedono più tempo e fatica a partire dall’uso delle parole (handicappato, diversamente abile, affetto da…). Si fa fatica a vedere ancora una persona con disabilità in un luogo di lavoro con naturalezza, anzi spessissimo il lavoro è negato; si fa fatica a pensare che una persona con disabilità possa fare sport, possa avere affettività e la sfilza è lunghissima.
Le risorse destinate alla disabilità sono sufficienti?
Su questo sfondiamo un muro che però non cade. Non esistono risorse sufficienti esiste che se hai bisogni non si dà la giusta risposta questi rimarranno inascoltati e quindi secondo me sebbene i problemi economici ci sono, ma persiste l’incapacità di ascolto soprattutto.
Le maggiori necessità delle famiglie sono di natura economica, sociale o quali?
L’ascolto, ripeto è la più grande necessità in una società che fa tanto rumore ma poi si spegne in un silenzio assordante difronte alle necessità. Le famiglie vorrebbero costruire futuri certi per i propri figli, sapere che la società li accoglierà ora e soprattutto quando saranno adulti e rischiano di rimanere in solitudine. Poi tutto il resto.
In base all’attuale legislazione è garantita la salvaguardia dei diversamente abili e dei loro familiari?
Non è mai abbastanza.
Lei è direttrice di Special Olympics Puglia. Ci illustra di che cosa si occupa?
Io rivesto questo ruolo da oltre vent’anni, anni di puro volontariato insieme a tutto il team regionale. Il nostro compito è quello di divulgare la cultura della inclusione nei fatti, organizzando eventi, momenti in cui, a partire dalle scuole, le persone con disabilità stanno con le persone senza disabilità, alla pari e nel rispetto dei limiti di tutti. Lo facciamo attraverso lo sport unificato e anche attraverso iniziative non sportive come la convention annuale, special day, convegni etc..
Poi sono anche membro dello staff nazionale. Dopo l’esperienza dei mondiali invernali tenutisi a Torino a marzo 2025, mi è stata offerta la possibilità di occuparmi a tempo pieno di Special soprattutto per quel che riguarda i rapporti con i territori, l’organizzazione a livello territoriale, gli eventi…
Come collaborano le istituzioni con la vostra organizzazione?
E’ dura. Ma la caparbietà ci aiuta.
Cosa desidera maggiormente che possa favorire il mondo di cui fa parte?
L’unione tra le organizzazioni, la promozione della cultura inclusiva e della parità. Maggiore presa in carico da parte delle istituzioni e non spot o presenze estemporanee.
Che cosa rappresenta lo sport per una persona con disabilità?
Una grande opportunità di vita come per tutte le persone e tutti i ragazzi. La possibilità di crescere in salute, la socializzazione, il benessere.
Qual è la storia più significativa che ha vissuto, una di quelle che fanno capire quanto lo sport e l’inclusione possano cambiare la vita?
Tante storie, tanti momenti tutti importanti. Le storie significative le incontro ogni volta che vedo ragazzi sorridere, esultare con le medaglie al collo, ballare con gioia e fare delle loro vittorie momenti indimenticabili e dei momenti di sconfitta occasioni per darsi ancora più forza.
Cosa la stimola maggiormente alla promozione delle lodevoli iniziative in cui la sappiamo impegnata?
Le emozioni che si provano. Il giorno in cui smetterò di emozionarmi significa che non avrò fatto bene o non sarò più nella condizione di poter dare del mio, L’emozione è il mio metro di soddisfazione e di incoraggiamento al tempo stesso.





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