Disturbi del comportamento alimentare ne parliamo con il dott. Aldo Spinelli

Dott. Aldo Spinelli

I dati raccolti negli ultimi anni evidenziano un aumento dell’incidenza dei disturbi alimentari.

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I disturbi del comportamento alimentare colpiscono sempre prima.
Si tratta di patologie complesse che coinvolgono più aspetti: psicologici, sociali, culturali. Nella maggior parte dei casi sono problemi invisibili che, anche per paura dei pregiudizi si fatica ad esternare lanciando un grido d’aiuto.

Trattandosi di una tematica delicata e di particolare rilevanza abbiamo voluto approfindire la complessa problematica con il dottore in Scienze della Nutrizione Umana Aldo Spinelli di Acquaviva delle Fonti.

A che età si manifestano questi disturbi? Da cosa sono causati? Quali sono i segnali che non vanno ignorati? E come si può aiutare chi ne soffre?
I disturbi del comportamento alimentare possono insorgere a qualsiasi età, ma si manifestano più frequentemente durante l’adolescenza e la prima età adulta. Negli ultimi anni, tuttavia, si osservano sempre più casi anche in età preadolescenziale e adulta. Le cause sono multifattoriali: includono componenti genetiche, psicologiche, familiari, sociali e culturali. Pressioni estetiche, esperienze traumatiche, difficoltà nella gestione delle emozioni, e un ambiente ipercompetitivo possono essere fattori scatenanti. I segnali da non sottovalutare includono: ossessione per il peso, rifiuto di alimentarsi adeguatamente, rituali alimentari rigidi, abbuffate seguite da sensi di colpa o condotte compensatorie, isolamento sociale, e cambiamenti improvvisi nel comportamento. Aiutare chi ne soffre richiede un approccio multidisciplinare. È fondamentale evitare giudizi, mostrare ascolto attivo e incoraggiare la persona a rivolgersi a professionisti specializzati: nutrizionista, psicoterapeuta e medica.

Come distingue un normale percorso nutrizionale da uno adeguato in presenza di disturbi alimentari?
Un percorso nutrizionale adeguato in presenza di DCA deve tener conto non solo dei bisogni fisiologici, ma anche delle fragilità psicologiche e relazionali legate al cibo. Mentre un piano nutrizionale “standard” può focalizzarsi su obiettivi come dimagrimento o miglioramento delle performance, con i DCA l’obiettivo primario è ristabilire un rapporto sano con il cibo, il corpo e l’alimentazione. Si lavora con gradualità, empatia e flessibilità, evitando ogni approccio prescrittivo rigido o punitivo, per non alimentare ulteriormente il disturbo.

Quali aspetti considera nella valutazione iniziale (abitudini, storia alimentare…)?
La valutazione iniziale è approfondita e include:
• Anamnesi alimentare (abitudini, rituali, restrizioni, abbuffate)
• Storia ponderale (fluttuazioni di peso, età di esordio dei comportamenti disfunzionali)
• Stile di vita (attività fisica, routine quotidiana)
• Aspetti emotivi legati al cibo e all’immagine corporea
• Eventuali diagnosi psicologiche o mediche già in atto
• Composizione corporea (ove possibile e con attenzione clinica)
• Livello di consapevolezza e motivazione al cambiamento Questa fase è fondamentale per impostare un piano realmente personalizzato e per valutare la necessità di un invio ad altri specialisti.

Quali esami bisogna controllare per diagnosticare un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione?
La diagnosi dei DCA è clinica e spetta allo psicologo o al medico psichiatra, ma alcuni esami possono supportare la valutazione clinica e nutrizionale. Tra i più utili:
• Emocromo completo • Elettroliti (sodio, potassio, cloro) • Funzionalità renale ed epatica • Valutazione ormonale (tiroide, cortisolo, estrogeni/testosterone) • Vitamina B12, folati, vitamina D • Glicemia, insulina, profilo lipidico • ECG in caso di sospetta bradicardia o squilibri elettrolitici.
Questi dati aiutano a valutare il grado di compromissione organica e a monitorare l’evoluzione durante il trattamento.

Come fare per mantenere una corretta alimentazione nel tempo?
La chiave è la sostenibilità: un’alimentazione equilibrata non deve essere restrittiva, ma varia, inclusiva e rispettosa delle proprie esigenze fisiologiche ed emotive.
È importante:
imparare ad ascoltare i segnali di fame e sazietà;
costruire una routine alimentare regolare;
evitare di demonizzare i cibi;
lavorare sul comportamento alimentare, non solo sulla composizione del piatto;
affidarsi a un nutrizionista può facilitare un percorso educativo e consapevole.

Quali alimenti evitare o limitare?
Nel trattamento dei DCA non esistono alimenti da vietare, a meno di condizioni mediche specifiche (allergie, intolleranze, patologie metaboliche).
L’obiettivo è superare la categorizzazione dicotomica di “cibi buoni” e “cibi cattivi”. Tuttavia, può essere utile limitare il consumo abituale di: • Cibi ultra-processati e ad alto contenuto di zuccheri aggiunti • Bevande zuccherate • Alcol, soprattutto in presenza di condotte compensatorie Il focus deve rimanere sulla qualità del comportamento alimentare, non sull’eliminazione dei singoli alimenti.

Quali sono i trucchi per evitare le tentazioni?
Parlare di “tentazioni” può alimentare un rapporto conflittuale con il cibo. In realtà, è più utile spostare il focus su: • Ascolto dei segnali interni (fame fisica vs fame emotiva) • Regolarità dei pasti: saltarli aumenta il rischio di perdita di controllo • Consapevolezza alimentare: mangiare con presenza, senza distrazioni • Gestione dello stress con strategie non alimentari.
La flessibilità e la varietà aiutano a ridurre il senso di privazione e quindi l’impulso verso il cibo “proibito”.

Come affrontare contesti sociali quali feste, pranzi, cene ….?
I momenti sociali sono parte integrante della vita e della cultura alimentare. In presenza di DCA possono generare ansia, ma è possibile affrontarli con strategie mirate: • Pianificazione anticipata: sapere cosa ci aspetta riduce l’ansia • Lavoro sull’assertività: imparare a dire “no” o “sì” in modo consapevole • Flessibilità: concedersi di godere del momento senza giudizio • Accompagnamento terapeutico, nei casi più delicati, per elaborare le emozioni post-evento.
L’obiettivo è reintegrare la dimensione conviviale del cibo, non evitarla.

Quali strategie alimentari è consigliabile seguire?
Nel contesto dei DCA, non si parla di diete, ma di educazione alimentare consapevole.
Le strategie utili includono: • Strutturare 3 pasti principali e 2 spuntini • Evitare lunghi digiuni o restrizioni eccessive • Varietà alimentare: includere tutti i gruppi alimentari • Favorire un ambiente alimentare sereno • Monitorare i progressi non solo sul piano nutrizionale, ma anche psicologico.
La strategia è sempre individualizzata, rispettosa del vissuto e del percorso di ogni persona.

A parer suo, nel tempo, c’è stato un aumento delle persone affette da questa patologia? C’è una considerazione che vuole fare a riguardo?
Sì, negli ultimi anni si è osservato un aumento significativo dei casi, anche in fasce d’età prima meno coinvolte, come preadolescenti e adulti over 40. I fattori sono molteplici: l’impatto dei social media, le pressioni estetiche, l’ipercontrollo alimentare promosso da diete estreme e l’aumento della vulnerabilità psicologica legata agli stili di vita moderni. Una riflessione importante è che la cultura della dieta e del controllo corporeo ha normalizzato molti comportamenti disfunzionali, rendendo più difficile il riconoscimento precoce del problema.
Serve più informazione, più educazione alimentare nelle scuole e più formazione per i professionisti che si interfacciano con il tema.

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