Rischi per la salute a causa dei lavori edili ad Acquaviva: la lettera del Codacons

Rischi per la salute a causa dei lavori edili ad Acquaviva: la lettera del Codacons
La lettera del Codacons di Acquaviva evidenzia i pericoli per la salute derivanti dai continui lavori edili nelle strade centrali della città. L’articolo spiega i rischi legati all’umidità e alle polveri respirabili
Riceviamo e pubblichiamo lettera della Codacons – Acquaviva delle Fonti:
Anni di lavori edili continui nelle strade centrali di Acquaviva delle Fonti, ed in particolare in via Maria Scalera dove numerose sono state le mie segnalazioni per far applicare il vigente regolamento comunale, disapplicato sistematicamente, senza che gli organi competenti siano stati mai in grado di far rispettare quanto scritto. Ed allora è naturale che la prossima Amministrazione comunale, distinguendosi dalla precedente, me lo auguro, quantomeno, parta con il piede giusto esigendo che si cambi rotta in un settore che potrebbe provocare gravi danni alla salute degli acquavivesi!
Premesso che per l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i 5 principali rischi per la nostra salute determinati dall’eccessiva umidità delle nostre case sono asma, infezioni alle vie respiratorie, tosse, dispnea e sindrome da stanchezza cronica. Inoltre, che le polveri respirabili (da inerti) potrebbero causare danni alla salute. Anche nel caso di esposizione a polveri a basso livello di tossicità, come per esempio quelle rilasciate da materiale inerte presente in cantiere, per cui bisogna prestare particolare attenzione. E non dimentichiamo che l’esposizione prolungata nel tempo anche a bassi livelli di PM10 è associata all’aumento di disturbi respiratori come tosse e catarro, asma, diminuzione della capacità polmonare, riduzione della funzionalità respiratoria e bronchite cronica insieme ad effetti sul sistema cardiovascolare. Insomma ad Acquaviva ricorrono tutte le condizioni, visti i numerosi cantieri privati e pubblici, per provocare danni alla salute dei Cittadini specialmente in questo periodo climatico. Gli esperti ci ricordano che sollevare polvere nell’ambito di lavori di ristrutturazione è reato, ma può anche essere condizione per ottenere un risarcimento del danno.
Immaginiamo che il nostro vicino di casa abbia iniziato dei lavori di ristrutturazione, delegando una ditta di costruzioni. Quest’ultima, attraverso i propri incaricati, avvia la demolizione dell’intonaco da alcune pareti, costruisce un cartongesso ed abbatte un muro. Per fare ciò, i suoi operai sollevano un gran quantitativo di polvere: polvere che entra in casa nostra e che, da diversi giorni, ci costringe a rimanere con le finestre e le porte chiuse. Ma nonostante queste precauzioni il nostro appartamento è continuamente sporco e, oltre a respirare un’aria totalmente insalubre, siamo costretti a pulire incessantemente la superficie dei mobili, della cucina e il pavimento. Così intimiamo al nostro vicino di interrompere i lavori o di prendere le dovute precauzioni, ma questi non ne vuol sapere. A suo dire è normale che, in presenza di opere di ristrutturazione, si alzi un po’ di sporcizia; peraltro, a tutto voler concedere, ad essere responsabile sarebbe la ditta di costruzione, tenuta a provvedere al contenimento della polvere. Chi ha ragione? La risposta è in una sentenza della Cassazione del 2017. La legge prevede che, durante i lavori di demolizione si deve provvedere a ridurre il sollevamento della polvere, irrorando con acqua le murature ed i materiali di risulta. In caso contrario, il titolare della ditta di costruzioni commette un vero e proprio reato, ossia una violazione di carattere penale per la quale è punito con l’arresto o l’ammenda. Quindi, se il vicino solleva polvere ci si può difendere andando innanzitutto a sporgere querela contro la ditta di costruzioni che sta provvedendo ai lavori.
Non solo. Se vogliamo escludere il penale, da un punto di vista civilistico, il nostro codice attribuisce una «responsabilità oggettiva» al titolare dell’immobile che si sia valso, per proprie esigenze, dell’ausilio di ditte terze, stabilendo, peraltro, l’obbligo di risarcimento del danno per tutte le immissioni di rumori, polveri e fumi intollerabili. Quindi, in questo caso, se il nostro vicino di casa solleva polvere, possiamo chiedergli i soldi che abbiamo dovuto spendere per pulire ogni giorno la nostra casa, eventualmente con una ditta di pulizie o ricorrendo all’aiuto di una collaboratrice domestica, nonché l’indennizzo per il disagio sopportato e per l’eventuale danno alla salute conseguente all’inalazione di sostanze nocive come, ad esempio, detriti di intonaco, calce, cemento, ecc.
Ed allora vi sembra normale che nella nostra Città i cantieri siano a cielo aperto? Vi sembra giusto che il vicino debba tenere le finestre ben chiuse mentre chi esegue i lavori edili le tiene aperte? Vi sembra normale vedere dai cantieri, dagli appartamenti, dai locali fuoriuscire polvere? Ad Acquaviva serve una svolta in materia ambientale, anche in tema di rifiuti urbani, vista la sporcizia che ci circonda. Il neoletto Sindaco non è ancora nell’esercizio delle sue funzioni. Ci vorrà un po’ di tempo, ma è naturale che dai primi provvedimenti, dalle nomine assessorili e dai componenti delle nuove commissioni consiliari la Codacons che rappresento si aspetta una netta distinzione dal passato.
E’ importante partire con il piede giusto. E noi abbiamo fiducia oltre che speranza sufficienti per credere che senz’altro si farà meglio di questi ultimi anni.
Codacons – Acquaviva





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