Il COVID-19 “atterra” anche il Pallone della Madonna di Costantinopoli. (Parte 1)

L’emergenza COVID-19 impedisce una tradizione che – nella Storia di Acquaviva – pareva destinata quasi a non avere soluzione di continuità
1^ PARTE
Come noto il culmine dei festeggiamenti annuali per la Festa Patronale in onore della Madonna di Costantinopoli in Acquaviva delle Fonti (Ba) si raggiunge con il lancio di una gigantesca mongolfiera di carta.
Tutti i cittadini di Acquaviva delle Fonti sono chiamati alla grande responsabilità (verso i propri figli ma anche verso i propri avi) di tramandare e conservare sempre viva una straordinaria tradizione che affonda le proprie radici in due secoli di storia.
Ma quest’anno non sarà possibile! L’emergenza COVID-19 impedisce una tradizione che – nella Storia di Acquaviva – pareva destinata quasi a non avere soluzione di continuità; solo il Secondo Conflitto Mondiale, infatti, avrebbe interrotto il lancio del nostro straordinario GIGANTE DI CARTA!
Per attenuare e lenire sentimenti nostalgici verso questa bella tradizione che nel 2020 non potrà ripetersi proviamo a ripercorre brevi cenni storici e taluni elementi caratteristici della nostra esclusiva ‘mongolfiera’.
Alcuni cenni storici
Datare con assoluta certezza le origini del lancio di un pallone aerostatico delle attuali dimensioni in Acquaviva delle Fonti è cosa assai ardua e difficoltosa in quanto, ad oggi, nessun documento storico fa espliciti riferimenti sulla sua origine.
Certamente aerostati ad aria calda venivano lanciati nella nostra Città già tra la fine del Settecento e i primi anni dell’Ottocento, tuttavia, sull’effettivo lancio palloni si fa menzione in un antico programma della festa patronale in onore della Madonna di Costantinopoli del 1837. In esso si apprende che tutti i festeggiamenti, della durata di diversi giorni, sono scanditi dal lancio di numerosi palloni. E’ interessante osservare che nel programma si parla distintamente di globo aerostatico, pallone ad aria rarefatta, macchina aerostatica, aerostato, pallone illuminato, per indicare palloni ad aria calda che si staccavano dal suolo strabiliando l’osservatore. La distinzione tra i velivoli era certamente in funzione della loro forma, grandezza e struttura portante.
Nello specifico, il documento del 1837 illustra che il primo giorno della festa, nel pomeriggio, alle ore 22.00 (le 17.00 attuali) “un globo aerostatico” avrebbe preso il volo; la domenica successiva alle ore 23.00 (le attuali 18.00) avrebbe preso il volo un altro “pallone ad aria rarefatta”. Il lunedì alle ore 23.00 (le 18.00 attuali) un’ulteriore “macchina aereostatica s’ergerà a volo”. Ed ancora, il giorno della festa alle 23.00 (le 18.00 attuali) si sarebbe potuto vedere “un aereostato, che verrà seguito da uno sparo di mastii”. Il ritorno in Piazza dell’effigie della Madonna sarebbe stato salutato dal lancio di “una gran macchina aereostatica, che giunta in alto si vedrà illuminata ad un tratto, ed accendere un piccolo fuoco artifiziato all’uso Bolognese”. La festa avrebbe avuto corso fino alle 3.00 (le 22.00 attuali) quando nella zona dell’attuale Piazza Vittorio Emanuele II si sarebbe innalzato “altro pallone illuminato”; ed anche nella giornata successiva il popolo avrebbe assistito all’invio di un ennesimo “globo aereostatico”.
Un documento attestante la presenza di un tale Squicciarini in Acquaviva il 26 settembre del 1848, recita che costui per “la consolante notizia del nostro Monsignore in Napoli” è chiamato ad acconciare ed accomodare due palloni acquistati dal Capitolo di Acquaviva da un contadino e “dal fornaio Fichicella”.
Potrebbe essere questo il momento in cui si inizia ad associare alla festa patronale la costruzione di un pallone nelle fattezze similari a quelle attuali? E’ molto azzardato affermarlo con certezza ma non abbiamo elementi certi per escluderlo definitivamente. Sta di fatto che da circa due secoli i diversi momenti che caratterizzavano la festa erano scanditi dal decollo di diversi aerostati ad aria calda lanciati anche in ore diurne: si pensi, infatti, ai cosiddetti “palloni di mezzogiorno”. In questo genere di palloni si specializzerà con maestria – verso l’inizio del Novecento – tale Zizi Mije, sagrestano della chiesa di Santa Chiara. Purtroppo durante i festeggiamenti del 1930 uno di questi piccoli palloni cadde proprio sul simulacro della Madonna in processione e per poco non ne bruciò lo splendido manto; visto come evento nefasto e pericoloso, il fatto spinse gli organizzatori ad accantonare per sempre questa usanza (che ormai perdurava da oltre un secolo) ed a concentrarsi, esclusivamente, sull’unico grandioso pallone.
Inoltre, sul fatto che già sull’inizio del secolo scorso il pallone avesse le dimensioni attuali si nutrono seri dubbi anche in funzione della fotografia più antica (ad oggi rinvenuta) che lo rappresenta. Da essa, databile tra il 1910 ed il 1915, si apprende che il lancio della nostra mongolfiera – con una forma e dimensione ben diverse da quelle odierne – era effettuato in ore diurne (forse mezzogiorno?), da un palazzo attiguo a Palazzo Romeo, e diverso da quello attuale.
L’ipotesi che ci suggerisce la logica (e non solo!) è che il passare dei decenni abbia alimentato continuamente il desiderio nei costruttori del pallone di cimentarsi in un aerostato dalle dimensioni sempre più grandi e strabilianti fino a raggiungere quelle attuali, probabilmente consolidate tra gli anni Trenta e anni Quaranta del Novecento; è, infatti, a quell’epoca che risale il modello dell’attuale ‘fersa’ su cui il globo aerostatico è ancora oggi realizzato.
In aggiunta, già nell’agosto del 1956 Palombella così scriveva “fino a qualche anno fa si lanciavano diversi palloni ed erano di colori vari, a fasce, a scacchi, a greche, ed avevano bellissime forme.
…CONTINUA
Per approfondimenti si rimanda a:
Mastrorocco Nunzio, (2010), Il Gigante di carta. Storia, cronache, curiosità, tecnica costruttiva e fasi di lancio del pallone di Acquaviva delle Fonti, Suma Editore.
Mastrorocco Nunzio, (2006), Sul culto della Madonna di Costantinopoli in Acquaviva delle Fonti, in (a cura di) MASTROROCCO N. – LERARIO G., Aquævivæ Mater… …Madre Nostra. Iconografia e Storia del Culto della SS. Madonna di Costantinopoli venerata in Acquaviva delle Fonti. 1656-2006: un voto lungo 350 anni, Suma Editore.





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