Il primato pugliese del Miulli sulla correzione dell’insufficienza mitralica per via percutanea

A confermare il primato della Cardiologia del Miulli vi è l’elevato numero di pazienti trattati, il più alto in Puglia
Quando il cuore dà segni di stanchezza, perché le valvole cardiache non
funzionano più bene, forse non è ancora tutto perduto! Anche in pazienti
affetti da più patologie e, per questo, non candidabili all’intervento di
cardiochirurgia tradizionale (cioè a cuore aperto), una terapia risolutiva
minimamente invasiva è oggi possibile.
Così come da anni accade per la valvola aortica, all’ospedale Miulli di
Acquaviva la correzione dell’insufficienza della valvola mitrale per via
percutanea (cioè semplicemente attraverso la puntura di una vena) è una
realtà consolidata. A confermare il primato della Cardiologia del Miulli vi è innanzitutto l’elevato numero di pazienti trattati, il più alto in Puglia.
Ad oggi, infatti, sono 31 le persone che hanno beneficiato della
correzione percutanea dell’insufficienza mitralica e il loro follow-up a
medio e lungo termine risponde alle aspettative di un miglioramento
della qualità di vita. A ciò va aggiunta la possibilità di scelta terapeutica sulla valvola,
poiché il Miulli è l’unico centro in Puglia in grado di proporre la
riduzione dell’anello mitralico per via percutanea oltre che
l’intervento diretto sui lembi valvolari, e tutto questo grazie
all’operatività di una equipe interamente pugliese. Già
da 3 anni, in base a specifiche caratteristiche cliniche ed anatomiche,
è in corso una sistematica selezione dei pazienti affetti da
insufficienza mitralica e suscettibili di correzione efficace del
difetto valvolare, sui quali viene anche realizzato un follow-up strutturato.
«L’insufficienza della valvola mitralica» – spiega il dott. Tommaso Langialonga,
direttore dell’U.O.C. di Cardiologia al Miulli – «è una condizione
piuttosto frequente nella popolazione dei cardiopatici e può dipendere
da un difetto delle componenti della valvola stessa (insufficienza
“primaria”) oppure dalla patologia del ventricolo sinistro, come un
pregresso infarto o la dilatazione ventricolare, che si ripercuote sulla
mitrale (insufficienza “secondaria”). Quando la valvola rimane
gravemente incontinente, si configura un’insufficienza mitralica
“emodinamicamente significativa”, ovvero in grado di compromettere
pesantemente la qualità di vita dei pazienti, condizionando sintomi
(come l’affanno) e incrementando la frequenza e la gravità degli episodi
di scompenso cardiaco e dei ricoveri ospedalieri. Se non si interviene
con la correzione del difetto, la storia naturale di questa patologia ha
esito infausto.»
L’intervento
di correzione dell’insufficienza mitralica è tradizionalmente affidato
ai cardiochirurghi che, tuttavia, in molti casi (circa nel 50% delle
insufficienze “secondarie”) non possono procedere a causa dell’età
avanzata dei pazienti o delle loro patologie associate, spesso così
invalidanti da rendere l’intervento tradizionale troppo pericoloso per i
pazienti stessi. In questi casi, la correzione per via
percutanea è l’unica valida alternativa, poiché ugualmente efficace ma
molto meno invasiva e gravata da una bassissima incidenza di
complicanze.
Gli interventi possibili al Miulli, realizzati per via percutanea, consistono nel posizionare un anello attorno alla valvola
per ridurne la larghezza e quindi anche il grado di insufficienza
(impianto di “Carillon”) e/o posizionare uno o più punti metallici
esattamente dove i lembi valvolari risultano maggiormente incontinenti
(intervento di “MitraClip”). In particolare, ad oggi, l’equipe
operatoria della Cardiologia del Miulli ha sottoposto 8 pazienti ad impianto di Carillon e 23 pazienti ad intervento di MitraClip</strong>;
tre pazienti hanno ricevuto entrambe i trattamenti, beneficiando
dell’intervento sia sull’anello che sui lembi mitralici. La dott.ssa Katya Lucarelli, il dott. Vito Casamassima e la dott.ssa Federica Troisi
eseguono la procedura interventistica di MitraClip in un clima di
grande sinergia con i cardioanestesisti del Miulli e si occupano anche
di screening e follow-up dei pazienti.
«I pazienti sottoposti ad intervento di MitraClip» – racconta la dott.ssa Lucarelli
– «vengono da noi rivalutati dopo 3-6-12 e 24 mesi dalla procedura,
mediante una serie di esami cardiologici e pneumologici effettuati in
collaborazione con i colleghi della Fisiopatologia Respiratoria. I
risultati al follow-up risultano molto incoraggianti. Già dopo 3 mesi la
gran parte dei pazienti riferisce una soggettiva riduzione della
sintomatologia e un sensibile miglioramento della qualità di vita,
oggettivamente documentato con questionari a validità internazionale.
L’ecocardiogramma e gli esami pneumologici dimostrano che la riduzione
dell’insufficienza mitralica migliora l’anatomia e la funzionalità
cardiaca e questo comporta notevoli benefici sulla vascolarizzazione e
l’efficienza polmonare. Ma solo un lavoro di gruppo e la collaborazione
di diverse figure professionali (cardiologi, cardioanestesisti,
pneumologi e personale tecnico-infermieristico altamente qualificato),
può garantire simili risultati».
Gli studi internazionali
pubblicati in Letteratura Scientifica mostrano risultati contrastanti
circa l’efficacia della procedura di MitraClip. La dott.ssa Lucarelli e
la dott.ssa Troisi spiegano che la ragione di queste divergenze è ben
nota e risiede nella corretta selezione dei pazienti da sottoporre a intervento. Tra tutti i candidati, ovvero tra tutti i pazienti con insufficienza mitralica, bisogna selezionare quelli con difetto realmente importante
e, attraverso l’esecuzione di un ecocardiogramma transesofageo mirato
allo studio della valvola e delle cavità cardiache, individuare quelli
con specifiche caratteristiche anatomiche e valvolari che li rendono
particolarmente suscettibili di correzione per via percutanea. Solo
questi pazienti traggono realmente beneficio dall’intervento stesso. Un
ottimo intervento, quindi, a patto di riconoscere il “giusto paziente





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