Lavoro: finalmente il decreto per agriwelfare da ortoterapia ad agriasilo

Teresa De Petro

“In Puglia sono già state censite 95 aziende agricole che hanno esperienza di accoglienza e di agricoltura sociale e svolgono un ruolo importante nell’ambito della multifunzionalità

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L’agricoltura diventa protagonista di un
nuovo modello di welfare con progetti imprenditoriali dedicati esplicitamente
ai soggetti piu’ vulnerabili che devono fare i conti con la cronica carenza dei
servizi alla persona soprattutto nelle aree rurali. E’ quanto afferma la
Coldiretti nell’esprimere apprezzamento per l’attesa pubblicazione sul sito del
Ministero dell’agricoltura il decreto che definisce i requisiti minimi e le
modalità previste all’articolo 2, comma 1, della legge 141/2015
sull’agricoltura sociale.

Un’accelerata al pieno e strutturato
sviluppo dell’agricoltura sociale in Puglia sarà dato attraverso l’Accordo
quadro Nazionale siglato da Coldiretti e ANCI per accompagnare le aziende
agricole a agrituristiche e sostenere le amministrazioni comunali a sviluppare
il nuovo modello di welfare, con l’agricoltura protagonista di progetti
imprenditoriali dedicati esplicitamente ai soggetti più vulnerabili che devono
fare i conti con la cronica carenza dei servizi alla persona.

“In Puglia sono già state censite 95
aziende agricole che hanno esperienza di accoglienza e di agricoltura sociale e
svolgono un ruolo importante nell’ambito della multifunzionalità, accogliendo
le fasce più deboli della società nelle aree rurali, una svolta epocale con la
quale si riconosce che nei prodotti e nei servizi offerti dall’agricoltura non
c’è solo il loro valore intrinseco, ma anche un bene comune per la collettività
fatto di tutela ambientale, di difesa della salute, di qualità della vita e di
valorizzazione della persona”, commenta Savino Muraglia, presidente
Coldiretti Puglia
.

Lungo tutta la Penisola, nelle aree rurali
come in quelle periurbane – sottolinea la Coldiretti – ci sono migliaia di
realtà molto diversificate che dopo una attesa di quattro anni dalla legge
avranno finalmente un punto di riferimento per le proprie attività in ambito
sociale. C’è chi si occupa di persone con problemi di dipendenza (droga e
alcool in particolare) oppure chi si dedica a ortoterapia, ippoterapia e altre
attività con disabili fisici e psichici di diversa gravità, ma ci sono realtà
che seguono il reinserimento sociale e lavorativo di persone emarginate (minori
a rischio, disoccupati di lunga durata, ecc.) oppure che puntano allo sviluppo
di un’attività agricola volta al miglioramento del benessere e della socialità
(agriasilo, orti per gli anziani, ecc.). Una realtà variegata dove –
precisa la Coldiretti – è significativa la percentuale di realtà (45%) che
attuano l’inserimento socio lavorativo, di supporto alla quotidianità e
all’inclusione sociale (25%) spesso indirizzata agli studenti, riabilitazione e
servizi terapeutici (20%) ed educazione ambientale (10%) secondo elaborazioni
su dati Ismea.

Il Decreto chiarisce finalmente – riferisce
la Coldiretti – che le aziende agricole in forma singola o associata e le
cooperative sociali il cui reddito da attività agricola debba essere superiore
al 30% del totale possono essere riconosciute come soggetti che erogano servizi
di agricoltura sociale. Tra gli utenti di tali servizi si considerano i
lavoratori con disabilità e svantaggiati e i minori in età lavorativa inseriti
in progetti di riabilitazione e sostegno sociale; inoltre sono servizi di
agricoltura sociale anche le prestazioni e attività sociali e di servizio per
le comunità locali mediante l’utilizzazione delle risorse materiali e
immateriali dell’agricoltura per promuovere, accompagnare e realizzare azioni
volte allo sviluppo di abilità e di capacità, di inclusione sociale e
lavorativa, di ricreazione e di servizi utili per la vita quotidiana. Anche le
prestazioni e servizi che affiancano e supportano le terapie mediche,
psicologiche e riabilitative finalizzate a migliorare le condizioni di salute e
le funzioni sociali, emotive e cognitive dei soggetti interessati che possono
prevedere l’ausilio di animali allevati e la coltivazione delle piante, si
possono considerare attività di agricoltura sociale. Infine sono riconosciuti
tali anche i progetti finalizzati all’educazione ambientale e alimentare, alla
salvaguardia della biodiversità nonché alla diffusione della conoscenza del
territorio attraverso l’organizzazione di fattorie sociali e didattiche
riconosciute a livello regionale, quali iniziative di accoglienza e soggiorno
di bambini in età prescolare e di persone in difficoltà sociale, fisica e
psichica.

Per la “bontà” del servizio erogato è
richiesta la presenza di figure professionali preposte all’erogazione di tali
servizi che potrà essere dimostrata mediante collaborazioni o convenzioni.
Anche l’utilizzo di animali negli interventi assistiti per migliorare le
condizioni di salute, le funzioni sociali, emotive e cognitive delle persone
coinvolte e gli orti sociali, condotti da soggetti riconosciuti per
l’erogazione di servizi di agricoltura sociale trovano spazio nel decreto.

Una svolta epocale – conclude la Coldiretti
– con la quale si riconosce che nei prodotti e nei servizi offerti
dall’agricoltura non c’è solo il loro valore intrinseco, ma anche un bene
comune per la collettività fatto di tutela ambientale, di difesa della salute,
di qualità della vita e di valorizzazione della persona.

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