Esodo dei docenti, si profila un’emergenza sociale

Nella nostra città tanti saranno coloro che dovranno abbandonare il nucleo familiare, anche con figli piccoli, per andare a insegnare in una località decisa da un algoritmo ministeriale e privare ulteriormente famiglie e alunni
È di questi giorni la diffusione del dato a livello nazionale della diminuzione del numero di bocciati, legata probabilmente all’aumento dei docenti a disposizione delle scuole a seguito delle assunzioni per la legge cosiddetta della “Buona scuola”, varata poco più di un anno fa.
La situazione, tuttavia, nella nostra città e in generale in Puglia, non è tra le più rosee in prospettiva: a seguito della domanda di mobilità obbligatoria che tutti i docenti assunti dal 1° settembre 2015 (in fase B e C) hanno dovuto produrre, si ripropone l’emergenza dell’esodo forzato di gran parte degli insegnanti del Sud, a danno soprattutto degli alunni che si vedranno, ancora una volta, privati di occasioni formative.
Il coordinamento di questi docenti, infelicemente ed efficacemente definiti “deportati”, ha diffuso una nota in cui si presenta la situazione e si chiede di trovare soluzioni, dopo il sit in in Regione della scorsa settimana: nella nostra città tanti saranno coloro che dovranno abbandonare il nucleo familiare, anche con figli piccoli, per andare a insegnare in una località decisa da un algoritmo ministeriale, a detta dei docenti poco trasparente, e privare ulteriormente famiglie e alunni.
«I neoimmessi in ruolo di fase nazionale B e C ora uniti dalla mobilità appena conclusa denominata fase C affidano per la seconda volta al Governo e ad un fantomatico “algoritmo del cervellone del Miur” le loro sorti di docenti che saranno costretti a lasciare le proprie famiglie del Sud per rincorrere il lavoro al Nord. È infatti prevedibile un nuovo esodo tutto di docenti del meridione nelle regioni del Nord.
E questa volta l’incubo, perché affidare le proprie sorti ad un sistema arcano di cui si ignorano i processi e gli atti amministrativi con palese violazione della Legge 241/1990, riguarderà davvero tutti i docenti pugliesi neo assunti. I numeri ancora non ci sono, perché in fase di pubblicazione, ma si prevede che solo una piccola fetta di essi troverà collocazione nei posti messi a disposizione dal Usr Puglia.
Un problema che si appresta ad avere le dimensioni di una vera e propria emergenza sociale, non solo per i docenti e le loro famiglie (ad avere prodotto domanda per l’assunzione del piano straordinario della legge 107/2015 sono stati in 6040), con palese violazione dei diritti costituzionali alla famiglia (artt. 30 e 31), al lavoro (artt. 1 e 4), ed alle pari opportunità (art. 3), poiché il lavoro dell’insegnate è per oltre l’80% un mestiere al femminile. Non solo, la “Buona scuola” danneggia la Puglia doppiamente: le scuole di Puglia, già da settembre si vedranno giungere per coprire le cattedre disponibili, docenti senza gli anni di esperienza, i titoli e abilitazioni di cui invece dispongono i docenti del piano assunzionale straordinario con la conseguenza di una più profonda frattura tra il Nord e Sud. Un problema cui si deve cercare una soluzione risolutiva immediata ed efficace in sinergia con le Istituzioni.
L’entrata in ruolo è un meritato passaggio dopo anni di dura gavetta espletata tra mille sacrifici e chilometri quotidiani, perché, ora punire i docenti del Sud? La Scuola al Sud è uno dei pochi presidi di salvezza sociale e collettiva. Destabilizzare la Scuola e i suoi docenti vuol dire affossare questa fondamentale Istituzione che da sempre ha cercato di risollevare le sorti del Meridione, notoriamente considerato fanalino di coda per il Governo centrale. Sostenere e risollevare le sorti della Scuola della Puglia vuol dire scongiurare una nuova questione meridionale e supportare la famiglia, le pari opportunità e l’economia di Puglia. Poiché trasferirsi a centinaia o migliaia di chilometri per i docenti che hanno uno stipendio mensile che non supera i 1.500 euro vuol dire destabilizzare le famiglie pugliesi, le quali dovranno rivedere le proprie economie e fare i conti con gli stipendi sempre meno adeguati alle imminenti necessità di trasferimenti, ai nuovi affitti e alle nuove incombenze nel ménage familiare, con conseguenze gravissime per la stessa Regione Puglia.
La scuola pugliese, prima che di numeri da incastrare, è fatta di persone con esigenze ed anima e un grande bagaglio di entusiasmo, professionalità ed amore per il lavoro, per le proprie famiglie e per la Puglia. È arrivato il momento di ridare dignità al Sud ed alla Puglia in particolare partendo proprio dalla scuola che è la nostra fabbrica del futuro, assicurando un avvenire di pari opportunità ai docenti che hanno creduto nelle Istituzioni ed agli studenti, soprattutto quelli più fragili».





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