La crisi politica e il gioco del pollo

Lo scenario politico spiegato attraverso la teoria dei giochi
Molto spesso i modelli e le teorie che studiamo nelle università o nei centri di ricerca rimangono pura accademia. La teoria dei giochi, invece, è affascinante perché può essere applicata a diversi ambiti come l’economia e la politica. Perché dunque non provare a leggere la crisi politica in atto a Palazzo de Mari con gli schemi della teoria economica dei giochi?
Si badi che non è nostra intenzione fare un’analisi politica né ripercorrere tutte le mosse fin qui messe in campo dai vari soggetti coinvolti. Non ci interessano, dunque, i vari tentativi di mediazione, gli azzeramenti, i comunicati. Non è questo il punto che vogliamo affrontare. Con questo articolo prenderemo come evento di studio solo lo scenario che si è creato dopo l’ufficializzazione delle dimissioni del sindaco Carlucci.
Ne “La strategia del conflitto”, il premio Nobel per l’economia Thomas Schelling afferma che la sola minaccia di lasciare l’esito di un evento al caso, può aiutare le due parti a trovare un accordo. Nel quadro geopolitico internazionale è quello che, secondo Matteo Faini di Limes, avrebbe dovuto fare Tsipras nelle sue trattative con i creditori europei: minacciare un referendum, prima di indirlo per davvero. A livello cittadino, un esempio potrebbe essere il ricorso alle urne.
Quello che invece si è venuto a creare nello scenario politico acquavivese negli ultimi giorni è un classico “chicken game” (il “gioco del pollo”). L’esempio tipico per descrivere questo gioco si trova nel celebre film “Gioventù Bruciata”: due giovani si sfidano in una prova di coraggio guidando la propria automobile verso un burrone (o l’uno contro l’altro). Il primo che sterza è un “pollo” e perde, mentre l’altro che tira dritto è il vincitore e può vantarsene con gli amici. Se entrambi sterzano, il gioco è nullo. Ma se nessuno dei due sterza, lo scenario che si verifica è pessimo per entrambi: la scontro frontale.
Ora, per vincere il gioco bisogna far sì che l’avversario sterzi. Solo una persona folle potrebbe desiderare di morire piuttosto che perdere la faccia con i propri amici, quindi entrambi i giocatori hanno un forte incentivo a sterzare. Ma cosa fare per non essere il primo? Bloccare lo sterzo oppure rompere i freni. Se un giocatore si accorge che l’altro ha bloccato lo sterzo, e che quindi non potrà cambiare rotta, lo spirito di sopravvivenza avrà la meglio, inducendolo a sterzare.
Tornando alla crisi politica, assumiamo il punto di vista del cittadino comune che – indipendentemente dallo schieramento politico al governo – trae beneficio dalla stabilità politica e dalla conclusione naturale di un mandato (si veda a tale proposito la “PEST analysis”). Le dimissioni di Davide Carlucci sono il blocco allo sterzo. Fuori di metafora, insomma, compiendo l’atto estremo delle dimissioni, Carlucci ha innescato il timer dei 20 giorni. Ogni giorno che passa, quindi, c’è un tratto di strada in meno verso lo scenario “catastrofico” (la parola qui è usata secondo la terminologia della teoria dei giochi) della caduta dell’amministrazione, lasciando che sia il caso (le elezioni) a determinare l’esito futuro.
Certo, prima dei 20 giorni il sindaco potrebbe fare una brusca sterzata e ritirare le dimissioni. Ma quali sarebbero gli incentivi a farlo? Troverebbe uno scenario diverso rispetto a quello precedente le dimissioni? Se la risposta è no, sarebbe del tutto irrazionale la mossa di ritirarle (e a quel punto entreremmo in un campo d’analisi diverso dall’economia).
La figura in alto a destra è la tipica rappresentazione scolastica del “chicken game”. In questa tabella ci sono i punteggi che ogni giocatore otterrebbe se scegliesse la strategia indicata. In blu ci sono i punteggi del giocatore 1, in rosso quelli del giocatore 2. Come si può notare, se i giocatori scelgono strategie diverse, uno ottiene un punteggio positivo, l’altro un punteggio negativo (quello che sterza). Ma se entrambi scelgono di non sterzare, il punteggio è fortemente negativo per tutti e due.
In questo esercizio di stile, ci siamo dilettati ad analizzare le ultime vicende della crisi politica secondo gli asettici schemi della teoria economica dei giochi. Tuttavia, quando si applicano modelli economico-matematici alla vita reale, il rischio è sempre quello di perdere di vista che dietro questi modelli ci sono delle persone reali. Persone alle quali interessa che, al di là delle strategie e dei ragionamenti, chi governa ci metta prima di tutto il cuore.





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