L’inno all’amore di Migone, nascosto sotto un cellophane fatto di comicità surreale

Ieri sera in scena per la prima volta ad Acquaviva, Paolo Migone ''Completamente spettinato'' all'auditorium San Domenico.
Dopo la loro prima produzione teatrale, ”La peste che di necessità deve piombare” spettacolo che rivisita il “Giulio Cesare” di William Shakespeare, portato in replica due volte, l’Accademia degli sfollati (associazione culturale volta a cercare di far venir fuori la cultura tramite proprie produzioni o la promozione di spettacoli) torna sul palcoscenico dell’auditorium San Domenico proponendoci un fantastico Paolo Migone ”Completamente spettinato” . A presentare è l’attore versatile e trascinante showman Tony Vavalle, presidente della neonata assocazione culturale.
Il comico livornese, per la prima volta ad Acquaviva, ci offre due ore di sane risate. Anche questa volta potrà dire di aver avuto un sold out… sì, ad Acquaviva, un paese di cui non sapeva nemmeno l’esistenza fino a quando ha dovuto cercarlo sul navigatore. ”Ma sei sicuro? Acquaviva?” gli ha risposto. Un pubblico caloroso ad attenderlo, quasi in lacrime per le risate, ma che non sa ben stare dietro ai tempi teatrali degli applausi, e pecca in un certo senso di imperizia.
Al centro dello spettacolo la figura della donna, della moglie, della mamma all’interno del prototipo di famiglia matriarcale, dove la donna riesce a trovare il modo di decidere su tutto, pur lasciando credere all’uomo di partecipare alle decisioni. La donna che ”obbliga” l’uomo a lavarsi, lui che manterrebbe volentieri il suo ”personale”, inconfondibile profumo; la donna che lo costringe a sentire fiumi di parole molto spesso sconnesse tra di loro o dal contesto; parole, parole e ancora parole che però l’uomo finisce per amare, pur continuando a non comprenderle.
Migone la chiama ”la fase A dell’amore”, quella che dura pressoché ”10 minuti”, in cui la donna sembra volteggiare nell’aria come una libellula e l’uomo è lì inebetito col suo retino in mano, che farebbe qualsiasi cosa pur di averla… e la fa. Inizia una vita con lei che, però, subisce una drastica metamorfosi estetica all’interno delle mura domestiche; che conquista i cinque sesti dello spazio riservandolo al suo estro e che, presa dai suoi mille impegni, si allontana inesorabilmente dall’uomo che è sempre lì col suo bel retino ad aspettarla, senza libri da leggere che superino le quaranta pagine e senza troppe camice o pantaloni da sistemare.
”Una comicità surreale, che fa ridere con niente” come si descrive lo stesso Migone, una comicità che mette fuori pensieri che tutti noi abbiamo avuto modo di fare almeno una volta nella vita, che ti porta a sorridere delle imperfezioni che essa ci offre, delle manie, degli eccessi ma anche dell’unicità che fa delle persone che amiamo, oggetti indiscussi del nostro amore. Un amore che deve sforzarsi di tenere testa ai diversi ritmi di vita quotidiana per arrivare a sentirsi ”vivi” insieme, quanto più possibile.
Migone, giustamente preoccupato del fatto che in questo paese non ci sia ”apparentemente” niente da fare, promette che tornerà… e noi ci saremo.





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