“Gli acquavivesi possono attendere”. Il M5S sulla crisi di governo

La Redazione

M5S: "Quello della Vavalle era un pretesto. Il problema è la distribuzione delle poltrone"

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Il Movimento 5 Stelle di Acquaviva ha diramato un comunicato che torna sull’argomento politico dell’ultimo mese: la crisi di maggioranza.

Riportiamo il documento integrale:

 

Un mesto silenzio domina Acquaviva da oltre un mese. Non vorremmo che fosse rassegnazione.

All’annuncio dei contrapposti comizi (quelli del 6 e 7 novembre scorsi) molti si son chiesti se gli oratori avrebbero tirato fuori motivi più seri, di quelli fino ad allora propalati (l’atteggiamento ostile dell’assessore Annamaria Vavalle verso il PD) per spiegare la crisi sopravvenuta.

In effetti i due comizi non hanno detto assolutamente nulla circa i veri problemi della città. Hanno solo certificato lo stallo. Gli Acquavivesi possono attendere.

Nel suo, Carlucci ha difeso Annamaria Vavalle e gli altri assessori (che nel frattempo avevano rimesso il mandato “per senso di responsabilità in modo da permettere il confronto all’interno della Maggioranza”, quindi anche loro oggetto del fuoco piddino).

“O si cambia o si muore!” ha gridato al termine, per ingiungere ancora una volta al PD di smetterla di “frenare” (qualcuno ricorderà che l’ultimo Squicciarini diceva la stessa cosa di una parte del suo stesso partito, sempre il PD).

Il segretario piddino Nettis ha tenuto il comizio forse più difficile e doloroso della sua carriera politica, dovendo in qualche modo difendere anche le posizioni dei suoi nemici interni ma facendolo assai male, giacchè ha esordito tuonando: “il sindaco non si può permettere il lusso di criticare e giudicare gli iscritti del PD di Acquaviva”</em>; ebbene, nemmeno Stalin, a tutela dei membri del PCUS, ebbe a dire mai un simile enormità. Vogliamo credere che il segretario, non pensi davvero che la politica funzioni così. Ad ogni buon conto, sappia che i partiti esercitano un mandato “pubblico”, ossia proveniente dal popolo; la critica non è che la sanzione minima per qualsiasi abuso, furberia o prevaricazione commessi nell’attività amministrativa e politica, anche con riferimento alla vita interna ai partiti. Tutti, compreso il sindaco, hanno il diritto e persino il dovere di esercitarla, nei confronto di qualsiasi attivista di qualsiasi partito, a cominciare dal proprio. Per noi del Movimento 5 Stelle questo è un principio cardinale; vorremo che lo fosse anche per il PD di Acquaviva.

Altre amenità del segretario PD:

“ci volevano i secchi per raccogliere l’acqua che scendeva da questo podio”: beffa all’emozione palesata da Carlucci nell’esternare uno scatto di dignità;

“occorre una nuova giunta che sia veramente rappresentativa dei partiti di maggioranza e della cittadinanza”: il segretario ignora che, per legge, gli assessori sono collaboratori diretti del sindaco, non organi di rappresentanza politica;

“L’assessore Vavalle non si fida del PD e perciò non vi sono i presupposti per continuare a stare insieme”: ma perché il PD reclama l’incondizionata “fiducia” di un assessore? Quali aperture di credito gli sono state negate dalla Vavalle? Il segretario piddino s’è guardato bene dal fare il minimo cenno a questioni di merito;

“O si cambia o si muore !!!” : così ha concluso anche lui, declinando con beffarda tracotanza lo stesso nuovo slogan di Carlucci, per ingiungere a questo di licenziare tutti i suoi assessori, pena la sfiducia.

Dunque avevamo ragione quando dicevamo che quello della Vavalle era un pretesto</strong>; il problema è tutta la giunta o la distribuzione delle poltrone. A conferma di questa nostra tesi, facciamo notare come, qualche sera dopo i comizi, il maggior esponente della locale corrente “renziana” (almeno fino a che governerà Renzi) dall’emittente tv locale, rincarava la dose e ribadiva i gravi giudizi di incapacità dati già in passato al sindaco.

Insomma, di certo c’è che, tra incessanti accuse reciproche,  questa amministrazione in oltre due anni ha prodotto poco o niente per la città mentre il problema principale sembra essere esclusivamente la redistribuzione delle poltrone (e della gestione dei cospicui finanziameti in arrivo per le opere pubbliche) che meglio risponda ai nuovi –sempre precari– equilibri del PD.

Ha fatto bene Carlucci a non cedere? Rispondiamo, premettendo che noi non abbiamo mai nascosto la stima personale nei confronti degli appartenenti alle liste civiche legate all’attuale sindaco ma i fatti di questi giorni dovrebbero aver insegnato loro che l’alleanza col PD avrebbe finito per squalificarli e travolgerli.

Ad Acquaviva la cattiva politica ha solidissime radici; se non si recidono queste con tagli netti e coraggiosi, non si può sperare di cambiare. Può accadere, invece, quanto sta avvenendo ora: che i partiti storici paralizzino l’attività amministrativa, perché sempre avviluppati in lotte interne fra le varie “correnti” o “anime”,  teorizzate ipocritamente come volano di democrazia e in realtà portatrici di interessi indicibili; quando, in particolare, si discute di grossi appalti devono anche obbedire alle segreterie provinciali e regionali,  cui stanno a cuore non i bisogni delle comunità locali ma solo gli interessi delle grosse imprese, che di quegli appalti fanno tesoro, e le speculazioni di ogni genere (per esempio, quelle sulle destinazioni dei suoli). Ecco perché gli esponenti del PD acquavivese reagiscono con ira quando estranei al partito si permettano  di commentare i loro problemi interni.

Il  PD-versione-2013  si  servì  abilmente  di  Carlucci  per  vincere  una  tornata  elettorale  alla  cui  vigilia  era spacciato. Da quella posizione scomoda ha dovuto dare, inizialmente, al candidato sindaco ampie garanzie in termine di assessorati. A distanza di due anni, aiutato dal calo dell’indice di gradimento del sindaco tra i cittadini, il PD reclama maggior potere, arrivando a mettere in crisi la giunta. E’ paradossale che a guidare la fronda contro Carlucci  sia una  “corrente” che due anni fa era una lista sconfitta da Carlucci stesso e dagli elettori. Ma parliamo della sezione locale del PD nell’era di Renzi, quello che per comandare  ha fatto patti con Verdini e leggi ultraberlusconiane; di cosa ci meravigliamo?

Gli esiti di questa crisi non sono scontati. Può avvenire di tutto,  perché il PD ci penserà bene prima di far cadere Carlucci, rischiando molto del suo futuro ad Acquaviva (salvo ad ipotizzare un accordo con frange della destra). Ma qualcosa Carlucci dovrà pur cedere per rimanere in sella. Qualcosa di cui finora nessuno ha voluto parlare apertamente, chissà perché. Agli acquavivesi non resta che attendere.
 

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