L’evasione di una risata. ‘’Aia aia che brutta la vecchiaia”, ma anche no!

Ieri sera, nella prima serata della 44^ edizione della Sagra del Calzone, la compagnia ‘’ViviTeatro”, in collaborazione con Radio Futura, e patrocinata dal Comune, ha portato in scena ‘’La pensione d’accompagnamento”.
Dopo ‘’La crepe è rutt u specchie’’ commedia in vernacolo, firmata Maria Lucia Siciliano, commediografa cassanese, andata in scena domenica 27 settembre scorso, la compagnia ‘’ViviTeatro’’ torna a spazzare via dai nostri cuori pensieri e preoccupazioni con un’ora di pura ilarità.
Impossibile non lasciarsi portare dalla recitazione così naturale da non credere che ci sia davvero bisogno di qualcuno che ne segua la regia, che suggerisca le parole, che si preoccupi di riuscire a sottolineare i cambi di scena. Ogni volta si entra in una casa, ogni volta ognuno degli spettatori rivive frasi, aneddoti, atteggiamenti già visti, per alcuni familiari, per altri tirati prontamente fuori dal cassetto ‘’dei sentito dire’’.
Vent’anni di esperienza, attori di un tempo e nuovi, oggi la compagnia è capeggiata da Francesco Zito, seguito da Vincenzo Marotti, Anna Magistro, Tonia Colangiulo, Isa Piconio, Franco Maselli, Rosaria Campanale, Gennaro Marsico, Angela Mezzopesa, Alessia Linzalone e Giuseppe Linzalone. ‘’La pensione d’accompagnamento’’, nata da un’idea di Nicola Baldassare, all’epoca compagno di classe di Franco Zito nel corso di teatro presso l’UTE (Università della terza età) riadattata da Franco e ampliata dalla professoressa Laura D’Addabbo, e quindi scritta a tre mani, giunge così a nutrire il bisogno del pubblico di riprendere l’ultima risata, di quelle che non vorresti lasciare andar via. Una piazza animata, riscaldata dalla presenza di tanti individui, tutti pronti a tuffarsi in una nuova storia.
Un uomo, Ciccillo (Franco Zito), vedovo, solo e in ristrettezze economiche, con la sola compagnia del suo primo amore, la dolce Antonietta (Rosaria campanale), che lo accudisce prestandogli visita ad ogni occasione. Un uomo, però, anche padre di due esuberanti figlie, Rosa (Tonia Colangiulo) e Maria (Anna Magistro), che gli consigliano di proporsi per la pensione d’invalidità, confidando anche nella pensione d’accompagnamento, per far riprendere le loro finanze. Ovviamente, quanto sano come un pesce, Ciccillo Spaccachianca non supera la visita medica della Asl anche e soprattutto per via della sua improponibile recitazione di uomo invalido, ‘’cieco, sordo, incapace di deambulare’’ come suggerito sapientemente dalle figlie. Il dottor Ricci della Asl (Franco Maselli) non può far altro, infatti, che constatarne la piena salute, rigettandone la domanda. Ma la famiglia Spaccachianca non si arrende mica e contatta il Ragioniere del patronato (Vincenzo Marotti), rinomato per le pensioni d’accompagnamento ritoccate, aggravate, insomma inventate, in cambio di soli dieci bollettini da pagare. Molto più preparati in casa Spaccachianca, e anche grazie all’aumentata detrminazione di Ciccillo, questi supera la visita del dottore del Ministero del tesoro (Gennaro Marsico) e della dottoressa del Ministero della sanità (Angela Mezzopesa) con tutte le aggravanti del caso, assicurandosi così una pensione d’oro. Questo però non basta a riportare la pace e la serenità in famiglia. Ciccillo, tutt’altro che vecchio decrepito, come chiunque si ritrovi a poter maneggiare soldi con spensieratezza, si sente vivo come un tempo o come mai prima d’ora e decide di sposare il suo primo amore e unica persona che davvero lo accudisce. La notizia crea subito scompiglio nelle figlie che vedono sottrarsi i loro soldi dalle mani, ma la saggezza di Antonietta mette tutti d’accordo rendendo, il finale della commedia, un auspicio per tutte quelle famiglie che ogni giorno, all’interno dei loro quattro muri di cinta, si divincolano in faccende tante volte aspre o disperate per quel valore aggiunto che, purtroppo, solo il denaro sa dare.
Una commedia brillante, divertente, dall’inconfondibile impronta trascinante, ma che mette in luce la mentalità, tipica degli italiani, soprattutto qui al sud, basata sul principio che ‘’finché non si fa del male, quello che si fa è sempre bene’’!





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