“Bastasse la poesia”. Piero Novielli alla Contemporary Art Inspiration.

Palazzo De Mari, teatro di talenti nella tre giorni della ‘’Sensazionale”: l’arte di creare in tutte le sue varianti. Creare con la mente attraverso le mani vale anche per lui, un po’ poeta e po’ barbiere.
A concludere la seconda giornata della ‘’Sensazonale Contemporary Art Inspiration’’, che ospita fino a stasera artisti che realizzano quadri, creano oggetti o apportano benessere (artisti di cui torneremo a parlare a breve), ieri sera, nell’ormai teatro delle passioni acquavivesi tradotte in arte, il poeta Piero Novielli, accompagnato dal maestro Antonio Piangiolino, ha tenuto scena per circa due ore con un mix di poesie: da Neruda ai giorni nostri passando per Gaber e Proietti.
Un pubblico di occhi e animi attenti, inclini a percepire tutto il patos e l’emozione di una voce. Piero ha così guidato le menti dei presenti verso ritratti in cui la realtà delle cose e dei sentimenti mettevano un punto fermo sul valore della performance. La scena si apre tra le rime dal sapor di filastrocca de ‘’Bastasse la poesia’’, componimento sentimentale dell’autore, desideroso di trovar rimedio ai mali che attanagliano il mondo intorno a noi anche solo attraverso la poesia, un desiderio forse utopistico ma irresistibile.
Immagini quotidiane, le sue, dalla musicalità intrinseca in cui la voce va dove deve andare. Dal lavoro del barbiere ne ‘’Il barbiere’’, il suo lavoro che svolge con altrettanta passione, all’amore per la nonna in ‘’Pane e zucchero’’, malinconico quadro dedicato a chi ormai ci guarda da lassù; dall’irriverenza de ‘’Il capoclasse’’ in cui si allude alla figura del sindaco (non il nostro, essendo una poesia scritta dieci anni fa, precisa Piero) alla giocosità de ‘’Il poeta di vino’’ in cui il protagonista, alla ricerca di ispirazione, cede al fascino del vino passando dal Malvasia al Moscato per giungere al Primitivo di Manduria. Dalla realtà colorita di ‘’Effetti collaterali’’ parlando delle leguminose, all’affetto degli animali che ha il potere di salvarci in ‘’Grazie al cane’’; dall’irradiante bellezza che l’amore versa su chi si ama in ‘’Bella’’ alla drammatica vita di un amico persosi nella folle ricerca dell’estasi, toccando il fondo con un dito e rimanendoci attaccato. Una poesia in vernacolo, questa, ‘’U megghie sball’’ che porta la platea in un turbine di emozioni di pancia, nella consapevole vulnerabilità dell’animo umano, poesia che, dopo il bis, ha dato fine ad uno spettacolo suggestivo.
Recitate quasi nella totalità, a memoria e con emozionante trasporto, Piero ha portato in scena, oltre alle sue poesie, anche alcuni quadri d’autore come ‘’Lentamente muore’’ e ‘’Ode alla cipolla’’ di Pablo Neruda in cui rispettivamente l’autore parla della lenta morte dell’anima quando tutto diviene scontato e non si riesce più a guardare con meraviglia ogni particolare delle nostre vite, così uguali ma anche e soprattutto così uniche; e della bellezza affascinante del bulbo dalla rotondità perfetta, capace di portare in vita lacrime senza pena. Poi ‘’La paura’’ di Giorgio Gaber, che attraverso la voce e la verve di Piero Novielli, catapulta tutti nell’atmosfera notturna milanese nei meandri della mente di un uomo terrorizzato dalla paura, in un monologo impensato e irrazionale come il percorso a random della biglia in un flipper; paura rivelatasi inutile che però non impedirà all’uomo di rifugiarcisi ancora. E ‘’Questo amore’’, scritta da Roberto Lerici e resa famosa da Gigi Proietti, un disperato cantico all’amore, ‘’un amore malato, denutrito, scarnito, rosicchiato, un amore deforme, malandato ma pur sempre un amore di fradicia letizia, che assolve tutto, pure l’ingiustizia, ecco perché prima che il vuoto tutti ci divori è bene che venga presto il tempo in cui ci si innamori.”





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