Acquaviva ‘’culla del jazz”. Ha inizio stasera il festival del Jazzset 2015.

Maria Gargano

Giuseppe Netti, organizzatore del Jazzset, concede una breve intervista a poche ore dalle tre serate più importanti della manifestazione.

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La rassegna Jazzset, cofinanziata dall'associazione Cafè 1799, dalla Regione Puglia, dalla Provincia di Bari, dal Comune di Acquaviva delle Fonti e del Club 1799, da quattordici anni contribuisce alla produzione e promozione di spettacoli durante tutto l’anno con alcuni tra i maggiori esponenti del Jazz internazionale. Stasera parte la tre giorni settembrina, culmine della rassegna, con un susseguirsi di spettacoli jazz (così come da programma da noi anticipato nell’articolo al link: http://www.acquavivalive.it/news/Cultura/388106/news.aspx) che coloreranno di emozioni il meraviglioso Palazzo De Mari di Acquaviva delle Fonti.
La Redazione ha pensato di dare la parola al padre della manifestazione, Giuseppe Netti, amante della musica, musicista, fortemente legato alla sua terra in cui investe il suo impegno e la sua passione da quattordici anni. Emozioni, retroscena e progetti del fondatore del Jazzset.
Giunto alla sua XIII edizione il Jazzset targato Cafè 1799, diventa di anno in anno, più famoso ed atteso. La passione per la musica è di sicuro il suo motore di vita e punto cardine della macchina del ‘’Jazzset’’.
La mia passione per la musica nasce quando avevo quattordici anni e ho avuto modo di prendere lezioni di sax, di chitarra oltre ad ascoltare musica di vari generi; poi pian piano mi son voluto discostare dalla tendenza rockettara e pop che si respirava ad Acquaviva. Spinto dalla curiosità di conoscere meglio un genere musicale già allora con esponenti pugliesi di grande livello, come Gaetano Partipilo, Mirko Signorile e Giorgio Vendola e grazie ad amicizie indirette nell’ambito del jazz, ho maturato l’idea di spostare i riflettori del panorama musicale dell’hinterland barese sul jazz. Da qui il nome ‘’Jazzset’’ a richiamare il jet set del cinema essendo, il primo anno, sviluppato in due concerti in un’unica serata e quindi due set.
Nasce così il suo desiderio di creare una rassegna di eventi jazz che permettano, a chi vi partecipa, di conoscere una cultura musicale ancora troppo poco alla ribalta rispetto a generi musicali commerciali. Quasi una missione la sua, voler fare di Acquaviva, oltre che una delle capitali della tradizione bandistica pugliese, una vera e propria ‘’culla del jazz’’.
Beh, avere un numero elevatissimo di esponenti del jazz qui in Puglia o comunque in Italia, molti dei quali famosi all’estero, e soprattutto in Giappone dove il mercato del jazz è molto vasto, ma praticamente sconosciuti a noi stessi italiani era davvero un peccato. Così, senza presunzione, ho voluto cercare di dare un contributo a questi artisti oltre che cercare di fare qualcosa di alternativo ad Acquaviva e, quindi, promuovere entrambe le cose.
L’organizzazione di una manifestazione musicale a questi livelli è sicuramente gratificante, anche se faticoso e non privo di ostacoli. Qual è la fase che la fa sentire ‘’vivo’’?
Il fattore umano è quello che incide molto nella carica di energia per arrivare a fare un buon lavoro; insomma conoscere nuove persone dalle personalità spesso eclettiche, eccentriche e comunque particolari, conoscerne il background e instaurare dei rapporti stimolanti che però non prevalgono mai sul livello artistico delle performance musicali. Questo è senz’altro il lato piacevole di un duro lavoro di organizzazione che non lascia spazio a pause, un lavoro continuo quindi.
Si riferisce anche alle difficoltà finanziarie che purtroppo la vedono in standby da tre anni nei confronti della Regione Puglia, per l’ottenimento delle quote stanziate per il Jazzset acquavivese?
Sì, devo ammettere di essere in grande difficoltà nella gestione, da tre anni a questa parte, per via e delle somme stanziate dalla Regione ma anche con il contributo comunale che conosco sempre e solo pochissimi giorni prima dell’evento stesso. Questo meccanismo è deleterio per chi cerca di dare sempre più lustro ad una manifestazione che vantiamo tra le prime a dar voce al jazz in Puglia. Dopo di noi il ‘’Bari Jazz’’ e il ‘’Locomotive Jazz festival’’ di Lecce, giunti rispettivamente all’undicesima e alla decima edizione. Sarebbe, quindi, un bel traguardo poter arrivare alla ventesima senza dover saltare un anno. Tengo a precisare che questa edizione sì è potuta realizzare grazie al fondamentale supporto di una delle banche per le imprese etiche e sociali. Sarebbe comunque auspicabile poter utilizzare un contenitore culturale, primo tra tutti il nostro teatro, per gli eventi invernali, giusto per non relegare ai soli mesi estivi, l’offerta culturale dell’associazione Cafè 1799.
Così, a poche ore dalla prima delle ''tre serate settembrine'', dopo tanto lavoro e tribolazioni, credo rimanga solo l’adrenalina da far fluire nella musica. Come vive di solito la fase clou della tua ‘’creatura’’, quando appunto, la musica prende forma?
Quando si parla di jazz, si pensa che esso sia incomprensibile o comunque noioso, e le serate che abbiamo alle porte racchiudono artisti che abbracciano trend diversi del jazz che potranno abituare l’orecchio di chi non conosce il genere o ne ha pregiudizio, alle sonorità particolari che contraddistinguono ognuno degli artisti. Sarà per me, quindi, appagante godere del jazz che andremo a vivere in queste sere, un jazz che andrà dal puro jazz alle contaminazioni rock, dal cantautorato arrangiato in chiave jazzistica a uno dei migliori gruppi pugliesi ed europei di tango in chiave jazz. La partecipazione della gente, tuttavia, resta uno dei fattori fondamentali a rendere gratificante il lavoro di chi organizza eventi a questi livelli.

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