‘’Una volta che sei venuto al mondo, non nasconderti in Corruptia”

Atto finale del Festival della polemica per l’Estate acquavivese 2015. Dopo ‘’l’azzardo”, è toccato al tema della corruzione.
Mercoledì sera, nel Campetto di via Roma, un pubblico attento e partecipe ha preso parte al dibattito, poco controverso ma interessante, della seconda serata dedicata al Festival della polemica nell’Estate acquavivese 2015, incentrato sulla corruzione e sulle vicende di Corruptia, città italiana corrotta, protagonista insieme alla sua gente, del libro ‘’Corruptia, il malaffare in un comune italiano’’ scritto da Don Rocco D’Ambrosio, docente di Etica alla Pontificia Università Gregoriana.
Altra parte attiva del dibattito, Elvira Zaccagnino direttrice de ‘’Edizioni La Meridiana’’; presentatore della serata, Don Mimmo Natale.
Un susseguirsi di domande, volte a trovare delle falle nel sistema corruttivo che impregna il territorio italiano, portano gli oratori a scardinare un processo definito ‘’furbo’’, sostenuto da un sistema legislativo che è terreno fertile per la corruzione, non tanto per la scarsa asprezza della pena ma per la pena stessa, lontana dall’essere certa.
‘’Come un medico che vuol debellare una polmonite, curandola come se fosse un semplice banale raffreddore’’- interviene Don Rocco D’Ambrosio.
La corruzione non è un furto ma non è nemmeno direttamente collegabile alla mafia benché il punto in cui la prima finisce e inizia la seconda, sia di difficile identificazione. ‘’Il disinteresse del cittadino è direttamente proporzionale all’aumento della corruzione – continua D’Ambrosio- e l’Italia risulta essere uno dei paesi europei più corrotti con un tasso di corruzione pari al 18% che significa che, su 5 strade da asfaltare e per cui viene stanziata una somma pubblica, ne vengono consegnate alla collettività solo 4’’.
‘’Il paradosso, però, è che funziona – esordisce Elvira Zaccagnino- finché nessuno controlla le carte, carte redatte in maniera tale che nessuno trovi il marcio! A Corruptia, come in ogni parte del mondo in cui il malaffare vince sul fare bene, tutti sono corrotti o quanto meno corruttibili, perché la corruzione è un sistema che comprende tante menti, menti acute e preparate che sanno dare al ‘’corpo’’ del loro paese, delle sembianze sane così tutti sono contenti. Si fa quello che va fatto per il proprio paese (per non dare nell’occhio) senza però metterci l’anima, facendo quindi perdere bellezza al nostro territorio’’.
‘’Per fare il sindaco bisogna avere il sogno politico da realizzare – aggiunge D’Ambrosio- ma soprattutto la macchina per percorrere la strada giusta che porti a quel sogno, e la macchina in questo caso è il gruppo di persone che lo circondano, la loro preparazione e formazione che deve essere coadiuvante all’adempimento del proprio mandato’’.
L’unico modo per debellare questo male è solo la passione, l’attenzione al bene per la cosa pubblica, insomma la partecipazione del cittadino, concordano I due relatori.
‘’Bisogna uscire dalla mentalità che si debba decidere un giorno, nella nostra vita, in base al tempo libero rimastoci, di entrare o meno in politica, di dedicarcisi, perché la politica – come puntualizza la Zaccagnino- che deriva dal greco polis, che significa città e, quindi, ognuno di noi ne è e deve sentirsene responsabile’’.
Dal pubblico vengono mosse delle provocazioni a sottolineare il degrado culturale in cui dobbiamo muoverci, in quanto appunto cittadini che vorrebbero essere attivi; sulle sempre più scarse risorse del sistema scolastico che dovrebbe educare alla legalità riprendendo anche solo l’insegnamento dell’educazione civica; sulla mancanza di un organo competente che vigili su Corruptia e sulla necessità di rendere la corruzione sconveniente anziché convenientissima.
Univoca risposta e rimedio a quanto prima, resta per gli oratori, sempre e comunque l’educazione all’etica, la divulgazione e promozione del modello montessoriano nelle scuole, e la conseguente aumentata preparazione del cittadino nei confronti della cosa pubblica; l’interesse e la voglia di spezzare il meccanismo così ben oleato della corruzione e rispondere con altrettanta fine intelligenza alle ‘’loro’’ carte. ‘’Non tutti sono responsabili: alcuni vedono e si danno da fare, altri vedono e hanno paura di intervenire, altri fanno finta di non vedere’’. Don Rocco D’Ambrosio ricorda le parole che Aldo Moro utilizzò in risposta alla figlia adolescente che, dopo la strage di piazza Fontana, gli chiese come fosse possibile che uno stato, con tutti i mezzi che ha per prevenire le stragi, debba subire un attacco con una bomba e debbano morire tante persone.
Il Festival termina così con un seme gettato nella terra fatta di menti giovani e adulte, con la speranza che generi buoni frutti perché, citando la Zaccagnino, ‘’una volta che sei venuto al mondo non ti puoi nascondere’’, almeno non in Corruptia.





Nessun commento ancora. Scrivi il primo!