“U vere sparagne ie’ n’alda cos”…

Maria Gargano

Domenica scorsa, nel campetto di via Roma, la compagnia ‘’Bella Acquaviva”, per un’ora e mezza, tiene scena con lo spettacolo “Quann lu sparagn fesc’ chiù du guadagn”.

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Domenica d’estate, siamo all’aperto, nel campetto di via Roma riqualificato, dal 7 agosto scorso, come contenitore culturale. Ore 20:30, il pubblico ha preso posto e altro ne arriva per rimanere in piedi a seguire lo spettacolo “Quann lu sparagn fesc’ chiù du guadagn” della compagnia Bella Acquaviva, nata da alcuni dei partecipanti al Centro polivalente per anziani. Nicola Ferrante Ieva apre la serata recitando in vernacolo la poesia ‘’Il tirchio’’, giusto ad introdurre il tema su cui si muoverà il tutto e che alletta certamente i presenti.

Un uomo in fin di vita, che sta per ricevere l’estrema unzione, si rivolge al prete chiedendogli se l’olio che sta per utilizzare abbia o meno un costo. Capendo che è gratis, pronuncia le sue ultime parole dicendo: ‘’Ci iè frang iungm tutt’’; frase diventata, poi, un detto popolare a sottolineare l’estrema avarizia dell’essere umano.

Ne segue un breve ma significativo prologo, scritto e recitato dalla brillante quindicenne Mariachiara Nuzzi, già nota alla Redazione per la sua recente partecipazione come giudice di qualità al Giffoni Film Festival 2015; suo partner lo stesso regista e attore protagonista, Nicola Ferrante Ieva. Si inizia così a colloquiare sull’importanza degli aneddoti per il grande valore culturale contenutovi.

Partendo, poi, dal significato letterale della parola ‘’risparmio’’, inteso come forma di accumulo della ricchezza, finalizzato ad un suo parsimonioso utilizzo futuro (concetto pienamente espresso dal termine ‘’tirchio’’ o ancor meglio ‘’avaro’’, quando tale ricchezza accumulata non trova utilizzo se non dopo la morte dai fortunati posteri), si giunge alla concezione in senso lato che la giovane sposa nella sua tesi. Il risparmio per molti giovani, a sfatare il mito di una generazione di fannulloni e parassiti della società, consiste nell’accumulare quanta più sapienza possibile e preservare il proprio intelletto per raggiungere anch’essi la libertà…una libertà, però, non solo economica ma culturale e, quindi, di inestimabile valore da reinvestire nel futuro de e per i giovani uomini di domani.

A questo punto il presentatore della serata, Giovanni Maselli, dà il via allo spettacolo suddiviso in due atti: le commedie ‘’La famigghie struscia bene’’ e ‘’La sparagnosa’’. La prima, parla di una famiglia evidentemente spendacciona e verte, nello specifico, sull’utilizzo spropositato dell’acqua, bene di fondamentale importanza per la vita di ognuno di noi. E’ esilarante seguire i battibecchi dei componenti della suddetta famiglia a cospetto del padre alquanto adirato per l’incapacità di gestire le loro risorse d’acqua. C’è chi non può terminare lo shampoo, chi è dovuto uscire insaponato dalla doccia, chi non ha potuto terminare di innaffiare le piante, chi ancora doveva finire di fare le pulizie della sua camera, fino allo stesso capofamiglia, con il viso per metà insaponato.

Rimasti quindi senz’acqua, scoprono che il figlio, in strada, stava lavando per l’ennesima volta la macchina. A surriscaldare gli animi giunge, poi, il postino a portare giustappunto l’ultima salatissima bolletta dell’acqua, seguito dall’arrivo di una vicina di colore, agitata anch’essa per averne ricevuto una cospicua dell’importo, però, esiguo di 80,00 euro. Così, al limite dell’inverosimile, il padre, che invece dovrà pagare ben 1200,00 euro, si ritrova ad ammettere che la sua è proprio una famiglia ‘’struscia bene’’.

Il pubblico, entusiasta della prima commedia, si accinge dunque a seguire le vicende di una signora detta ‘’la sparagnosa’’. Non in vernacolo ma altrettanto avvincente, la scena vede protagonisti due amanti: lei va a trovare lui e non fa che chiedergli regali in pegno d’amore, regali mai ricevuti da lui, ma che però ricorda bene d’aver avuto (s’intende chiaramente da qualcun altro). Mentre sta riuscendo a farsi promettere l’acquisto di gioielli e vestiti da sera, la donna è costretta a nascondersi nello studio per l’arrivo di gente in casa. E’ proprio suo marito, amico dell’amante, ed è in vena di confidenze. L’argomento non può che essere la moglie e la sua innata capacità di risparmiare e di potersi, così, permettere anche regali costosissimi. L’avvocato comprende, così, di non essere l’unico amante della donna mentre il marito, neanche dopo l’incursione di un marito geloso alla disperata ricerca della moglie ritenuta fedifraga, che porta a scoprire la sua di moglie, nello studio dell’avvocato, continua imperterrito a credere che la donna compaia magicamente nelle case dei suoi amici perché fortemente gelosa di lui. Chiarito l’arcano, la moglie lo procede nell’uscire di casa (e dalla scena) lasciandolo lì con la sua borsetta in mano e una mazzetta di soldi che trova all’interno. Tanti, tantissimi soldi che lo portano a domandarsi più e più volte come faccia questa donna ad accumulare tanto denaro risparmiando solo un euro al giorno!

Lo spettacolo finisce tra l’ilarità che si continua a respirare nell’aria e che fa, del lavoro di tutti gli attori partecipanti, una splendida occasione per stare insieme. Centro essenziale dello spettacolo si rivela essere il cameo in cui, due generazioni a confronto, hanno dato un edificabile spunto di investimento culturale e di stimolo per i giovani ad avvicinarsi all’affascinante mondo del Teatro per crearne nuove forme o semplicemente per portarlo a vivere tra la frescura tipica di una sera di tarda estate.

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