Valentina Tafuni “Ho lasciato il PD perchè non mi assomiglia più. Un’altra sinistra è possibile”

Intervista a Valentina Tafuni, ex segretaria dei giovani del PD acquavivese, ora portavoce di Possibile, il nuovo movimento di Civati.
Valentina Tauni, classe 1992, ex segretaria dei Giovani Democratici di Acquaviva, l’organizzazione giovanile del Partito Democratico, da pochi mesi ha deciso di abbandonare il PD per seguire il parlamentare Pippo Civati, leader del movimento “Possibile”, nella sua nuova avventura fuori dal PD e a sinistra del PD.
Perché sei uscita dal PD?
Credo in realtà che sia il PD ad essere uscito da se stesso. Nell’ultimo anno e mezzo, lo scollamento tra il programma per il quale il Parlamento in carica fu votato e quello brandito a colpi di fiducia dall’attuale governo, è diventato insostenibile. L’Italia Bene Comune è stata stracciata su provvedimenti come il Jobs Act o lo Sblocca Italia, non propriamente di sinistra. È in corso una mutazione genetica irreversibile: un segretario-presidente che avvalla compiaciuto, a tutti i livelli, l’entrata e l’alleanza di figure lontane anni luce nel nome della governabilità. Liquidando come irrisorie le rimostranze della minoranza interna. Svilendo la storia dei militanti veri, quelli per bene: alcuni che resistono, altri che se ne sono andati pian piano, dolorosamente, orfani di rappresentanza e ascolto. Sono uscita dal PD perché bisogna assomigliare alle cose che si dicono, agli ideali che si sposano, e il PD non mi assomigliava più, né nei metodi né nei contenuti.
Ora fai parte del movimento “Possibile”. Ci spieghi di cosa si tratta?
Possibile è il movimento lanciato da Giuseppe Civati a giugno, dopo la sua uscita dal PD. Racchiude nel suo nome la possibilità che nell’ultimo periodo ci hanno deliberatamente negato, non facendoci votare e insistendo col mantra del “non esistono alternative”. È uno spazio aperto e inclusivo per una Sinistra di governo, ancora in costruzione, colonizzato da chi vuole ripartire dalla questione morale, dalla rappresentanza, dalla riconversione ecologica, dai diritti costituzionali e quindi dalla lotta alle disuguaglianze. Il simbolo è proprio l’uguale, di un’uguaglianza che esalti la diversità e la garantisca. Vorremmo portare al centro del dibattito il fine vita, la legalizzazione della cannabis e la redistribuzione delle ricchezze. Amplificare la voce di tutte le minoranze inascoltate. In un solo mese sono sorti moltissimi comitati in tutta la Penisola. Io sono la portavoce del primo Comitato in terra barese, che si chiama “W la Libertà”. Ne fanno parte anche alcuni giovani acquavivesi che sperano di poterne costituire presto uno ad Acquaviva.
Ma è possibile una sinistra fuori dal PD?
Si. Io la immagino focalizzata sui temi come l’uguaglianza, la laicità. Una sinistra di prospettiva europea. La vicenda greca ci ha mostrato quanto vadano scombinati gli scacchieri di potere, perché i molti e i deboli tornino a vincere contro l’oligarchia finanziaria e dei potenti. Chiara, meritocratica, solidale, finalmente più pragmatica ed unita. Penso che ci siano i presupposti per trovare quel minimo comune denominatore per una sinistra nuova, che bandisca personalismi, sola testimonianza e finti assemblearismi. Non somma di passati e partiti, ma elevazione a potenza del futuro possibile. La immagino giovane e lungimirante.
La storia della sinistra italiana è piena di scissioni e miniscissioni. Credi che possa avere una qualche utilità un nuovo partito, l’ennesimo, a sinistra del PD?
Serve se di governo e congiunto. Se dovessi utilizzare una metafora, direi che la storia della sinistra è una galassia costellata di puntini che non si sono mai uniti. Molteplici i motivi, che però non appartengono alla mia generazione. È il momento di una congiunzione astrale. Non mi sento più “radicale” di due mesi fa, gli slittamenti sono altrui… Per essere a sinistra di x, bisogna prima chiarire dov’è x. Io sono dov’ero, a sinistra, che esiste da sempre e va “solo” rialfabetizzata e organizzata senza perdersi nei rituali già visti. E soprattutto, senza perdere tempo.
Quali iniziative avete in mente?
Per ora ci impegneremo sulla campagna referendaria promossa da Possibile e aperta a quanti abbiano a cuore temi fondamentali per il futuro. Si tratta di otto quesiti: due sulla legge elettorale, contro i capilista bloccati e le candidature plurime, due sulle trivellazioni, uno sulle Grandi Opere, due sul Jobs Act, contro il demansionamento e la mancanza di tutele per il lavoratore, e uno sulla scuola, che immaginiamo di tutti e per tutti. Li abbiamo depositati nei giorni scorsi presso gli uffici comunali. È una sfida ardua, quella di 500mila firme entro settembre, ma è l’unica che possa garantire il voto del referendum entro aprile 2016, prima cioè che tali leggi facciano danni. Ecco perché ci auguriamo si costruisca una sempre più larga partecipazione, nonostante sia estate, per tornare a contare e ad esprimere la propria opinione.
A livello locale quali credi potranno essere i rapporti con l’amministrazione comunale?
Sicuramente i rapporti con l’amministrazione continueranno ad essere proficui e propositivi.
Chi credi possano essere i tuoi interlocutori politici?
Nell’ottica dell’unità che auspicavo prima, naturali interlocutori nei prossimi mesi saranno SEL e il movimento Viva, ad esempio, e tutto il mondo dell’associazionismo e del civismo attivo che vorrebbe di nuovo o per la prima volta trovare cittadinanza politica.
Faro di quest’esperienza sarà quella di Alexander Langer, per «continuare in ciò che è giusto», a sinistra, per un nuovo mondo. Che è possibile. E lo dice anche la NASA.





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