1° Maggio, una festa per pochi

In un'era in cui regna la disoccupazione, festeggiare i lavoratori è un paradosso
1° maggio 2015. Un bel venerdì. Concerto a Taranto (forse l’ultimo) e una bella festa: la festa dei lavoratori! Un giorno in cui chiudono i negozi, chiudono le fabbriche, e si festeggia chi tutti gli altri giorni dell’anno lavora. Ci sono anche quelli più fortunati che grazie a contratti a sei mesi “festeggiano” per tutta l’altra metà dell’anno. Per non parlare dei lavoratori nati con la camicia che festeggiano tutto quanto l’anno. Beati loro. Altra storia è quella di chi festeggia il primo maggio lavorando gratis all’Expo tra la supina scusa del “fa curriculum” e il pericolo che gli crolli qualche solaio in testa. Ormai va di moda.
Certo che inaugurare l’Expo, e quindi far lavorare gente, il giorno della festa dei lavoratori, è veramente un paradosso. E’ come un femminicidio il giorno della festa della donna, o uscire sobri da un pub irlandese il giorno di San Patrizio. Sembrerebbero quasi una provocazione (gli ultimi due esempi, ovviamente).
Sarà interessante vedere come si esprimeranno gli artisti presenti a Taranto e Roma. Se sceglieranno l’indifferenza, l’avversione o se ne saranno addirittura a favore. Il primo e unico artista per ora che si è espresso, è stato linciato sui social. Di sicuro non sono a favore quella parte di popolo che ha partecipato al corteo organizzato dal comitato No Expo. Peccato solo per l’errore in cui si cade ogni volta che si presentano queste situazioni di protesta: lo sfociare in vandalismo, violenza e di conseguenza ritrovarsi dalla parte del torto. La violenza non l’abbiamo ancora vista. Ma il G8 insegna come essa richiama solo altra violenza.
Insomma un primo maggio ambiguo. Metà Italia festeggia, l’altra metà protesta. La prima prende il sole, ascolta musica e si gode un giorno di festa. La seconda sfila, denuncia e si oppone ad un sistema costruito su tangenti, anche in maniera sbagliata. Si riuscisse a non pendere sempre dalla parte di un eccesso o dell’altro, in Italia, allora sì che si potrebbe finalmente dire “abbiamo fatto l’Italia, ed ora anche gli italiani”.
Buon primo maggio a tutti.





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