Dalla “gestione del bello” alla “gestione dell’effimero”. Appunti di Pornourbanistica

Che fine ha fatto il concorso di idee per la riqualificazione di piazze e spazi pubblici indetto dal Comune?
Doveva servire a favorire la partecipazione dei professionisti locali il Concorso di Idee per la riqualificazione di piazze e spazi pubblici indetto dal Comune di Acquaviva delle Fonti con scadenza fissata al 1 luglio 2013. Era stato stabilito anche un premio, anzi due, per i primi classificati. Un premio in denaro: € 2.500,00 al 1° ed € 1.200,00 al 2° . Poi, non se n’è saputo più niente e il passo breve dalla “gestione del bello” alla “gestione dell’effimero” è compiuto. La riflessione che vi proponiamo oggi verte sull’urbanistica e parte dall’episodio citato, usato come pretesto per discutere dei meccanismi, spesso infernali, che trasformano idee brillanti in aborti progettuali. Stiamo parlando di pubblica amministrazione e partecipazione alle scelte che interessano la collettività. Il concorso di idee cui facciamo riferimento, nella magniloquenza dell’espressione utilizzata per descrivere un intervento politico-amministrativo amibizoso e forse anche un po’ ruffianello, diventa, quindi, paradigma di un sistema poco virtuoso che premia le “misure”, le quantità, i ribassi, a discapito della “prestazione” e della qualità. Ne viene fuori un quadro che mette a nudo l’urbanistica, locale e non solo, sottolineandone gli aspetti più “osceni”, in un parallelismo ardito e provocatorio con la pornografia. Il risultato è un’istantanea feroce di quella che ci piace definire “pornourbanistica” o “gestione dell’effimero”.
C’erano una volta i concorsi di architettura in cui i progettisti giovani e vecchi, poveri e ricchi, belli e brutti erano chiamati a mettere la propria arte e il proprio mestiere al servizio di necessità pubbliche (piazze, palazzi, auditorium, interi quartieri, musei …), presentando i loro lavori in forma anonima e dando possibilità all’ente banditore di scegliere il progetto migliore.
Si facevano concorsi di architettura addirittura nel ventennio fascista generando grande dibattito ed eco pubblica con articoli e prese di posizione sugli organi del regime.
Con il passare del tempo e dei decenni però in Italia (ma non nel resto del mondo civilizzato) si è deciso che si sarebbero dovuti realizzare non i progetti più belli dei progettisti più bravi e magari sconosciuti ma quelli degli “amici degli amici” e dei raccomandati (affidamento fiduciario), fino ad arrivare a quella assurda legge attuale che premia lo studio più grande, con più computer, con più fatturato, con il curriculum migliore e che effettua il maggior ribasso sulle prestazioni.
Valutando il tutto esclusivamente con criteri di natura economica.
E’ come se si dovesse assegnare d’ufficio sempre lo scudetto alla società con più soldi e con i giocatori sulla carta migliori senza che si dimostri sul campo l’effettivo valore.
Scelgo il progettista e non il progetto.
Si arriva poi all’assurdo di lasciare alle imprese, con il sistema delle migliorie offerte in sede di gara per l’aggiudicazione dei lavori, la possibilità di apportare varianti ai progetti che in realtà dovrebbero essere precise scelte architettoniche. Il progetto di massima lo fa Tizio, l’esecutivo Caio, l’impresa propone modifiche fatte da Sempronio e alla fine il progetto è un figlio bastardo che scontenta tutti.
In questo turbinare di appalti e avvalimenti quale garanzia si ha di realizzare davvero un progetto di qualità?
Nessuno!
Cosa c’entra questo con piazze, giardini, musei, palazzi storici e opere architettoniche di rilievo?
Niente!
Eppure siamo tutti bravi a vantare le bellezze architettoniche del nostro paese anche se poi alla prima occasione il nostro piccolo abusivismo non ce lo facciamo mancare perchè è da fessi non farlo!
Ma cosa c’entra questo con Acquaviva?
Tutto!
In quanto la nostra città ha scelto di trasformare parti importanti del proprio tessuto (P.zza dei Martiri, Estramurale, musei vari) proprio nella maniera sopra descritta e che simpaticamente potremmo definire ” vince chi ce l’ha più lungo e non chi fa la prestazione migliore” con buona pace del Rocco nazionale che ha basato la sua fama sopratutto sulle performance.
E intanto quell’unico Concorso di Architettura bandito dal Comune e che aveva come oggetto le principali piazze del paese è fermo da due anni perchè nessuno ha voglia di “sporcarsi le mani” con la bellezza della cultura e si preferisce invece sguazzare nel vil denaro. Bisogna trovare i soldi per una giuria qualificata, pagare i premi agli architetti vincitori … e che palle gli architetti che pensano solo alle cazzate! I duri e puri fanno le cose diversamente e pensano alle cose serie.
Quel famoso concorso (famoso poi per chi?) presentava poco rispetto per i progettisti fin dalla sua stesura in quanto erano state incluse nel bando P.zza dei Martiri (che gli addetti ai lavori già sapevano che sarebbe stata oggetto di più concrete attenzioni che esulavano dal concorso di idee) e addirittura P.zza Garibaldi che da poco era stata oggetto di ristrutturazione. A quel punto sarebbe stato bello magari includere la casa di qualche politico dell’epoca nel bando (e per poco non è stato fatto)! Gli architetti trattati come mero strumento di consenso politico e il concorso considerato alla pari di un passatempo esotico per disadattati e nullafacenti.
Eppure qualcosa di buono può essere ancora fatto. La risoluzione del concorso non solo darebbe un po’ di soddisfazione a chi vi ha partecipato ma fornirebbe alla Città di Acquaviva dei progetti e delle visioni architettoniche su due piazze non ancora trasformate e che aspettano da anni di essere rimesse a nuovo: P.zza Vittorio Emanuele e quel disastro che ormai è diventata P.zza san Francesco.
E sarebbe bello poi invitare tutta la cittadinanza alla mostra dei progetti sviluppando quel dibattito culturale tanto auspicato.
Non è mai troppo tardi, nella speranza che chi di dovere si adoperi in tal senso.





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