Una vita per la chitarra

Valentino G. Colapinto

Intervista a Pasquale Ninni

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Martedì 4 alle 20:30, in occasione della Beer Fest della birreria artigianale Birrarium di Acquaviva delle Fonti, il noto chitarrista di Santeramo in Colle Pasquale Ninni presenterà il suo nuovo album MisereCorde. Per l’occasione l’abbiamo intervistato.

Com’è nata la tua passione per la musica? Riassumici la tua ormai lunga carriera musicale e i tanti riconoscimenti ottenuti.

Nasco come chitarrista elettrico, amante del virtuosismo. All’età di dieci anni ero un fan sfegatato dei Queen e quando sono cresciuto ho fondato due gruppi: Heavenow e Artinaria.  Poi ho studiato, laureandomi al Conservatorio di Bari. Mi sono classificato secondo alla finale nazionale dell’Emergenza Acoustic Showcase 2004, finalista al Top Rock Guitarist 2008 e terzo al Contursi Festival 2014.
Tra i tanti artisti con cui ho collaborato mi limito a citare i Mistheria (Neil Zaza, Bruce Dickinson, Rob Rock), Graziano Galatone (Notre Dame de Paris, Tosca…) per cui ho suonato tutte le chitarre del nuovo musical “Bernadette – Il Miracolo Del Lourdes”, Mel Previte (Ligabue), Cucciolo dei Dik Dik e Federico Poggipollini (Ligabue). Posso annoverare anche numerose apparizioni in tv e radio (Rai Tre, Telenorba, ecc.). Con Foglie d’Acqua ho registrato e prodotto un disco dal titolo “In My Dreams”. Attualmente sono on stage con Black & Blues, Sinestesia (progetto funky/soul/blues) e Arrenbì (Seventies & more).

Parlaci del tuo nuovo album MisereCorde.

MisereCorde rappresenta il mio modo più intimo di concepire la musica. Una selezione “naturale” di brani scritti negli ultimi cinque anni, dove si mescolano aspetti tecnici (accordature aperte e fingerpicking) a quelli più emotivi che li hanno ispirati.
Mi piace considerare questo disco come una sorta di autobiografia, dove all’ascolto delle prime note si possa dire: “ecco, è davvero lui”. Alcune persone hanno ascoltato delle demo dei miei pezzi e mi hanno incoraggiato in questo progetto.
È un disco molto profondo anche nella ricerca delle sue sonorità. Ci sono all’interno dei brani arrangiati con delle accordature non convenzionali, con tutte le difficoltà o gli stimoli del caso. E poi c’è il lato del songrwriter, che da sempre mi accompagna. Mi piace scrivere testi e melodie vocali e affidarle a voci di alto livello.

Chi sono i tuoi modelli in campo musicale?

Chi riesce a comunicare emozioni col proprio strumento con classe e naturalezza. In campo acustico Tommy Emmanuel o Michael Hedges, in campo elettrico Steve Lukather, Robben Ford o Steve Morse.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sto scrivendo del nuovo materiale per il prossimo disco, un viaggio tra flamenco e sonorità più moderne. Poi c’è il progetto Arrenbì con cui stiamo preparando lo spettacolo per le date di Roma a gennaio e infine molte novità riguardo la didattica con video-lezioni sul mio sito e un metodo per chitarra fingerstyle.

Cosa ne pensi dell’attuale panorama musicale? E pensi che novità come lo streaming o i talent musicali televisivi possano essere utili?

Attualmente non vedo grosse realtà interessanti. C’è un fermento musicale pazzesco, indubbiamente dovuto alla presenza di mezzi di comunicazione di massa. Ma proprio a causa loro non trovo nulla d’interessante o coinvolgente. È Sempre la stessa storia: tutti puntano all’immagine. Non c’e’ un minimo di ricerca su se stessi e i propri mezzi, le proprie origini. Ognuno si limita a riproporre ciò che viene già suonato da altri, con la conseguente perdita di identità e stile.

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