Contrada “La Cattiva” ricoperta di tendoni. Querce e muretti a secco a rischio

Sergio Carlucci

Il rischio idrogeologico e l'intervento dell'uomo

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Siamo suicuri che i pannelli fotovoltaici e i tendoni da uva da tavola, in sostituzione di uliveti e mandorleti, facciano bene all’economia di Acquaviva? E siamo certi che i cambiamenti della nostra campagna, così fragile da un punto di vista idrogeologico, non siano rischiosi per l’uomo? 

Conservare il nostro territorio significa rispettarne la morfologia, le colture tradizionali e salvaguardarne l’equilibrio idrogeologico. Da qualche anno, tuttavia, stiamo assistendo a una profonda modificazione delle nostre campagne: gli impianti fotovoltaici sono l’esempio più evidente di questa trasformazione, ma è solo un singolo aspetto che non esaurisce la problematica nella sua complessità.

Una modificazione che tocca da vicino il nostro territorio e che diventa pericolosa se si inserisce all’interno di un fenomeno più ampio di aggressione del paesaggio rurale, sempre più segnato dalla presenza di discariche abusive, dall’espianto di ulivi secolari per la vendita illegale, dalla scomparsa graduale dei muretti a secco, smontati per essere venduti o macinati per far spazio a nuove colture o semplicemente per non essere di intralcio ai mezzi agricoli.

La campagna acquavivese è continuamente sotto attacco da parte di “ladri di pietre”,  anche se non mancano da questo punto di vista le denunce a carico dei trasgressori. Gli ulivi secolari sono abbattuti o dati alle fiamme per lasciare spazio a colture più redditizie, in barba ai vincoli e alle tutele. Anche alle querce e alle roverelle sta capitando la stessa sorte delle ulivi, perché “incompatibili” con l’avvento dei tendoni da uva da tavola. 

E così, ad Acquaviva, dove il paesaggio rurale si presentava fino a pochi anni fa uniforme nei suoi tratti distintivi, attraverso un sistema variegato di uliveti, mandorleti, vigneti da vino, macchia mediterranea e muretti a secco, oggi sono presenti manufatti e colture che ne stanno cambiando irreversibilmente la fisionomia.

Lo si può notare ad occhio nudo, percorrendo il reticolo di strade campestri che si snoda oltre il centro abitato. Ma per meglio percepire l’effettivo impatto dell’azione dell’uomo sulle nostre campagne occorre affidarsi alle fotografie aeree e alle immagini satellitari.

Solo per fare un esempio di ciò che sta accadendo alla nostra campagna, proviamo a dare uno sguardo alle profonde modificazioni che sta subendo la contrada denominata “La Cattiva”, a quattro chilometri a nord ovest dal centro abitato. Un tempo dominata esclusivamente da uliveti, mandorleti e macchia mediterranea, è ancora oggi caratterizzata da un gioco di dislivelli che ne denunciano l’origine carsica, confermata dalla presenza di lame, doline e pietre affioranti.

Da alcuni anni questa porzione di campagna acquavivese è diventata terra di conquista da parte di grosse aziende agricole che vi hanno impiantato tendoni per la produzione di uva da tavola. Niente di strano, si dirà. Ma un simile fenomeno, ad un occhio più attento, suscita non poche preoccupazioni. Intanto, stiamo parlando di un tipo di coltivazione più adatta ad altri territori: l’abbondanza di pietre nel sottosuolo prevede un dissodamento dei campi in profondità, proprio dove le falde acquifere sono prossime alla superficie. Questo aspetto è molto importante perché potrebbe dar luogo all’inquinamento delle falde a causa dell’uso massiccio di fitofarmaci utilizzati per produrre l’uva da tavola. Vista l’appetibilità di questi terreni, inoltre, si teme che  siano a rischio i muretti a secco e le querce che costeggiano alcune delle strade della contrada. Alcune querce, infatti, sono state bruciate alla base del tronco, forse con lo scopo doloso di provocarne la morte. Lunghi tratti di muretti a secco, invece, hanno lasciato spazio a cumuli disordinati di pietre, e non si esclude che il loro destino sia quello di finire nelle macinatrici. 

Ci si interroga quindi sull’impatto che potrebbe avere da un punto di vista idrogeologico, proprio in prossimità di una lama, la presenza di immense superfici ricoperte di plastica sulle quali  l’acqua scivola, concentrandosi in punti circoscritti, quando in passato si infiltrava nel terreno per essere poi assorbita in maniera uniforme. E per ultimo non si è certi che queste colture rispettino i vincoli e le distanze da boschi e lame, così come previsto dal Piano paesaggistico territoriale e dal Piano di assetto idrogeologico.

Esiste quindi il rischio che questi cambiamenti non incidano solo sull’impatto visivo e sul pregio paesaggistico del territorio. Quello che sta accadendo potrebbe interessare il delicato equilibrio e la fragilità idrogeologica di un territorio ben più vasto dell’agro acquavivese. Un territorio grande come una provincia e che parte dalle Murge per congiungersi alla costa. 

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