La notte del fuoco

© cosmodesign
Un messaggio del vice presidente del Comitato feste patronali, una galleria fotografica, un video e uno stralcio dal libro "L'acquavivese all'indietro" di Francesco Sportelli
Il Comitato Feste Patronali, dopo l’esaltante e unanime consenso raccolto con i festeggiamenti dello scorso settembre, ha dato un’ulteriore prova di vitalità. I numerosi e importanti apprezzamenti per la mostra fotografica “Fra[m]menti in festa” e il successo di pubblico e di partecipazione della fanòve, sono segnali importanti e inequivocabili del sentimenti che uniscono le donne e gli uomini del comitato all’intera Città.
Vito Caroli, vice presidente del Comitato, soddisfatto per il successo della serata, ha espresso parole di gratitudine verso tanti concittadini che, una volta ancora, silenziosamente, hanno contribuito a rendere belle e autentiche le celebrazioni di marzo. Salutandoci ha infine rivolto un ringraziamento speciale – sicuro di interpretare il sentimento della Città intera – a quanti, nel Comitato Feste Patronali, sacrificando tempo ed energie, si sono adoperati per rendere speciale la serata appena trascorsa.
«Una serata affollata come non capitava da diversi anni e il calore e la luce delle fiamme del falò hanno segnato, ieri sera, il termine dei festeggiamenti di marzo in onore della Madonna di Costantinopoli. Lo spettacolo – sempre suggestivo ed emozionante – del fuoco che divora la legna, sapientemente accatastata, all’inseguimento della cima-cima in un sortilegio che si rinnova ogni anno, ha scaldato una serata diversamente fredda e rigida.
Quello della fanòve é un tributo alla Madonna che si rinnova ogni anni – accendendo la fede e la devozione di tantissimi cittadini – e preceduto dalla processione, per le vie del paese, della cima-cima, decorata e abbellita dai bellissimi disegni che ieri mattina tanti alunni di entrambi i circoli didattici della scuola primaria di Acquaviva, durante una visita alla cripta della Cattedrale, hanno donato in segno di affidamento alla Vergine».
U MARTEDÌ DE LA FANÒVE
I festeggiamenti continuavano per otto giorni ancora e si concludevano in una iniziativa che sa molto di pagano.
La cima-cima, cioè dei tralicci incrociati e rivestiti di carta colorata, va in giro per il paese ed ognuno offre i prodotti della terra: grano, cereali, pane, formaggi, ecc.
Accompagnata dalla bassa musica, u tammurre, la cima-cima viene sistemata alla cima della catasta di fascine.
Al momento dell’accensione di questa si intrecciano ditterie e le leggende.
Ai promessi sposi era di obbligo fare un giro intorno al falò, quasi per riscaldare il proprio amore in eterno; al momento della caduta della cima-cima, dalla parte del fuoco più vigoroso, si affermava che in quella direzione si dovevano mietere grandi messe di grano e cospicuo raccolto.
Non mancavano i balli, come la “pizzica pizzica” e la tarantella e non mancavano i giovani che per fame si avventuravano fra le fiamme per agguantare qualche capo di salsiccia appesa alla cima-cima.
Per l’intera notte si vegliava seduti intorno alla fanòve con a fianco la fiasca del vino, mangiando ceci arrostiti e mskuette skallete. Al primo mattino del freddo marzo, all’accenno di spegnimento del fuoco ormai esausto, molti erano pronti con “palette e stutafuoco” (recipiente laddove si deponevano i carboni accesi per spegnerli sì da fare i carboni per la frascère). Molti prelevavano le ceneri che ritenute sacre le depositavano sia quale azione propiziatoria per il raccolto, sia come concime ai terreni.
Il tutto, come sempre, con voto beneaugurante
CCHIÙ MAGGIORE L’UANNE NG’VENE, MADONNE MÉ
Da L’acquavivese all’indietro di F. Sportelli





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