Cronache dal Belgio. La vita all’estero tra difficoltà e opportunità

Luca Addabbo

Il resoconto della presentazione del volume della giornalista Angela Alessandra Milella avvenuta ieri nella sala Colafemmina

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“Sento di essere cittadina del mondo, una cosmopolita. Volevo sperimentare un nuovo concetto di cittadinanza, desideravo sentirmi cittadina europea, volevo capire fino a che punto ci è ufficialmente concesso esserlo e cosa c’è ancora da fare per ritenersi propriamente tale”.

È cominciato con questa premessa l’intervento della giornalista e scrittrice Angela Alessandra Milella alla presentazione del suo nuovo volume, Cronache dal Belgio, pubblicato dalle Edizioni dal Sud e presentato ieri sera ad Acquaviva nella sala Colafemmina del Comune. Un racconto di un viaggio, quello dell’Erasmus dell’autrice a Bruxelles e Leuven, che è anche il tentativo, sotto forma di diario, di raccontare se stessa, le proprie sensazioni e le difficoltà che una giovane può incontrare nel rapporto con la nazione considerata il cuore dell’Europa.

Nata inizialmente per obblighi professionali in forma di articoli inviati al portale Quotidianoitalia.it, la scrittura ha presto sentito il bisogno di raccontare anche altro, in forma più estesa, senza lo spazio limitato e settoriale delle testate giornalistiche. Di qui il ricorso a una contaminazione di generi, dal diario al racconto di viaggio, dal reportage fotografico alla raccolta di chat e sms, che ha reso l’autrice più libera di addentrarsi in analisi disincantate sulla vita del Belgio e in una serie di confronti con l’Italia (in particolare sul sistema sanitario e quello dei servizi) che non sempre confermano quanto raccontato dai media istituzionali. L’autrice non esita anche a criticare, con  particolari scomodi e talvolta contraddittori, il popolo belga, nel tentativo di sfatare il mito del nord Europa come oasi sempre progredita e illuminata.

“I belgi? Sono freddi, legati a degli stereotipi, e anche un po’ razzisti.” ha raccontato l’autrice “C’è l’idea diffusa che l’Italia sia mafiosa e la presenza sulla scena politica di Berlusconi, ha rafforzato questo giudizio negativo. I giovani però vorrebbero raggiungere il nostro livello culturale e amano il nostro patrimonio artistico. Un atteggiamento contraddittorio che genera spesso rapporti difficili”.

Una presunta chiusura mentale che può generare anche profonde difficoltà di inserimento non solo nel mondo universitario, ma anche in quello lavorativo.

“Pensavo sarebbe stato più facile inserirsi nel circuito culturale e accademico, invece mi è stata richiesta la conoscenza dell’olandese, una lingua che non s’impara certo in pochi mesi. Altrimenti si può ricorrere a lettere di presentazione di docenti universitari o genitori e parenti di origine belga, ma io non ne avevo”.

Insomma, non è sempre oro quello che luccica, anche se nel l’autrice, a conclusione del suo intervento, ha voluto ribadire la fondamentale importanza del viaggiare e del rapportarsi con le difficoltà e le opportunità che la vita all’estero può offrire. Un concetto, questo, accolto anche dagli iniziali interventi del presidente dell’associazione Ausonia Mario Radogna, del sindaco di Acquaviva Davide Carlucci, dell’assessore provinciale Fabio Saverio Romito e del consigliere regionale Ignazio Zullo, tutti d’accordo sulla necessità che la cosiddetta fuga dei cervelli all’estero si debba poter trasformare in una opportunità anche per chi resta e per chi vuole tornare.

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