Ricovero a tempo indeterminato

In una stanza del Miulli da più di otto anni. Una storia di amore e sofferenza che scopre i limiti del sistema sanitario nazionale e che potrebbe costar caro
C’è una stanza del Miulli dove medici e infermieri entrano di rado. Da più di otto anni quella stanza è la casa di Samuele e Grazia, marito e moglie con una storia unica fatta di amore e sofferenza. Una storia che mostra le carenze del sistema sanitario nazionale e che potrebbe costar caro alla Regione Puglia.
Samuele ha sessantasei anni ed è una persona cosciente intrappolata in un corpo malato. Si nutre attraverso la Peg, un sondino che arriva direttamente allo stomaco e respira da una tracheostomia, una cannula infilata sotto il collo che permette il passaggio dell’aria. A tutto il resto – lavarlo, aspirare i muchi che si accumulano nei polmoni, curare le piaghe da decubito, somministrare le terapie – ci pensa sua moglie Grazia. Da sola.
Samuele è entrato al Miulli il primo novembre 2005. Venti giorni prima sua moglie l’aveva accompagnato all’ospedale di Monopoli per un ictus. Qui i medici ce la mettono tutta, ma le sue condizioni di salute sono parecchio complicate: da pochi anni gli hanno trapiantato un rene e il suo stato di salute va sempre peggiorando. Passano pochi giorni e la situazione precipita: Samuele ha un’emorragia cerebrale. La parte destra del suo corpo resta paralizzata e lui smette di parlare. L’unica soluzione è trasferirlo al Miulli. Da allora lui e Grazia non si sono più mossi.
In otto anni di assistenza continua, Grazia ha acquisito delle abilità tecnico-scientifiche che l’hanno resa autosufficiente nella cura del marito. Le basta ascoltare un rumore inconsueto della macchina per la dialisi per intuire che qualcosa non va e allertare medici e infermieri. Capisce al volo le esigenze di Samuele ed è sempre lì, pronta ad assisterlo. Ha notato che è allergico ad alcuni antibiotici forniti dall’ospedale e quando può va in farmacia a comprarne altri. Ma i soldi sono sempre meno. Dal 2005 a oggi Grazia ha vissuto della pensione di Samuele e di un accompagnamento. Da quest’anno l’Inps non solo ha sospeso l’assegno d’invalidità ma pretende dalla signora la restituzione di quasi seimila euro. Grazia però è tenace e non ha intenzione di rinunciare a quello che ritiene essere un suo diritto.
Di anno in anno le condizioni di Samuele si sono sempre più aggravate. Il suo piede destro è andato in necrosi e oggi è completamente nero: la prima parte del suo corpo a morire. Nel 2008, a causa di un distacco della cornea, ha perso l’occhio destro e da allora comunica con la moglie utilizzando il sinistro. I due hanno messo a punto un sistema di segnali tanto elementare quanto efficace: una strizzata di ciglia è un sì, mentre l’occhio spalancato avverte di un dolore, di qualcosa che non va, indica un rifiuto o un dubbio. Da quella fessura Samuele osserva Grazia che da mattina a sera si prende cura di lui. La guarda nei momenti più duri, quando lei gli stringe la mano e quel gesto gli restituisce la serenità e la voglia di andare avanti.
Considerando che la durata media dei ricoveri al Miulli è di una settimana, è impossibile non chiedersi come mai Samuele sia ancora lì. In questi anni l’amministrazione dell’ospedale e la Asl hanno più volte cercato una sistemazione alternativa per lui, ma non c’è struttura in Puglia e forse in Italia adatta al caso. Per restare in vita Samuele deve avere a disposizione un apparecchio mobile per la dialisi e, in caso d’emergenza, l’esperienza di diversi specialisti pronti a intervenire: nefrologo, chirurgo vascolare, rianimatore, otorino, gastroenterologo. Escludendo il Miulli, in qualsiasi altro posto sarebbe morto nel giro di pochi mesi.
Per salvare Samuele non restava che mettere a disposizione una stanza del Miulli a tempo indeterminato. Una soluzione che prima o poi dovrà fare i conti col sistema sanitario nazionale perché come tanti altri, l’ospedale di Acquaviva vive grazie ai Drg, i soldi che le regioni versano alle strutture convenzionate per ogni ricovero chiuso. Fare un calcolo dei costi di questa particolare degenza è molto complicato. Ma se un semplice intervento di appendicite costa tra i 3.500 euro e i 5.700, immaginiamo otto anni di ricovero. La cifra che alla Regione Puglia toccherà un giorno sborsare potrebbe essere da capogiro. Con questo sistema, se sei Samuele e vuoi continuare a vivere, rimediare una stanza in un ospedale è, tutto sommato, una gran fortuna.





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