Concorso fantasma al Miulli. Cercavano un capo servizio sicurezza, non se ne sa più nulla

Graziana Capurso

I sindacati e i lavoratori pretendono chiarezza sulla questione da parte del management

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Nuovo, intricato capitolo nella storia del Miulli.

I riflettori, stavolta, si accendono sul corpo di servizio delle Guardie Giurate dell’ente, il quale si ritrova a dover fare i conti con l’ennesima mancanza da parte della dirigenza. 

Lo staff delle guardie giurate è organizzato in maniera, se così si può definire “gerarchica”: a capo della squadra deve apparire un individuo, che configura come responsabile e referente del servizio di sicurezza. Dopo il pensionamento del primo coordinatore responsabile, è subentrato nel 2013 a ricoprire tale mansione, secondo la volontà dei dirigenti del Miulli, un professionista esterno. Questa decisione da parte della direzione aveva suscitato tra i dipendenti notevole dissenso considerando il periodo di crisi a cui si stava facendo fronte e la conseguente decurtazione delle buste paga dei lavoratori, tanto da portare il consulente esterno, dopo pochi mesi di presenza, a consegnare le sue irrevocabili dimissioni dall’incarico.

Per coprire il posto ormai vacante della figura di responsabile di servizio delle guardie giurate, l’amministrazione ospedaliera ha indetto un concorso interno rivolto esclusivamente ai dipendenti della sicurezza del Miulli, il cui bando è stato pubblicato il 1° agosto 2013. Questa mossa da parte del management è stata recepita come un segno di apertura dalle guardie giurate, un modo per appianare le divergenze subite in passato e favorire in modo positivo una nuova collaborazione da ambo le parti.

Il suddetto esame si è svolto il 3 dicembre 2013, sotto la supervisione di una commissione, formata da alcuni membri dell’amministrazione dell’ospedale e da un componente esterno all’ente, chiamato appositamente ad esaminare i candidati. Tale soggetto è stato problematico da individuare, tant’è che l’amministrazione ha nominato come componente esterno della commissione un elemento i cui requisiti erano sì, conformi alle materie oggetto della prova, ma comunque non pertinenti all’ambito sanitario, creando così un ulteriore deroga all’originaria previsione del bando.

Ad oggi, nonostante il regolare espletamento del concorso, non è stato pubblicato alcun esito.

Contemporaneamente, in via ufficiosa, viene riportata la voce, molto insistente, del tentativo di conferire nuovamente ad un consulente esterno il coordinamento del servizio di controllo e sicurezza dell’ente, portando così a terzi la possibilità di arricchirsi.

Insomma oltre il danno anche la beffa.

Non basta il totale nonsense di un concorso “fantasma” (il cui risultato, ricordiamolo, è ancora ignoto) che ha sottratto tempo e soldi all’ospedale, già in uno stato di penuria di risorse economiche data la chiara situazione fallimentare in cui l’ente naviga, ma si da adito, improduttivamente, alla possibilità di adottare un’altra consulenza di cui l’ente può ampiamente fare a meno tenendo conto della notevole capacità di autogestione che finora è stata adottata del corpo delle guardie giurate, che in questo momento di recessione è riuscita, nonostante le difficoltà, a portare avanti in modo impeccabile il proprio dovere istituzionale.

Tutto questo si colloca all’interno della conclamata spaccatura venutasi a creare lo scorso 24 gennaio durante l’Assemblea Generale, tra l’amministrazione dell’ente ospedaliero Miulli e i sindacati, che finora hanno tentato di cooperare insieme per risollevare la situazione in cui tergiversa l’ospedale e che va a danno degli stessi lavoratori i quali, come al solito, devono rimediare di tasca propria agli ingenti “errori” dei vertici.

Per poter far luce e ricevere delucidazioni in merito alla poco trasparente situazione, i sindacati dopo l’appello del gruppo delle guardie giurate, hanno deciso di portare all’attenzione collettiva questa fase, richiamando attraverso una lettera, le differenti istituzioni quali il governatore dell’ospedale Miulli Mons. Ricchiuti, il giudice e i commissari designati dal tribunale di Bari per la sezione fallimentare e il presidente della giunta regionale Puglia, Nichi Vendola, chiedendo loro tramite questa epistola, la sospensione di eventuali procedure di assegnazione di incarichi di responsabilità a figure esterne e una riconsiderazione dell’opzione interna, che per altro garantirebbe l’unità del gruppo di lavoro e il ritorno ad un’auspicabile situazione di tranquillità generale.

Tranquillità di cui l’intera struttura ha necessariamente bisogno per sopravvivere. 

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