Miulli, il giudice chiede l’archiviazione per Vendola, Paciello e Laddaga

C'è la richiesta di archiviazione da parte del procuratore aggiunto Giorgio Lino Bruno per il governatore e altri sei indagati che potrebbero uscire dall’inchiesta sulle presunte irregolarità nella transazione da 45 milioni.
C’è la richiesta di archiviazione da parte del procuratore aggiunto Giorgio Lino Bruno per il governatore il governatore Nichi Vendola e altri sei indagati che potrebbero uscire dall’inchiesta sulle presunte irregolarità nella transazione da 45 milioni di euro con l’ospedale “Miulli” di Acquaviva delle Fonti.
Accordo che poco meno di un anno fa è stato dichiarato legittimo da Consiglio di Stato.
La parola passa al Gip che dovrà decidere se accogliere o meno la richiesta della Procura.
L’archiviazione è stata invocata anche per il vescovo di Altamura, Gravina e Acquaviva, monsignor Mario Paciello, per il suo delegato, don Mimmo Laddaga, per l’ex funzionario regionale Nicola Messina, e per l’ex direttore amministrativo del Miulli Rocco Palmisano.
Al centro dell’indagine portata avanti dalla magistratura barese c’è la delibera di giunta con la quale nel 2010 la Regione Puglia effettuò una transazione con l’ospedale acquavivese.
Il Miulli aveva chiesto circa 42,6 milioni di euro per crediti che avrebbero vantato dal 2002 al 2007.
La clinica sosteneva di essersi indebitata per realizzare la nuova sede con fondi propri (76 milioni fino a fine 2008) perché i costi per mandare avanti l’ospedale sarebbero maggiori rispetto ai rimborsi della Regione.
Da qui la richiesta dell’ospedale che era stata accolta con un sì dalla Regione al termine, però, di un lungo iter burocratico – sospetto perché portato avanti con una trattativa “al rialzo” rispetto alle richieste dell’ente ecclesiastico – poi concluso e infine annullato in autotutela.
Il caso è approdato anche davanti ai giudici amministrativi. Nel febbraio scorso la sentenza del Consiglio di Stato che ha giudicato legittimo l’operato della Regione Puglia. Secondo i giudici, la Regione non era obbligata a ripianare i debiti che il “Miulli” aveva accumulato e non doveva quindi corrispondere più alcuna somma, se non i 45 milioni di euro, oggetto della transazione. Transazione, ritenuta quindi legittima dai giudici amministrativi.
E non è escluso che anche la sentenza del Consiglio di Stato abbia pesato nella decisione della procura di chiudere con la richiesta di archiviazione questo fascicolo d’indagine.





Commenti
e che cipotevamo aspettare giustizia? il poteredi certe persone solo Dio potrà punirlo non gliuomini, ma prima o poi il giorno del “vero ” giudizio arriva per tutti. Saremo giudicati sull’amore non su quanto avremo incassato! CHE SCHIFO!!!
ospedale miulli, tutti assolti ?….come si dice ; LE VIE DEL SIGNORE SONO INFINITE. e noi paghiamo…….. chissà che il signor Silvio Berlusconi abbia ragione sulla giustizia italiana.!
Esprimo tutta la mia piena soddisfazione per la conclusione positiva di questa triste vicenda. Sua eccellenza potrà così lasciare il suo incarico a servizio di questa diocesi senza questa macchia infamante.
alla fine quei soldi sono nell’ospedale e attraverso gli stipendi di noi dipendenti anche in acquaviva. dobbiamo dire solo grazie se don mimmo riusci ad avere quei soldi. purtroppo il consiglio di stato ha negato un ulteriore diritto che il tar aveva sancito. ma questo non è colpa di don mimmo……lui avra altre colpe di cui rispondere a Padre Eterno come tutti ma quella di aver costruito il miglior ospedale in puglia non è una colpa ma un vanto…
Bhe non facciamo affermazioni eccessivamente presuntuose in merito alla costruzione del miglior ospedale in Puglia…..diciamo piuttosto che è una bella struttura anche se molto spesso dispersiva per i pazienti e per i parenti degli stessi. Bisogna invece, che il caro Don Mimmo comprendesse che l’ospedale Miulli non è una succursale dello stabilimento della Fiat di Melfi all’interno del quale devono essere prodotte tot..auto al giorno. I pazienti non hanno bisogno tanto della struttura confortevole, piuttosto di cure e di assistenza a tutto tondo. Attualmente si bada solo a fare numeri da relazionare alla Regione Puglia e non a curare con attenzione il malato.
ORAMAIII !! IO CREDO SOLO IN UNA SOLA GIUSTIZIA…………………….QUELLA DIVINA E QUELLA MAFIOSA !!!! O KIUPPP.. 🙁
la maggior parte delle persone hanno appreso la notizia dai quotidiani locali, però mettere insieme la richiesta di archiviazione (che equivale ad una assoluzione) e le intercettazioni telefoniche “di aggiustamento” per giunta nella casa “del medico acquavivese Roberto Tisci”, che per quante ricerche abbia fatto, non risulta esistente ad Acquaviva, non mi pare un bel quadretto, ma soprattutto rischia di diventare un brutto esempio che altri potrebbero seguire e a rimetterci sarebbe sempre la città.
Le notizie sono imprecise, colpa di un modo approssimativo di fare giornalismo, ma le intercettazioni ci sono ed è un fatto sorprendente che si chieda l’archiviazione dell’inchiesta. La vicenda è iniziata da un contenzioso della gestione ecclesiastica del Miulli con la regione Puglia per una richiesta di 45 milioni di €. per adeguamento retribuzioni dipendenti. Strada facendo la motivazione è diventata contributo edilizio per la costruzione (sic!) del nuovo monoblocco. La regione obbediente appronta la delibera che però revoca in regime di autotutela. Ma il gioco è fatto perché gli ecclesiastici del Miulli fanno ricorso al Tar, la regione nicchia e il Tar gli dà torto e assegna al Miulli i soldi richiesti. Il Consiglio di Stato confermerà questa sentenza ma negherà l’ identità tra il Miulli e l’ente ecclesiastico e l’assegnazione di ulteriori somme … Ma questo è solo un parte di tutta la vicenda