Quale Squicciarini per Acquaviva?

Francesco Lopuzzo

La “voce stonata” di Lopuzzo sulle situazioni che hanno determinato la caduta del Primo Cittadino e su quanto queste possano incidere per il futuro

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Salvo un clamoroso accoglimento da parte del TAR del ricorso inoltrato dall’Ing. Squicciarini contro lo scioglimento del Consiglio Comunale, Acquaviva si ripresenterà a breve alle urne. Non di certo l’esperienza, quasi triennale, di governo cittadino da parte della compagine di Centrosinistra verrà ricordata come una della più felici della cittadina. Non ci interessa analizzare cause, responsabilità e attenuanti in questa sede. In barba a chi ci accusa di essere stati oppositori mediatici del Governo Squicciarini, non tripudiamo. E questo per diverse ragioni.

In primis perché una crisi di governo, qualsiasi esso sia, è sempre anche una crisi del paese, e Dio sa se di crisi Acquaviva ha bisogno. In secundis perché ci metterebbe sotto gli occhi un’altra di quelle palinodie di cui la nostra storia è, ahinoi, tutta una collezione. Di voltagabbanate ne abbiamo viste fin troppe e tutte ci hanno lasciati con un profondo senso di disgusto.

Le dimissioni rassegnate lo scorso 7 gennaio dal Primo Cittadino avevano tutta l’aria di essere gemelle di quelle del luglio 2011. E cioè una farsa. Una indegna e subdola strategia per recuperare tempo, effettuando un vero e proprio accanimento terapeutico su un Governo oramai morto. Chissà quali intrallazzi stava tessendo il Sindaco, pur di restare ancora in carica. Venti giorni in più (il tempo durante il quale è consentito ritirare le dimissioni dal giorno in cui le stesse vengono rassegnate) e probabilmente ci saremmo trovati di fronte ad una Maggioranza tutta nuova, accomunata e tenuta unita (fino a quando poi?) da chissà cosa. Ma, purtroppo, la Storia ci insegna che questa tipologia di Governi nati sul compromesso (per usare un eufemismo) o sull’inciucio (come qualcun altro dice) finiscono sempre per incarnare il male. Allora, da questo punto di vista, ben vengano le firme consegnate dagli undici ormai ex Consiglieri.

Ad ogni modo, un merito i vincitori del 2010 lo hanno avuto, e bisogna onestamente riconoscerglielo: quello di far capire alla gente che “nuovo” e “buono” non sempre sono sinonimi. Tuttavia su questo tema è necessario soffermarci ancora un po’.
Squicciarini non è figlio soltanto di Squicciarini e del Partito Democratico. È figlio di un’Acquaviva che da tempo andava cercando uno Squicciarini, convinta che solo uno Squicciarini potesse risolvere i suoi problemi. Con la sua caduta, è probabile che Acquaviva si senta orfana inconsolabile di Squicciarini e si metta a cercarne un altro. Ma di tutti gli Squicciarini possibili, non è detto che Francesco fosse il migliore.

Anzitutto è mancato in un aspetto di fondamentale importanza per un giovane e per un politico del Terzo Millennio: la comunicazione e lo stare tra la gente. Non sappiamo se questo errore sia derivato dalla sottovalutazione delle potenzialità di tale fattore, o da altro. Poi perché gli è mancato il coraggio di denunciare i “ricattatori” o, meglio ancora, affrancarsi da questi prima della costituzione della coalizione. Questi aspetti, riteniamo, hanno leso (o quantomeno irrimediabilmente compromesso) la sua immagine di nuovo che avanza. Ecco perché, forse, Acquaviva ne ha ancora voglia. Le compagini che si presenteranno alle prossime competizioni elettorali ne terranno conto?

Non possiamo, tuttavia, nascondere qualche inquietudine per il “poi”. Siccome Squicciarini e i suoi alleati hanno rappresentato un Centrosinistra (molto più Centro che Sinistra), con ogni probabilità la successione dovrebbe andare ad un Centrodestra, di cui siamo tuttora in attesa di capire chi è, cos’è e cosa intende fare. Finora il Centrodestra acquavivese presenta i sintomi di Alzheimer: quando non tace, balbetta. Quando balbetta lo fa solo per contraddirsi. Ma anche questa è una delle conseguenze del rapidissimo evolversi degli eventi che ha portato alla caduta di Squicciarini. Nemmeno all’opposizione ha dato il tempo di scegliersi un leader e un programma.

Per poter sperare di governare questo paese, il nostro Centrodestra dovrà anzitutto avere il coraggio di potare i rami secchi, recidere i legami con quei volti ambigui che sia in Maggioranza, sia in Opposizione ne hanno fortemente ostacolato l’operato; e questo anche a costo di rinunciare a un buon bottino di voti. Se così non fosse si rischierebbe di rimanere impantanati nel fango della mediocrità. Bisognerà altresì dare a tutta la compagine quel tocco di nuovo che è sempre ben visto e ricercato dall’elettorato acquavivese. Nuovo, però, non significa solo il volto di un candidato, ma soprattutto idee e modus operandi.

Elettori e cittadini tutti sono per l’ennesima volta a sperare che questa possa essere la circostanza giusta per migliorare e cambiare questo paese, imparando dagli errori del passato. Ma il cambiamento deve partire dalla classe politica e dagli abitanti di Acquaviva in maniera congiunta. Chissà se tra qualche mese ci troveremo a parlare dell’ennesima occasione persa, oppure avremo la fortuna di raccontare del nuovo volto di questo paese. Noi preferiremmo la seconda. E i nostri amici politici?

Francesco Lopuzzo

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Commenti

  • giuseppina lerario (utente non verificato)

    Ad una prima rapida lettura, possiamo essere più o meno d’accordo con Lopuzzo, ma sapevamo già che “nuovo” e “buono” non sono sinonimi, forse soltanto “tutto nuovo” e “buono” sono sinonimi e sappiamo benissimo che con Squicciarini non era “tutto nuovo”, ….. purtroppo c’era tanta roba vecchia. Complimenti comunque a Lopuzzo, ma deve scendere un po’ più nei particolari … analizzare fatti singoli…o addirittura singoli atti … renderebbe un servizio migliore alla città con la sua obiettività…. noi purtroppo siamo un po’ di parte.

  • Saverio Francesco Iacobellis (utente non verificato)

    Il cambiamento parte solo dai cittadini. Caro Francesco… due liste, l’una avversa in leale concorrenza all’altra, devono porsi belle-belle un patto comune di trasparenza politico-amministrativa… nei loro futuri programmi. Due liste, in concorrenza, che corrano da sole e senza coalizioni… Due liste, cioè: due partiti (destra vs. sinistra) o due civiche pro-locali (destra vs. sinistra)… Che significa pro-locale? Non un partito, ma un laboratorio che eserciti un costante monitoraggio della realtà socio-economica locale e che assuma, via-via, nel modus l’agire al pari di un’associazione normalmente volta al sociale e alla difesa del produzionismo; sia imprenditoriale che rurale.

  • Saverio Francesco Iacobellis (utente non verificato)

    Ultima cosa: non dico che vi dev’essere il mandato imperativo in politica, ma ritengo che chi non è più leale con una data maggioranza deve lasciare il posto al primo dei non eletti… Se una maggioranza entro i primi 100 giorni di governo non garantisce i mezzi opportuni di trasparenza politico-amministrativa, è giusto che questa entri nel mirino dell’opinione pubblica: una raccolta firme e a casa. Subito. Serve progettualità locale, stabilità e trasparenza. I cittadini devono monitorare i politici. In soccorso a questi punti resta la democrazia partecipata… Ma ne serviranno due: una di maggioranza e una di opposizione. Se c’è una falla nel sistema democratico, oggi, non abiterebbe tanto ad Acquaviva, ma a Roma. Bisognerebbe garantire, nel rispetto delle leggi italiane: stabilità, trasparenza, e più partecipazione dei cittadini. – Se dico sciocchezze, qualcuno (com’è giusto) mi corregga. (Saluti.)

  • Achille Signorile (utente non verificato)

    Come sempre, analisi fredda, obiettiva, disperatamente lucida. Parlare tuttavia di centrosinistra e di centrodestra è purtroppo un modo per ricadere negli stessi errori. Qualunque assemblaggio che intenda richiamarsi a categorie ideologiche incompa-tibili con la realtà di un paese che non ha più partiti è destinato al fallimento, perchè dovrà inevitabilmente far ricorso a numerose liste, ognuna delle quali eleggerà uno, due, tre consiglieri, la cui frammentazione condurrà alla replica di ciò che Acquaviva sta vivendo da oltre venti anni. A mio sommesso parere, occorre ora sgombrare il campo dalle categorie ideologiche; dare vita ad una lista civica, guidata da un nome di consolidata personalità, con venti candidati di severo affidamento, trasver- sale, capace insomma di proporsi all’opinione pubblica con ferma autorevolezza. Non è facile, difficilmente i cani che girano intorno all’osso si metteranno da parte: ma questi sono gli elementi da sconfiggere. Una volta per tutte.

  • giuseppina lerario (utente non verificato)

    Achille Signorile oggi propone una lista TRASVERSALE, Claudio Giorgio e Franco Solazzo dodici anni fa proponevano una lista ARCOBALENO, praticamente la stessa minestra. Nel 2000 l’iniziativa fallì perché il cavallo vincente non era né Giorgio, né Solazzo, né Pappalardo, né Lovecchio, il cavallo vincente si chiamava Pistilli, ma poverino appena vinse cercò di attuare lui l’ARCOBALENO, delegandone però la gestione pratica a chi faceva da intermediario con la sinistra,cosicché mentre Pistilli si metteva la fascia tricolore, di fatto la sinistra comandava… ma la peggiore sinistra!!!. La peggiore sinistra ha sofferto per Pistilli che stava realizzando programmi di sinistra. Quindi la peggiore sinistra ha dovuto trovare un altro Pistilli (Squicciarini) per continuare a fare danni … che è il suo obiettivo principale… fare danni alla città, con vantaggi solo per se stessa.

  • ferdinando trisolini (utente non verificato)

    Acquavivesi all’attacco siamo le nuove brigate è vietato presentarsi riferito ai vecchi politici dell’ultima amministrazione Squicciarini per un solo motivo: Non sono stati in grado di mantenere i loro impegni politici assunti e delegati con il nostro voto. Quindi occhio. La caduta di un signore come Squicciarini grida vendetta. Quindi fuori tutti i vecchi della politica. TUTTI. Cercasi volti nuovi per la politica di buona speranza. Caro Signorille Achille questo è da dire. Dott. Lopuzzo non facciamo analisi difficili sulla politica fuori tutti gli intrallazzatori. Caro Squicciarini forse il piu grande tuo errore denunciare chi ti riccattava. Vigliacchi, Vigliacchi. Siamo pronti a tutto. Occhi aperti Acquaviva è allo sbando nel completo assoluto Saluti.

  • Gianni Petruzzelli (utente non verificato)

    Sarà giunta l’ora per il rientro trionfale di Sir Giovanni Tria? Da anni nell’ombra e nel sottobosco. Mai in prima linea da almeno due decenni, sempre impegnato in politica ma…fuori Acquaviva. Accetterebbe mai una candidatura a sindaco? Probabilmente no visto che Acquaviva gli interessa poco o niente. Tutto il politicame acquavivese è 0 assoluto in confronto a lui.

  • giuseppina lerario (utente non verificato)

    suvvia sig. Gianni Petruzzelli, non scherziamo, se è vero che il sig. Ferdinando Trisolini è molto radicale nei suoi giudizi (ma onestamente non si può dargli torto per il suo risentimento, che credo sia comune a moltissimi concittadini i quali si sentono sfiduciati, traditi e forse anche un po’ truffati), non si può accettare il suo ragionamento che equivale a dire siccome c’è un dinosauro della politica in ibernazione, lo risvegliamo e il gioco è fatto. Potremmo affidarci ad un senatore della repubblica, a qualche ex sindaco: tre avvocati, due ex insegnanti, un ex dirigente di ospedale, un ingegnere, un ex preside, un imprenditore, un professore universitario… cosa hanno tutti questi meno del dinosauro? … si voterà in primavera?… in primavera arriva il vento fresco e nuovo della primavera… spero che Acquaviva si rinnovi e si rinfreschi veramente… volti nuovi, volti freschi, volti giovani e senza legami col passato… altrimenti Acquaviva è destinata a fallire.