Criminalità informatica: gli aspetti pericolosi del web

È intervenuto il dott. Andrea Carnimeo, responsabile del Settore Perizie e Accertamenti Tecnici della Polizia Postale e delle Comunicazioni
Viviamo nell’era di internet. Grazie alla rete, il mondo intero può entrare nelle nostre case con un click. La globalizzazione del sapere passa anche da questo. Avere la possibilità di poter lavorare da casa, effettuare ricerche, poter chiacchierare o chattare con persone care e lontane, fare acquisti o vendere qualcosa on line sono alcuni degli indubbi vantaggi che il web offre a tutti noi. Siamo al punto che non è neanche necessario possedere un computer per poter navigare, infatti oggi è possibile accedere ad internet anche grazie ad un telefonino, oggetto che ormai è nelle mani di tutti, sia degli adulti che dei bambini. C’è, tuttavia, un “ma”, un “grande ma”.
Il seminario cittadino, organizzato dall’Università della Terza Età, tenutosi martedì pomeriggio nell’Aula Magna della scuola “De Amicis”, ha avuto come relatore il dott. Andrea Carnimeo, responsabile del Settore Perizie e Accertamenti Tecnici della Polizia Postale e delle Comunicazioni, al quale è toccato il compito di illustrare, ai numerosi presenti, le mille insidie del web, riguardanti sia gli adulti e le istituzioni, sia i bambini e gli adolescenti. Il dott. Carnimeo ha sottolineato che è impossibile resistere alla tecnologia e che bisogna, invece, partecipare, comprendendola ed essendo preparati e informati. La globalizzazione delle comunicazioni fa emergere tutte le debolezze strutturali dei nostri sistemi e, si assiste, quindi, a una mancata corrispondenza di forza, per cui, spesso, sentiamo parlare di server bloccati o intasati. L’elemento, tuttavia, che con maggior evidenza balza agli occhi dei più è l’inversione del rapporto generazionale, per cui, di tecnologia, oggi i ragazzi ne sanno più degli adulti e, sicuramente, questo non è sempre un bene, perché a bambini e ragazzi manca il concetto di responsabilità.
A livello nazionale e internazionale, le leggi che ci tutelano dalle problematiche legate all’informatica, ci sono, anche se poche e paradossalmente obsolete, perché i crimini sul web hanno mille sfaccettature sempre nuove e sono in continua evoluzione. Anche i reati legati al mondo informatico si evolvono e ne nascono persino di nuovi, come ad esempio, la cyberpedofilia, il cyberterrorismo, l’hacking, il sexting o il cyberbullismo. Quest’ultimo è sicuramente la malattia dei ragazzi di oggi, i quali pensano che se fatto tramite un computer, un gesto non può assumere valore di reato, quanto piuttosto la connotazione di gioco. Essi pensano di essere anonimi dietro ad un computer, indeboliscono le loro remore morali, senza notare che il computer può annullare i limiti spazio-temporali. Viene alterata persino la percezione dell’attività criminale, la percezione della sofferenza della vittima e la capacità di stimare i rischi di essere scoperto e catturato.
Essere preparati per partecipare assume vari significati: in primis bisognerebbe dotarsi di un ricco impianto normativo a livello italiano, europeo e internazionale, per poi, quindi, continuare a portare avanti una decisa attività di repressione e di informazione, proprio come sta facendo qui in Italia la Polizia Postale. Come tutte le cose, anche internet è stato pensato per essere una risorsa per chi lo utilizza, solo che, come ha concluso il dott. Carnimeo, passando nelle mani dell’uomo, esso si è connotato di troppi aspetti negativi, capaci di nuocere gravemente a chi è più indifeso: ai nostri bambini e ai nostri ragazzi. Si sente, quindi, la necessità di creare una netiquette, ossia l’educazione sul net e in questo, un valido aiuto può venire dall’anziano che è il trasmettitore di civiltà per eccellenza.
Paola Marella





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