Il lungo addio di Squicciarini

Mimmo Ferrante

Le dimissioni del sindaco e degli undici consiglieri segnano la fine scontata di una creatura politica mai nata

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Si torna a votare, probabilmente a Maggio. Per la quinta volta negli ultimi quindici anni. Intanto arriva di nuovo un commissario a Palazzo De Mari, per la terza volta sempre negli ultimi tre lustri.

Ha avuto vita breve l’amministrazione guidata da Francesco Squicciarini. Breve e travagliata.
In tre anni abbiamo assistito a due rimpasti ed un azzeramento di giunta, abbiamo visto all’opera quattordici assessori, per due volte il sindaco rassegnare le proprie dimissioni. Abbiamo visto consiglieri dell’opposizione passare in maggioranza (De Marinis, dalla lista civica di Pistilli all’IDV, che il passo è breve) e consiglieri di maggioranza passare all’opposizione, Attollino per primo, e poi Borreggine (IDV-API-FLI), che all’opposizione c’è stato per cinque minuti in consiglio comunale, poi la Compagnia delle Arti, prima con il defenestramento dalla giunta di Alberto Della Corte, successivamente con le dimissioni in Consiglio Comunale di Filippo Cassano e di tutti i candidati del suo movimento, con il relativo incartamento sulle surroghe, bloccatesi poi con la nomina a consigliere di Rocco Lombardi. Poi Magistro e, alla fine, Morano e Tria (PD) e Caporusso (UDC), a chiudere il cerchio, per decretare la morte definitiva di una creatura mai veramente nata. Senza dimenticare Roberto Tisci (Io Sud- FLI), che in maggioranza ci stava a giorni alterni, anche se alla fine ha deciso di rimanere nella nave affondata.
Queste sono cifre che restituiscono il quadro di una coalizione che non ha mai visto una reale unione di intenti ed un progetto politico condiviso (nonostante il Cronoprogramma), che non ha mai conosciuto una idea, anche vaga, di stabilità, che ha sempre navigato a vista. L’impressione è che sia stato tutto un grande pasticcio, una crisi politica durata trentasei mesi, senza soluzione di continuità.

Non si può non partire dal piano politico per comprendere quello che è successo sul piano amministrativo.
Finiti gli otto controversi anni di governo della città di Franco Pistilli, i suoi oppositori, veri e presunti, decisero di dar vita ad una unione politica strana. Pezzi di un ceto dirigente datato, logoro, decisero di archiviare quel poco di buono che si era costruito tre anni prima con Delmonte, per costruire una coalizione di centro “che guarda a destra e a sinistra” e che alla fine ha guardato solo il proprio ombelico, con qualche innesto di volti nuovi, a garantire una certa presentabilità di immagine all’operazione in termini di rinnovamento. Squicciarini “quello giovane”, dicevano i manifesti della campagna elettorale, quel giovane che si è prestato a logiche politiche antiquate e che purtroppo ha fatto la stessa fine di tanti altri vecchi sindaci della città.

Una costruzione senza solide fondamenta non può che avere vita breve, e questo era la coalizione che nel 2010 si riunì sotto la guida di Francesco Squicciarini, ex segretario del PD. Un sindaco mai davvero legittimato alla guida della sua coalizione e della città, a partire dalle modalità con cui si individuò la sua candidatura.

Scaricare però ogni responsabilità del disastro amministrativo sul fresco ex primo cittadino potrebbe essere ingeneroso. Ognuno a vario titolo ha giocato un ruolo importante nell’evoluzione in negativo di questa vicenda. Il lento declino di alcuni partiti di maggioranza, per esempio. Il Partito Democratico non ha mai svolto il ruolo di partito di maggioranza, di collante e di guida della coalizione, anzi si è lentamente logorato, quasi fino a morire, comunque condannandosi all’irrilevanza, relegando la guida e le chiavi della coalizione all’IDV.
Sono spariti i partiti e sono emersi gli egoismi e gli individualismi di molti consiglieri e aspiranti assessori. Tante “schegge impazzite”, che si muovevano in maniera disordinata, ognuna nella sua direzione autonoma, un caos a cui nessuno ha voluto o potuto mettere ordine.
Le responsabilità vanno condivise tra tutte le comparse che hanno preso parte a questa tragicommedia.

Sul piano amministrativo i risultati di questi quasi tre anni sono stati ben pochi. Tante inutili polemiche in lunghe e desolanti sedute di consiglio comunale e poco più. Una maggioranza prima muta e poi inesistente, una opposizione in parte ostentata e in parte inconsistente.
La vicenda relativa alla zona ex 167 non ha trovato soluzione, la gestione degli impianti comunali ha ridotto colpevolmente Scappagrano ad un rudere, la gestione dei rifiuti è rimasta ferma all’appalto del 1997, nonostante ci siano stati due anni a disposizione per fare un nuovo appalto e siano stati spesi diecimila euro per far redigere un nuovo capitolato, per non parlare di quell’altro pasticcio che è stata tutta la gestione della vicenda relativa alla mensa scolastica, con i genitori in rivolta su Palazzo De Mari ed una gara per l’affidamento del servizio che non si è più svolta.

Ma come si pretendeva di poter governare una città se non si era in grado di governare se stessi? Questi sono i risultati quando ci si improvvisa a fare politica.

E cosi tra il 7 e l’8 gennaio siamo giunti ad un lungo, triste, finale e annunciato addio. A posteriori potremmo considerarlo quasi una necessità storica, un epilogo inevitabile, un finale già scritto. Era nella logica delle cose, non poteva essere altrimenti.

Cosa rimane alla fine di questo spettacolo? Probabilmente un grande sentimento di depressione, l’idea di vivere una terra desolata, come quella di T.S. Elliot, terra arida e inospitale, dove è bandita ogni speranza di primavera, di resurrezione, un deserto dove invano si attende la pioggia.

Se la politica, se i partiti, se i movimenti civici che nasceranno non saranno in grado di porre le basi per la nascita di un nuovo quadro umano e politico, se non si sarà in grado di costruire una stagione politica basata sui collettivi e non sui personalismi, se non ci sarà vera partecipazione popolare, se non si sarà capaci di andare oltre vuoti slogan e vecchie ricette, se protagonista non sarà la politica, allora sarà l’ennesima occasione persa, e nessun dio ci salverà.

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Commenti

  • titti titti (utente non verificato)

    T I S C I S I N D A C O !! ..se non ora, quando?!

  • non serve (utente non verificato)

    sotto chi tocca !! altro giroooooo ……altra garaaaaaaa !! e la storia infinita continua :((

  • rosi m. (utente non verificato)

    tisci sindaco!!!! x cadere dalla padella alla brace!!!!!!!!!! poveri noi cittadini……..

  • titti titti (utente non verificato)

    ma vuoi mettere tisci con squicciarini!!! mille volte roby!!!! vai roby siamo con te!!

  • Tisci Sindaco (utente non verificato)

    Tisci Sindaco!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!hihihihihihihihhihihhi se si candida sfiorerà i 50000 voti