Pizzul: «Il vino di Puglia un autentico fuoriclasse»

Intervista ad uno dei più noti giornalisti sportivi del nostro Paese e grande appassionato di vini.
Francesco Misciagna, presidente dell’Inter Club di Acquaviva, ha incontrato uno dei giornalisti sportivi più famosi d’Italia, con un debole molto speciale per la nostra tradizione enologica.
Dottor Pizzul, lei ha giocato nel Catania, Ischia, Udinese, Cremonese. Che tipo di giocatore era?
Sono ricordi molto lontani che sfumano nel tempo. Ero quello che un tempo si chiamava centromediano che poi è diventato stopper e adesso difensore centrale. Ero un giocatore voluminoso e quindi piuttosto lento. Nella parte finale ho fatto il libero, molto statico (ride, ndr).
Ha marcato anche il grande Omar Sivori. Come è andata?
In quella partita con la Juventus io ero deputato alla marcatura di John Charles. A volte andavo al raddoppio di marcatura su Sivori insieme a Boldi. Già allora si raddoppiava! Grandi giocatori quelli! Mi trovavo più a mio agio con giocatori con struttura fisica analoga alla mia come Charles. Con quelli più piccolini e rapidi andavo in difficoltà.
Nicolò Carosio, Nando Martellini. Cosa ricorda di loro?
Sono stati per me due maestri, anche perché ho iniziato a fare il telecronista per circostanze piuttosto fortuite e casuali. Quando giocavo avevo maturato una sincera antipatia verso i giornalisti sportivi in quanto non erano molto teneri quando scrivevano delle mie prestazioni.(ride, ndr). Per una serie di circostanze casuali, sono stato indotto a fare un concorso in Rai e poi è andata come ben sapete. Mai avrei pensato di diventare anche io giornalista! Per me Carosio e Martellini erano dei “mostri sacri”. Ho avuto poi il piacere di conoscerli personalmente e lavorare con loro. Martellini era un autentico gentiluomo, un signore, Carosio un carattere un pochino più impetuoso.Due grandi personaggi.
9 aprile del 1970 commenta la sua prima partita (Juventus-Bologna, spareggio di Coppa). Particolare curioso: arriva con quindici minuti di ritardo…
Infatti era la prima telecronaca, ero stato assunto da qualche settimana. La Rai mi mise a disposizione una macchina per raggiungere Como, sede dell’incontro. Avevo pianificato la partenza alle ore 10.30 da Milano, giocavano alle 3 del pomeriggio. Mentre stavo per imbarcarmi passò Beppe Viola che mi dice: “ma dove vai, sei matto…così presto? Ma giocano alle 3 del pomeriggio, ti accompagno io, ci impieghiamo una mezz’oretta!” Beppe non aveva fatto il conto con la Brianza bianconera che andava allo stadio, quindi facemmo ritardo. Fortunatamente la partita era in differita quindi ebbi modo poi di riparare prima che andasse in onda. Come primo impatto per i miei superiori non fu il massimo. Quando “aprirono un’inchiesta” per capire cosa fosse successo e seppero che avevo incrociato Beppe Viola mi dissero:
“Se c’è Viola di mezzo, va bene così”. Straordinario personaggio Beppe Viola, sempre sul filo del rasoio!
Oltre 2000 telecronache da tutto il mondo, nove Mondiali. Qual’ è la telecronaca che ricorda con più piacere?
Se qualcuno, qualche mese prima dell’inizio di Mexico ’70, mi avesse anticipato che sarei andato a quei mondiali solo da spettatore, gli avrei dato del pazzo! L’essere andato addirittura da telecronista, mi hanno lasciato dentro di me una traccia emotiva molto forte ed indimenticabile.
Nel 1985 era all’Heysel…
Quella invece è stata la telecronaca che non avrei mai voluto fare. Non tanto per un discorso di difficoltà di comunicazione giornalistica, ma perché ho dovuto raccontare delle cose che non sono accettabili proprio a livello umano.
Cosa vorrebbe rivedere oggi del calcio di ieri?
In passato, anche se la passione è stata sempre accesa e le polemiche abbastanza forti, posso dire che era un calcio dove era più facile sorridere. Soprattutto erano più praticabili i rapporti umani tra gli stessi giocatori, tra giocatori e giornalisti, tifosi, c’era una maggiore possibilità di confronto di carattere personale, di stare assieme, di chiacchierare di litigare….. Ora è tutto più liofilizzato attraverso questi…moderni mezzi di comunicazione. Si parla tanto dell’importanza del gruppo ai fini dei risultati… Allora, anche se il ritiro non ha mai fatto piacere a nessuno, si stava molto più assieme giocando a carte, a biliardo, ci si prendeva in giro. Adesso i giocatori, quando si vive il momento istituzionale di dover stare uniti, ognuno va per conto proprio, magari chiusi in camera con i video games. Tutto molto meno caratterizzato dal piacere e alla necessità di fare gruppo e magari condividere i momenti che ti fanno un pò arrabbiare.
So che non ci dirà mai chi preferisce tra i telecronisti di oggi. Allora le chiedo: chi le assomiglia maggiormente?
Non sono uno che segue molto le telecronache. So che sono tutti molto, molto preparati. La sensazione è che essendo così tanti, si sentano sempre sotto esame e magari quasi costretti a voler strafare. Io sarei più portato a preferire una telecronaca meno caratterizzata da commenti pieni di parole.Ma i gusti sono gusti, ognuno ha la sua predilezioni personale. Non è possibile paragonare i telecronisti di adesso con quelli della mia generazione anche perché noi eravamo da soli e quindi dovevamo andar bene per forza. Adesso con le TV a pagamento, sono gli stessi responsabili che li inducono a tenere il ritmo sempre alto, a dire che la partita è bella, la giocata è straordinaria, miracolo e via dicendo. Anche di fronte a delle azioni e giocate abbastanza banali. Tutto questo,a volte, può dar fastidio.
Lei ha incontrato i più grandi personaggi del Calcio del mondo. Chi l’ha emozionata di più?
Ma, sono tanti. Aldilà della bravura sul campo di gioco e il carisma del campione, ho apprezzato la gradevolezza dello stare assieme di condividere dei momenti di svago di gioco di amicizia. Una volta era molto facile. Zoff, Burnich, Rivera, Mazzola Lodetti, sono personaggi che ancor oggi, di tanto in tanto, ci si incrocia e si ritrova sempre molto ben volentieri. Questo è molto bello.
“Bruno Pizzul. Una voce Nazionale” scritto da Francesco Pira e Matteo Femia riceve lo scorso settembre la Targa “Paolo Scorsetti”. Una bella soddisfazione, direi anche perchè i proventi andranno interamente alla Fondazione “Stefano Borgonovo”.
No, no..io non volevo assolutamente ! Mi ha convinto solo il fatto che i proventi sarebbero andati alla “Fondazione Borgonovo”.
L’Inter di Herrera, l’Inter di Mourinho. Quali analogie?
Tracciare delle analogie sul piano tecnico tattico è sempre molto difficile perché i tempi sono diversi. Per quando riguarda la personalità dei due tecnici ci sono però delle corrispondenze, fermo restando che tutti i tecnici di oggi dovrebbero fare un monumento ad Helenio Herrera e Nereo Rocco perché prima di loro l’allenatore era un “signor nessuno”. Pochi ricordano chi era l’allenatore del grande Torino, della Juventus che vinse 5 scudetti, o del “Bologna che il mondo tremare fa”. Dopo Rocco e Herrera, che sono stati individuati dai giornalisti come personaggi mediatici, la figura dell’allenatore è diventata importantissima. Qualche volta anche in maniera eccessiva. Oggi, anche quando si parla di una squadra che gioca nei campionati dilettanti, si parla dell’allenatori più che dei giocatori. Questo perché sono stati individuati tutti come Rocco ed Herrera che erano dei personaggi a tutto tondo. Adesso, in effetti, si parla anche troppo di loro.
E l’Inter di Stramaccioni?
L’Inter di Stramaccioni è una cosa molto interessante. Soprattutto la figura di Stramaccioni. Molti, quando è stato messo li, hanno fatto dei sorrisetti ironici pensando che fosse prematuro che fosse lanciato alla guida di un gruppo storicamente sempre molto difficile da gestire. Lo spogliatoio dell’Inter tradizionalmente è sempre stato di problematica gestione. Credo che il merito principale del ragazzo sia stato quello di farsi accettare. Aldilà dell’aspetto tattico e della formazione che mette in campo, si vede che il gruppo, fatto di giocatori di una certa fama, con alle spalle una carriera straordinaria e magari che hanno i suoi stessi anni, lo hanno accettato di buon grado, lo seguono. Questo indubbiamente è un segno evidente che si tratta di un ragazzo intelligente, dalla buona personalità e che ha saputo inserirsi nella maniera giusta. Anche i risultati possono essere considerati soddisfacenti.
Per chiudere, quale buon vino ci consiglia per queste festività?
Abbiamo il privilegio di vivere in un paese dove è possibile gustare vini eccellenti ovunque. La Puglia, direi, è sempre stata una regione con una buona tradizione vinicola, ma negli ultimi tempi i sui prodotti si sono affermati in maniera straordinaria anche per la varietà della produzione. Per esempio io sono molto contento del fatto che grazie soprattutto ai vinicultori pugliesi e pochi altri, ha riottenuto grande stima e considerazione nel mercato nazionale ed internazionale il Rosato. Era in principio un vino considerato un pochino di second’ordine perché la gente pensava che fosse il derivato di un taglio tra bianchi e rossi. Invece i Rosati, soprattutto pugliese, sono di qualità sopraffina.





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