“Giallo scrittura. Gli indizi e il reale”, di Bruno Brunetti

Uscito l’ultimo lavoro del docente universitario acquavivese
Il giallo non è solo giallo. Accade spesso che esso raccolga in sé le molteplici e variegate sfumature di una realtà sempre più complessa, della quale si rivela necessario il disvelamento. Ed è così che il giallo poliziesco può cambiare pelle: da semplice lettura comunemente intesa come strumento di svago, ecco che esso diviene lente d’ingrandimento per una accurata e spesso spietata indagine del reale. Quando è più vicino a un certo ottimistico razionalismo positivista di matrice anglosassone, il giallo assume un aspetto rassicurante. Si conclude, in questi casi, con l’assicurazione dei colpevoli alla giustizia e con il ristabilimento della verità, appagando così il bisogno, più o meno consapevole del lettore, di ritrovare ordine in un reale sempre più indecifrabile. In altri casi, invece, lo scrittore di gialli diviene latore delle angosce legate all’indecifrabilità della realtà, facendo della propria opera un meccanismo che mima l’inafferrabilità e l’assenza di senso del reale. Può essere questo, ad esempio, il caso dei gialli polizieschi senza soluzione di Sciascia, veri e propri strumenti di indagine della realtà e dei meccanismi del potere. Basti pensare a “Il Contesto”, in cui il giallo poliziesco assume i connotati del ‘giallo metafisico’, che ha cioè a che fare con la ‘metafisica’ del potere, con la sua dimensione universale, autocelebrativa, rituale, quasi mistica. Tante, dunque, le possibilità narrative del giallo poliziesco, ma uno è l’elemento che accomuna tutti i gialli della contemporaneità: la ricerca di un ordine da dare alla irrazionalità di un reale sempre più complesso, contraddittorio e incomprensibile.
Per un approfondimento delle tematiche relative al giallo e per un approccio più lucido, critico e consapevole al romanzo poliziesco, segnaliamo l’uscita dell’ultimo lavoro di Bruno Brunetti, docente universitario acquavivese di Letteratura italiana, “Giallo Scrittura. Gli indizi e il reale”, Progedit 2012, Collana: Letterature, pp. 128, € 16.00.
Dal sito della casa editrice Progedit, riportiamo di seguito la recensione. A breve, l’intervista all’autore.
Il libro. Che cosa c’è di più fresco del brivido giallo? La compagnia di un buon poliziesco è un ottimo rimedio perché il tempo trascorra. Ci accostiamo allora al libro prescelto con voracità, la lettura ci inchioda alla pagina, poi, una volta svelato il mistero che esso ci prometteva all’inizio, tiriamo il fiato, e riprendiamo con un’altra avventura. Ma affrontare la lettura o la scrittura del romanzo poliziesco in maniera critica, o almeno più consapevole, può essere egualmente interessante. È il senso di questo lavoro che risolve in ricerca una antica passione di lettura. Così, a partire dalla detective story di Poe, la riflessione interroga il ‘genere’, ne discute gli umori, scopre infine nei delitti di carta che la scrittura gialla costruisce le stimmate di una modernità difficile. In questa chiave Poe, Conan Doyle, Chesterton, Patricia Highsmith, De Marchi, De Angelis, Scerbanenco, Olivieri, Sciascia, De Cataldo, Carofiglio, Colaprico, diventano oggetto di analisi e insieme compagni di riflessione sulle inquietudini di un tempo povero di senso. Ieri come oggi. Nella Parigi eletta a dimora del racconto di Poe, come nella Bari notturna di Carofiglio, nella Londra nebbiosa che Conan Doyle e Chesterton prediligono per il proprio racconto, come nella Roma di De Cataldo, nella Milano di De Angelis in cui resiste la ‘poesia’ della scrittura gialla, come in quella ‘dura’ di Scerbanenco o di Colaprico. Racconto come ombra lunga che segna la nostra quotidianità, luogo, talora inconsapevole, in cui ritrovare una misura di ordine, una forma certa a fronte delle contraddizioni e delle irrazionalità del presente.
L’autore. Bruno Brunetti è professore di Letteratura italiana nella Facoltà di Lingue e Letterature straniere dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”. Tra le sue opere, ricordiamo “Il laico imperfetto. Scrittura ed errore in Boccaccio, Manzoni, Tozzi, Croce, Gramsci” (B.A. Graphis, 2006), “L’invenzione del Sud. Migrazioni, condizioni postcoloniali, linguaggi letterari” (con Roberto Derobertis, B.A. Graphis, 2009), “Modernità e scrittura letteraria” (B.A. Graphis, 2011).
Marta Carelli





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