Vandali, Unni e… Acquavivesi

La “voce stonata” di Lopuzzo sui recenti episodi di vandalismo che hanno flagellato Acquaviva
Roma, II sec. d. C.: la parte occidentale dell’immenso Impero conosce un periodo di costanti scorrerie da parte di popolazioni nomadi, non sottomesse ai vessilli dell’Urbs, che ne determinerà, nel corso di tre secoli, una lenta ma inesorabile agonia. Gli invasori, provenienti dalle più disparate terre esterne ai confini imperiali, attaccano contemporaneamente su più fronti. Appartenenti a diverse etnie, vengono comunemente definiti “barbari”, parola onomatopeica di origine greca che indica, appunto, lo straniero. Distruzione e devastazione furono le conseguenze per quello che era stato un crogiolo di civiltà, culminate in ciò che è passato alla Storia con il nome di “sacco di Roma”.
Tra i popoli invasori (che non elenchiamo in numero maggiore a due per ovvie ragioni di economia dello spazio), i Vandali e gli Unni. Selvaggi e violenti, i primi furono tra le più temute popolazioni autrici di saccheggi e portatrici di sfacelo. Non a caso il loro nome è diventato appellativo comune per definire chi distrugge indiscriminatamente.
Popolo guerriero, cruento, rozzo e incivile, gli Unni divennero tanto (tristemente) celebri, quanto temibili sotto la guida di Attila, il più famoso tra i sovrani. “Dove passa il suo cavallo non cresce più un filo d’erba” è una celebre frase attribuita ad alcuni storici bizantini.
Sarà il desiderio di emulare le gesta dei personaggi storici del passato, sarà (più probabilmente) l’ignoranza mista a vigliaccheria, ma gli Acquavivesi si stanno sempre più trasformando in vandali (senza maiuscola perché non è certo al popolo succitato che ci riferiamo). La rabbia e lo sdegno hanno toccato livelli massimi. Tutto questo è intollerabile. Oramai si è smarrita ogni forma di senso civico. Beni privati e pubblici sono costantemente minacciati da squilibrati (come definirli altrimenti?) che provano un perverso piacere nella distruzione.
Auto di privati date alle fiamme, biciclette del servizio comunale di bike sharing distrutte, centri sportivi messi a ferro e fuoco, scuole devastate, sono solo i fatti più eclatanti reperibili facilmente nelle pagine dei giorni passati di questo giornale. Ma certamente non si possono escludere dalla lista le auto rigate con chiavi e quant’altro, i muri di edifici (pubblici e privati) sui quali quasi quotidianamente compaiono scritte e disegni (che fine avrà fatto l’albo dei writers?), gli arredi urbani razziati.
Forse il Comune che un tempo era noto per la grandiosa banda musicale e per uomini di impareggiabile cultura ha smarrito la bussola e si sta imponendo per questi riprovevoli ma sempre più frequenti episodi di vandalismo. Tra gli autori di alcuni dei misfatti, fa specie scoprire, vi sono giovanissimi ragazzi nostri compaesani. Proprio quelli che dovrebbero rappresentare la speranza nel futuro. Certamente gran parte delle responsabilità è imputabile alla famiglia (intesa come istituzione), sempre più incapace di educare i figli al rispetto della “res publica” nonché di quella altrui.
Tuttavia da Palazzo De Mari non ci si può esimere da ogni responsabilità. La gestione del centro sportivo “T. Valeriano” (Scappagrano, per intenderci) e la farsa della delega assessorile allo sport è emblematica nel nostro ragionamento. In altri Paesi le istituzioni competenti avrebbero rassegnato le dimissioni per molto meno. Siamo in Italia e sappiamo bene che le cose vanno in maniera alquanto diversa. Ma almeno un po’ di impegno e di attenzione maggiori saremo in diritto di chiederli ai nostri rappresentanti, senza vederci piovere addosso accuse disparate e sentirci appioppare l’appellativo di “corvi”?
Del resto crediamo di scrivere a nome di tutti i cittadini e di batterci per quello che dovrebbe essere il primo e più importante interesse dei nostri amministratori. Anche perché sono stati proprio gli eletti, nel corso della campagna elettorale, a chiedere a noi cittadini di affidare loro certe responsabilità. E non il contrario.
Francesco Lopuzzo





Commenti
Purtroppo il vandalismo non è solo quello che si compie sugli oggetti e sulle cose materiali, c’è un altro tipo di vandalismo, più sottile, che infierisce sulle menti e sullo spirito. Ma questo tipo di vandalismo lo possono compiere solo determinate persone… chissà se lo Puzzo ne ha mai sentito parlare. Se sì, vorremmo che ci facesse qualche esempio. Comunque grazie alla voce “stonata”, sempre meglio di niente è.
Soluzioni possibili? Primo: più telecamere; in punti nevralgici fuori o dentro il centro abitato. Secondo: istituire, almeno una volta ogni trimestre, un’ora di legalità presso le aule magne di tutte le scuole della città; presiedute direttamente da un pubblico ufficiale. Terzo: creare un laboratorio “artistico” giovanile per incanalare il potenziale di alcuni ragazzi per un’idea di promozione e merchandising locale. Quarto: l’apice della civiltà, il punto più alto, ovvero incoraggiare un network di associazioni locali che possano promuovere una scuola serale di italiano gratuita per i neo-immigrati. A parte i 4 punti, bisognerebbe sondare la condizione sociale giovanile acquavivese: quali prospettive? Si potrà fare un’analisi sull’andamento del mercato locale del lavoro? Come si potrà creare nuovo lavoro o nuova piccola impresa? Come si difendono gli interessi dei giovani commercianti? Questo “sondare” spetta ai giovani. E i “giovani” devono organizzarsi.
Ognuno può pensarla come vuole: ma serve, ANCHE, un’idea politica apposita per i giovani. “Pro-Local”. Cioè: “dato un territorio e una comunità, si dispone la giovane generazione su un piano orizzontale: prescindendo da tradizionali logiche destra-sinistra”… Favorendo temi concreti, quali: “questioni sociali locali”, “istanze moderate, se non pure civiche” e “difesa delle esigenze locali”, specie quelle economiche, evitando anche sperperi. Ivi inclusa la “trasparenza” internettiana politico-amministrativa… Organizzandosi con un network di associazioni e movimenti. Se non sarà possibile creare un solo monolite culturale, se ne creino almeno due: l’uno a destra e l’altro a sinistra. L’ideale sarebbe una leale competizione fra gruppi che pensano e progettano per la collettività. Oggi i giovani di Acquaviva sono l’uno contro l’altro. E temono per il loro domani. Per carità: sono liberi di andare avanti per il loro “reality”, ma un Cambiamento esige Complicità, PROGETTUALITA’.
scusa Saverio Francesco Iacobellis mi pare si parlasse di vandalismo…. di come prevenire il vandalismo. Tutte le cose belle che dici tu, in una società che invece favorisce il vandalismo (delle menti) non farebbe altro che alimentare il vandalismo delle cose materiali. Ormai gli ultimi episodi della Regione Lazio confermano un sistema che ritroveremmo se provassimo a scoperchiare tutte le Regioni, tutte le Provincie e tutti i Comuni d’Italia. Per uscirne, almeno con riferimento alle Giunte ci sono 2 vie: o tutti devono rispondere per ognuno oppure una specie di holter applicato su ognuno a permanenza che renda trasparente la sua vita di uomo pubblico. Il Potere deve comportare qualche sacrificio… altrimenti avremmo sostituito il potere assoluto di uno con il potere assoluto di tanti…siamo destinati a soccombere tutti.
@Saverio Francesco Iacobellis, una domanda: è lodevole il tentativo d’integrare la comunità straniera presente ad Acquaviva delle fonti con corsi per insegnare la lingua italiana. E’ una proposta che appoggio al 100%. Ma il contesto in cui viene proposta mi lascia un po’ perplesso. In questo articolo si parla di vandalismo. Ci sono prove di atti vandalici perpetuati da stranieri residenti nel nostro paese? Non credo. Anzi, guardando ai fatti di cronaca più o meno recenti, vorrei ricordare che alcune straniere georgiana nel periodo natalizio 2010 si autotassarono per adornare uno degli alberi di natale posizionati dall’allora appena insediata amministrazione Squicciarini in luoghi pubblici; fu l’unico albero adorno quell’anno. Forse loro si esprimono in un italiano stentato e grammaticalmente poco corretto – come molti concittadini tra l’altro – e necessitano di un aiuto linguistico. Quando si parla di cura della cosa pubblica, però, siamo noi forse a dover imparare da loro.
e tra parentesi, anche io dovrei seguire uno di questi corsi d’italiano, visto che ho usato il verbo ’perpetuare’ al posto di ’perpetrare’. LOL
Chiedo cortese attenzione: parlavo in generale. E penso sia fin troppo evidente… Dirò di più: io, da semplice acquavivese, non sarei sempre capace di amare la mia lingua italiana. Da buon acquavivese, non saranno certo poche le mie risposte in dialetto. Invece resta lodevole, sotto il profilo umano e civico, l’impegno di chi viene da lontano. L’autore dell’articolo qui presente, in realtà, non si è solo limitato a parlare di vandalismo, ma di una particolare carenza latente di civiltà. Una carenza crescente. Tra noi cittadini. A tal punto, a problemi generali possono tranquillamente seguire riflessioni generali. E quale notevole conquista sarebbe, ad esempio, il garantire il gratuito apprendimento della lingua italiana (specie quella burocratica – attenzione.) a chi è da poco giunto da noi. Sarebbe alto esempio di emancipazione culturale fra gli stessi acquavivesi. L’apice della civiltà, il punto più alto. Anche il più difficile in senso organizzativo. Ma non siamo solidali fra noi.
Il mio intento non stava nel dettare una morale, ma nell’esprimere delle semplici soluzioni. Scritte poi così… Di getto. La morale, a mio parere “oggi sempre più laica ed emancipata dalla religione”, ha solo il pregio di insegnarci ad essere delicati col prossimo: e noi, certamente, viviamo in un paese di discreti moralisti… Tant’è, che, all’atto pratico, non siamo nemmeno solidali fra noi. E anche questo può farci riflettere. Tranquillamente. Quanto ad Acquaviva, non è una città metropolitana e non vive chissà quale stato di paura. Per fortuna… Se si vogliono cambiare le cose, dobbiamo essere in molti a volerlo. E in senso (magari) amorale.